A lume di candela, cercavo di scrivere qualche parola da inviare a Miss Pony e Suor Maria, quando ad un certo punto sentii degli strani rumori provenire fuori dalla mia stanza.
La mia porta si aprii all'improvviso e vidi Terence entrare e cadere a terra.
«Mio dio, perché sei venuto nella mia stanza? Che cosa ti è successo?»
Lui puntò i suoi occhi nei miei mentre cercava di sedersi a terra.
«Non sono entrato qui di proposito, chi mi accompagnava ha sbagliato.» si passò una mano sul labbro.
«Terence, ma quello è sangue! Sei ferito.»
esclamai preoccupata.
Presi una caraffa con dell'acqua e un panno.
«Dimmi come ti è successo.» mi inginocchiai di fronte a lui.
«Una persona mi ha offeso, e io ho reagito.» rispose in un sussurro.
«E così ti ha ridotto in queste condizioni?» chiesi inorridita. Aveva un livido violaceo nell'occhio sinistro e un taglio profondo nel labbro.
«Purtroppo non era solo, c'erano alcuni amici che si erano uniti a lui.» sussultò mentre gli passavo il panno sul labbro.
«Se non fosse stato per un passante sarei messo molto peggio.» sospirò e sentii una folata di alcol fuoriuscire dalla sua bocca.
Storsi il naso.
«Terence, hai bevuto molto non è vero?» chiesi schifata.
Lui si girò a guardarmi con un sorriso.
«Perché, si sente?» detto ciò mi alitò in faccia.
«Smettila Terence!» lo allontanai da me.
«Ti diverti solo a dar fastidio al prossimo!»
«Zitta!» in effetti avevo urlato un po' troppo.
Notai che sulla gamba aveva un taglio ancora più profondo. Perdeva parecchio sangue.
«Ma ti hanno ferito con un coltello.» sussurrai con sgomento.
Annuì.
«Bisogna fermare il sangue.» mormorai.
Se lui non avesse bevuto non avrebbe rischiato la vita. Era veramente un irresponsabile. Cominciai a legargli un panno attorno alla gamba.
«Con questo il sangue non uscirà più.» affermai.
Fece un verso di dolore.
«Ehi, non stringere troppo Tarzan!»
Glielo iniziai a stringere ancora di più.
«Devi stare zitto altrimenti riprenderà a sanguinare.»
«Ahi! Mi fai male! Questa sarebbe la tua vendetta perché ti ho chiamata Tarzan?!» piagnucolò.
«Sbagli, il mio nome è Tarzan tutte lentiggini. Lo hai forse dimenticato?»
«Certo! Tarzan tutte lentiggini, adesso mi viene in mente.» disse ridacchiando.
«Andrò via non appena mi sentirò un po' meglio. Avresti dei grossi guai se mi trovassero qui.» sussurrò sofferente, doveva fargli molto male.
«Terence, non parlare. Ti fa male, sei anche tutto sudato. Avrai la febbre.» socchiuse gli occhi.
Stava soffrendo molto, dovevo aiutarlo. Dovevo trovare qualcosa per disinfettare la ferita. L'infermeria era chiusa a quell'ora, e non potevo certo chiedere aiuto a una delle suore. Alla casa di pony ero abituata a curare i bambini che si facevano male, mi piaceva medicare le ferite, leggere libri di consigli su come guarire i tagli più brutti o le febbri più gravi. Negli anni ero diventata abbastanza brava e Miss Pony e Suor Maria mi avevano insegnato tante cose.
Sapevo bene che cosa serviva per aiutarlo. Così mi iniziai a vestire e presi dei cuscini.
«Terence, con questi starai molto meglio. Io esco a cercare una farmacia.»
Lui alzò la testa per guardarmi.
«Non dire sciocchezze, non puoi uscire, lo sai.»
Lo ignorai e misi i cuscini dietro la sua testa.
«È pericoloso trascurare una ferita del genere. E poi sei fortunato, perché io non sono il tipo di persona che sviene vedendo del sangue.»
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White roses & freckles
RomanceAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
