Iriza mi aveva obbligata ad andare con lei per aiutarla a scegliere il vestito per la festa degli Andrew.
In realtà mi aveva voluta portare solo perché le tenessi tutti i sacchetti con dentro i vari acquisti. Ma lo immaginavo. Stavamo per tornare a casa Legan quando, senza neanche il tempo di salire in macchina, Iriza mi bloccò e mi sorrise in modo malizioso.
«Senti Candy, un altro favore, vai subito in libreria e comprami il libro "La bambola francese"»
«Potrei andare io signorina.» propose l'autista della famiglia Legan.
«No, tu non ti muovi di qui.» esclamò Iriza, duramente.
Entrai quindi in libreria e le comprai il suo cavolo di libro. Dovevo essere più gentile possibile con loro. Non potevo farmi rimandare alla Casa di pony, non volevo deludere Miss Pony e Suor Maria. Nelle varie lettere che spedivo scrivevo sempre che mi trovavo bene e che mi trattavano come una di famiglia.
Appena fuori dalla libreria vidi la loro macchina allontanarsi e andarsene.
«Questa volta mi hanno fatto proprio un bello scherzo, d'accordo, io tornerò a piedi!» borbottai esasperata. Ma cosa avevo fatto di male a quei ragazzi? O forse erano solo cattivi e viziati.
Cominciai a camminare per una decina di minuti per le stradine piene di gente e di negozi, fino a quando non mi imbattei in un ragazzo ambiguo che armeggiava con le ruote di un auto.
Mentre camminavo mi notò e alzò una mano in segno di saluto. «Ciao! Ma sei la ragazza che ha aiutato Archie?»
«Sì, tu devi essere quel ragazzo che l'ha chiamato dalla macchina!» risposi, fermandomi davanti a lui.
Quel ragazzo era abbastanza buffo, davvero bello ma meno elegante di Archie, aveva un paio di occhiali rotondi che rafforzavano l'espressione amabile del suo viso. Degli occhi azzurri molto chiari e capelli di un castano scuro.
«Già, stai facendo una passeggiata?» mi chiese lui mentre continuava ad armeggiare con la sua macchina. Era rossa, senza tettuccio e sembrava tutta scassata.
«Beh veramente una passeggiata forzata, perché mi hanno lasciata a piedi.» ammisi, cercando di mantenere la calma e non arrabbiarmi. Non serviva a niente prendersela con quei due, erano solo dei bambini viziati.
«Mi dispiace veramente molto.» sembrava davvero dispiaciuto, però poi i suoi occhi azzurri si illuminarono e mi sorrise. Aveva davvero un sorriso che riscaldava il cuore.
«Se vuoi posso darti un passaggio io!»
«Oh, grazie mille!» non rifiutai, perché se continuavo di quel passo sarei arrivata a casa Legan entro notte.
«E allora avanti, sali!» mi aveva aperto con un sorriso impacciato la portiera della macchina, allora salii mettendomi la cintura.
«Bene, ora si parte, tieniti forte.» mise in moto, e subito ero pentita di essere salita, avendo visto già da fuori le condizioni di quest'auto.
«Bella questa macchina, va molto veloce!» esclamai divertita, ma anche un po' terrorizzata. Andava praticamente a scatti, e faceva dei rumori strani.
«Ti piace davvero? Tu non lo sai ma l'ho costruita io!» ecco, lo sapevo che c'era qualcosa che non andava.
«Eh?!» moriremo, me lo sentivo.
In pratica stavo sudando freddo.
«Sai che l'altro giorno sono finito dentro il lago?» continuava a dire lui, come se niente fosse.
«Eh... a volte può capitare.» risposi, ironica.
«Guarda! Proprio quel lago.» poi notò la mia faccia impaurita. «Non avrai mica paura?!»
Io scossi freneticamente la testa. Girò velocemente in una curva. Ma come cavolo guidava! Però questo ragazzo sembrava davvero confidenziale, mi sembrava quasi un amico di vecchia data.
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White roses & freckles
RomanceAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
