Dovevo strappare quella fotografia molto tempo prima, non dovevo lasciarla in giro, per questo Candy aveva letto quel nome. Però non avrei dovuto prendermela con lei, la colpa era soltanto mia, mi odiavo per quello che avevo fatto.
*Mesi prima*
Era una notte innevata, e il ragazzo era coperto da un mantello pesante per ripararsi dal freddo. Con passo deciso andò verso l'imponente casa che si stagliava di fronte a lui, e bussò.
«Mio dio, sei tu Terence! Entra pure.» esclamò con sguardo sbalordito la cameriera di quella maestosa casa.
Il ragazzo però non si mosse, quindi la donna andò verso una porta e la spalancò.
«Signora, c'è suo figlio.» detto questo una donna alta, con lunghi capelli biondi e due grandi occhi blu uscì dalla stanza per correre incontro al figlio.
«Terence... non stare lì sulla porta, entra.» disse la donna con la voce rotta dalla gioia, osservando il figlio.
«Benedetto ragazzo, sei venuto con questa neve. Dirò alla cameriera di prepararti qualcosa di caldo.»
Appena il ragazzo entrò in casa, però, non riuscì a fare a meno di correre incontro alla donna per abbracciarla.
«Figlio mio...» esalò Eleonor Baker. «Tu non dovrai più venire qui.» Terence spalancò gli occhi.
«Perché nessuno sa che sei mio figlio.» Terence si allontanò dalla madre.
«Terence, cerca di capire, io ti amerò sempre. Non ti dimenticherò mai, te lo giuro!» esclamò la donna cercando di abbracciare ancora il figlio.
Ma Terence la allontanò bruscamente.
Così scappò dalla casa, cominciò a correre sotto la fitta neve, mentre la madre cercava ancora di chiamarlo.
«Terence! Tu sei il figlio del Duca Granchester, prometti di non rivelare mai a nessuno che sei mio figlio!»
Quella fu l'ultima volta che vidi mia madre, perché mi imbarcai per tornare in Inghilterra. Spesso mi ero domandato che cosa mi spinse a cercarla, forse perché desideravo vederla, soltanto vederla. Ma non era stata una buona idea, lei non voleva che gli altri sapessero della mia esistenza. Vederla...Vederla... Questo pensiero mi assillava, non mi abbandonava mai un istante. Ero appunto sulla nave quando incontrai per la prima volta Candy, era stato per merito suo se avevo potuto dimenticare per un po' quell'incontro.
Ma c'era un altro ricordo che affiorava spesso nella mia mente e che bruciava ancora.
«Come mai sei venuto, Terence? Io non immaginavo che avresti avuto il coraggio di tornare qui da noi dopo tutto quello che sono venuta a sapere!» gridò la donna, mentre Terence sistemava i suoi vestiti dentro un armadio.
«Già, ho scoperto il tuo segreto, Terence Granchester.» sibilò la donna. «Tua madre non è che una sfrontata e volgare attrice americana.»
Il ragazzo strinse i pugni e digrignò i denti.
«Adesso basta! Non ne posso più, ogni giorno che passa la sua brutta faccia gonfia diventa sempre più ripugnante.» sbottò cominciando ad andarsene.
«Come...come osi Terence?! Sei stato accolto come un figlio, ma io ti farò pentire di quello che hai detto, ti farò cacciare via!» urlò lei.
«Ora basta! Lasci questa stanza.»
«Terence! Ricordati che non ti riconoscerò mai come l'erede della famiglia Granchester!» la donna uscì dalla stanza.
Lui si richiuse la porta alle spalle, mentre la moglie di suo padre continuava a gridare scendendo dalle scale.
«Non lo voglio più vedere, devi mandarlo via da questa casa!» era infuriata, ma il duca Granchester non rispondeva.
«Non ho intenzione di vivere sotto lo stesso tetto con quel ragazzo ignorante che hai legittimato! Esigo che venga cacciato di casa al più presto possibile!»
La donna si girò e finalmente lo vide scendere le scale.
Pure il signor Granchester lo vide, e il ragazzo si chiese perché non lo fermò. Si disse che se avesse veramente amato sua madre, lo avrebbe fermato, ma non lo fece.
«Dannazione, andate tutti al diavolo!» non dovevo rimettermi a pensare a quelle cose, per calmarmi solo una corsa a cavallo poteva funzionare a quel punto.
Presi il mio cavallo bianco e cominciai a galoppare per la scuola, incurante dei fulmini e dei tuoni che scendevano dal cielo. Volevo dimenticare tutto.
***
Le tre cose alle quali ero più affezionata.
La croce che mi aveva dato Miss Pony, il medaglione del principe della collina e la fotografia del mio Anthony. Stringevo a me la foto. In pratica quelle tre cose rappresentavano la mia vita, ed ognuna di esse mi rievocava dolcissimi ricordi. Mi venne in mente il ballo che feci con Anthony solo un anno prima... lacrime rigarono i miei occhi.
Quando tutto d'un tratto sentii il nitrire di un cavallo all'esterno. Uscii in balcone e lo vidi, un ragazzo in sella ad un cavallo che galoppava, e non sapevo perché ma i miei occhi rividero in quel ragazzo, che non riuscivo ben capire chi fosse, Anthony.
Misi le mani nelle orecchie per non sentire il galoppare del cavallo e tirai un urlo disperato. Presa dalla disperazione e dal panico uscii di corsa dalla stanza, in vestaglia da notte. Anthony...non doveva prendere quel cavallo! Mi tornarono alla mente ricordi frammentati della morte di Anthony, e appena vidi nella mia mente il momento esatto in cui Anthony cadde da cavallo, io rotolai giù dalle scale che davano sul cortile della scuola.
***
Vidi una figura cadere dalle scale, mi avvicinai di corsa con il cavallo e notai con una fitta al cuore una massa di capelli ricci e biondi sparsi per terra, era Candy.
Scesi da cavallo e mi avvicinai, prendendola in braccio.
Era così leggera...
«Candy! Avanti forza, rispondi!» cercai di svegliarla, preoccupato.
«Anthony...» mormorò lei.
Sospirai e la portai dentro, recandomi in infermeria. La poggiai sul lettino coprendola con le coperte. Dei passi mi fecero voltare verso la porta, era Suor Margaret.
«Signor Terence, ma perché è qui? Che cosa è successo?» si girò e vide Candy nel letto. «Ma è Candy!»
«Era in terra in fondo alle scale. Deve essere caduta.»
«Mio dio! Devo avvertire subito Suor Grey.» disse uscendo trafelata dalla stanza.
«Oh...Anthony...» sussurrò ancora Candy nel sonno, e vidi delle lacrime uscire dai suoi occhi chiusi.
Anche prima lo aveva chiamato più volte. Mi avvicinai e le asciugai le lacrime, chi sarà mai stato quell'Anthony? Sentii le voci di Suor Margaret e Suor Grey, non volevo averci niente a che fare quindi uscii dalla finestra, e mi misi in ascolto.
«Signorina Candy, cosa faceva a quest'ora la fuori?» a quanto pare Candy si era svegliata. Sorrisi fugacemente.
«Non lo so, io sono andata a dormire come sempre e poi ho cominciato a sognare.» si giustificò Candy, palesemente mentendo.
«Però poi Terence l'ha trovata giù dalle scale e l'ha portata qui.»
«Terence? È stato lui a portarmi qua?» chiese con sgomento.
E così Candy cominciò a prendersi la solita ramanzina da Suor Grey. Ma notai che si era subito ripresa dallo svenimento. Piangeva per Anthony, ma chi poteva essere?
***
Se era stato Terence a portarmi in infermeria, significava che quello a cavallo era lui, e io l'avevo scambiato per Anthony. Riflettei, mentre Suor Margaret mi riaccompagnava nella mia stanza. Io credevo che fosse la mano di Anthony a toccare il mio viso, invece era la mano di Terence.
La sua mano emanava calore, e dopo quel tocco mi sembrava che anche il mio cuore fosse diventato più caldo.
-giuro solennemente di non avere buone intenzioni.
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White roses & freckles
RomanceAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
