«Cookie, ora sei fuori pericolo.» mormorai, lui aprì gli occhi di scatto e si guardò intorno.
Eravamo dentro ad una cabina, e Cookie era sano e salvo nel suo letto.
Posò i suoi occhi su di me.
«Candy...» borbottò disorientato. «Che ci fai tu qui? Siamo clandestini, ricordi?!» esclamò poi, agitandosi.
Mi misi una mano davanti alla bocca, inorridita. «Oddio... me n'ero completamente dimenticata!»
La porta della cabina si aprì.
«Ho portato il latte caldo!» disse la voce di un uomo.
Io e Cookie ci fissammo scandalizzati.
«Sotto le coperte! Ricordati che sei gravemente malato.» presi le lenzuola e gliele buttai addosso.
«Cerca di essere credibile...» gli sussurrai avvicinandomi a lui, lui annuì nascondendo un sorriso.
L'uomo, che da quello che vedevo pensai fosse il cuoco, entrò con un vassoio e un bicchiere di latte.
«Cookie, ti prego svegliati! Non morire tra le mie braccia!» esclamai con voce teatrale, lui fece finta di tremare.
«Presto, servono più coperte!» urlò un marinaio entrando di corsa. Uno di quelli che lo aveva buttato in mare, che faccia tosta.
«Scusaci...volevamo solo divertitici un po'...» si giustificò, desolato.
«Come ti senti, Cookie?» chiese il cuoco.
«Non è per niente divertente quello che avete fatto! Se Cookie morisse, voi sareste degli assassini! Ve ne rendete conto?» esclamai facendo finta di essere infuriata, in realtà Cookie stava benissimo, ma non potevamo rischiare di venire cacciati.
Loro si guardarono spaventati.
«Che facciamo adesso?»
«Io l'avevo detto che c'è bisogno di un medico a bordo...»
Grazie al cielo, non c'erano dottori a bordo.
«Lasciate fare a me!» esclamai. «Si da il caso che io sia un'infermiera in addestramento.»
Misi su una faccia da finta saputella, e loro mi guardarono sollevati. In realtà non era vero, però mi sarebbe sempre piaciuto fare l'infermiera.
Sentii lo stomaco di Cookie brontolare animatamente, e in effetti pure io avevo parecchia fame.
«Emh... non è che potreste portarci qualcosa da mangiare?» domandai con un sorriso innocente.
«Ma... Cookie è malato! Sicura che può mangiare senza problemi?» chiese il marinaio.
«Beh, una minestra calda sarebbe l'ideale.» spiegai imbarazzata. «E magari anche qualche frutto!»
«Okay, sei tu l'esperta...» detto ciò uscirono chiudendosi la porta alle spalle. Io e Cookie ci eravamo dati il cinque, soddisfatti.
Appena arrivò il cibo mangiammo insieme, avevo una fame...
La porta si spalancò di nuovo e stavolta fece il suo ingresso un uomo, con una barba bianca e un sorriso gentile.
«Capitano Niven!» esclamò Cookie, io spalancai gli occhi, allora lui era il capitano della nave.
«Mi scuso a nome dei miei uomini per il loro comportamento.» ci disse con tono gentile, si avvicinò a Cookie. «Però sono felice di vedere che stai bene! Sei ancora intero!»
«Da quanto sei il capitano di questa nave?» chiese Cookie, stupito.
«Dallo scorso mese...» rispose il capitano Niven.
Ma quindi loro due si conoscevano, dovevo dire che il capitano aveva una grande eleganza e compostezza.
«Signorina, mi sembra di aver capito che anche lei sia una clandestina.» disse il capitano rivolgendosi a me.
«Sì, mi scusi...» dissi dispiaciuta.
«Candy, ti presento il capitano Niven. Era il capitano di una lussuosa nave da crociera.» mi fece sapere Cookie, poi si rivolse a lui. «Come mai è finito qui?»
«Un vero capitano non disdegna una nave in base alle dimensioni o al lusso. Io amo navigare con qualsiasi imbarcazione, proprio come faceva tuo padre, Cookie!» spiegò con gentilezza e tranquillità.
Cookie lo guardò con gli occhi lucidi, così il capitano Niven continuò a parlare.
«Cookie... capisco il tuo desiderio di diventare un marinaio, ma non puoi continuare a viaggiare come clandestino! C'è un modo più onorevole per essere un marinaio e sarò felice di aiutarti, quando giungeremo a terra.»
«Sì, lo aiuti, la prego!» esclamai, il capitano posò il suo sguardo su di me. «Senta, mi dispiace essermi imbarcata clandestinamente! Ma non mi riporti in Inghilterra, per favore, devo raggiungere l'America!»
«Non preoccuparti per questo, sarete entrambi miei graditi ospiti.» rispose tranquillamente, fumando una pipa. «Cookie, e tu sei?»
«Candy, piacere!» risposi, contenta.
«Cookie e Candy, vi auguro buon viaggio!» esclamò uscendo dalla cabina, io non sarei potuta essere più felice e sollevata di così.
Osservavo il mare e le onde che si infrangevano contro la nave e il cielo di un blu terso, con Cookie di fianco a me.
«Non sapevamo voi due foste ospiti del capitano.» disse un marinaio. «Cookie, scusaci ancora per prima... se possiamo fare qualcosa per te, faccelo sapere!»
Si voltarono e poi arrivò il cuoco, con una grossa teglia in mano.
«Il capitano vi manda queste tazze di tè, invece i biscotti sono da parte mia!»
«Sono proprio delle belle persone!» dissi, mangiando i biscotti.
«Certo, sono dei marinai dopotutto!» replicò Cookie. «Il capitano Niven è un vero marinaio! Un esempio da seguire, per mio padre, come per me...» disse con aria sognante sorseggiando il tè. «È il tipo di persona su cui si può sempre contare. È stato trasferito qui proprio perché si è preso la responsabilità per le azioni del suo equipaggio. Si prende cura di tutti, è per questo che lo rispetto!»
Guardai il profilo delicato di Cookie, e i suoi occhi marroni, che ora sembravano verdi, come i miei. La luce gli rendeva di un verde brillante. Sorrisi.
Lo zio William sarà stato sicuramente molto simile al capitano, anche se probabilmente era più vecchio di lui. Sperai di non averlo deluso.
«Candy, svegliati! Presto...» spalancai gli occhi assonnata e la faccia eccitata di Cookie mi si presentò davanti. «Siamo arrivati! Riesco a vedere l'America!»
Mi alzai di scatto dal letto e uscii fuori dalla mia cabina.
«Guarda, da quella parte!» esclamò.
È vero, la vedevo... delle lacrime mi bagnarono il viso, lacrime di felicità. Finalmente ce l'avevo fatta, avevo attraversato l'oceano intero! Miss Pony, Suor Maria, Terence... ero arrivata, speravo di poterli rivedere presto...
«È giunto il momento di dirsi addio...» mormorò Cookie, un nodo mi si formò in gola. «Ammiro molto il tuo coraggio Candy, e vorrei che prendessi questo come simbolo della nostra amicizia.»
Mi porse il suo cappello, lo afferrai e me lo misi in testa, gli sorrisi riconoscente.
«Allora io voglio darti questo...» mi slegai il fiocco bianco che avevo tra i capelli e glielo appoggiai al collo. «Ti dona! Ora sì che somigli ad un marinaio.»
«Diventerò presto un vero marinaio, te lo prometto!» disse in tono soddisfatto, poi mi fece il segno di saluto tipico dei marinai. «Addio Candy, ti auguro il meglio!» esclamò solennemente.
Una mano si posò sulla sua spalla e vidi il capitano Niven con il solito sorriso benevolo.
«Buona fortuna!» mi disse.
E così... avevo dovuto dire addio anche a loro, pensai mentre scendevo dalla nave. Cookie sarebbe tornato in Inghilterra, e anche il capitano Niven. Il signor Jaskin e tutta la sua compagnia... probabilmente non avrei più rivisto nessuno di loro.
La fine di un rapporto era sempre dolorosa, però ero grata di averli potuti conoscere. Ma ormai ero in America. Dovevo guardare al futuro.
❤️❤️❤️
-giuro solennemente di non avere buone intenzioni.
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White roses & freckles
Storie d'AmoreAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
