75. Arruolarsi nell'esercito

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In un libro nella biblioteca dell'ospedale avevo letto che uno shock improvviso poteva aiutare i pazienti affetti da amnesia. In quei giorni avevo tentato più volte di provocare uno shock ad Albert, ma senza successo. Forse avrei dovuto provare a spingerlo giù dalle scale... ma forse era una pazzia.
Dopo una lunga giornata di lavoro tornai a casa, ma appena entrai dentro era tutto buio. Albert non c'era. Anche Popi non era da nessuna parte. Cominciai a sudare freddo in preda all'ansia, non poteva essersene andato di nuovo! Dovevo andarlo a cercare.

Mi guardai un po' intorno per il piccolo appartamento, ma non aveva lasciato nemmeno un biglietto. Mi sedetti goffamente su una sedia, esausta. Mi aveva promesso che non se ne sarebbe andato, che sarebbe rimasto al mio fianco... avere qualcuno a casa ad aspettarmi mi era stato molto d'aiuto. Mi asciugai una lacrima. Era stato bello finché era durato, ma già mi mancava lui e il sorriso che mi rivolgeva ogni sera...

Mi alzai di scatto dalla sedia, uscendo di corsa dall'appartamento. Fuori ormai era sera tardi, ma forse facevo ancora in tempo. Albert era la mia famiglia, non lo avrei lasciato. Avevo bisogno di lui, e lui aveva bisogno di me.




Era passata una mezz'ora buona ormai, avevo corso e guardato ovunque, ma non riuscii proprio a trovarlo. Mi fermai, esausta. Forse sarei dovuta tornare a casa...

Ad un certo punto, dentro un vicolo, sentii delle voci.

«Come osi?! Adesso ti facciamo vedere noi... ti daremo una bella lezione!» urlarono.

Corsi verso il punto in cui avevo sentito il baccano.

«Ma se vi ho già chiesto scusa...» quella voce...

«Non è con quel tono che si chiede scusa!»

«Voi non sapete con chi state parlando! Io faccio parte della famiglia Andrew, sono Neal Legan.» spalancai gli occhi, affrettando il passo.

«E allora? Chi se ne importa?»

«Vi farò pentire di queste parole!» urlò Neal.

Mi fermai dietro un muro, per osservare la scena che mi si parava davanti. C'era Neal attaccato ad un muro, vestito elegante come al solito. Sembrava spaventato. Degli uomini erano davanti a lui urlandogli contro.

«Siamo qui perché ti sei permesso di fare un cenno alla mia fidanzata dalla tua macchina da ricchi!» esclamò infuriato uno di loro.

La ragazza in questione, che vidi solo ora, si fece avanti.
«Ora non fai più tanto lo spavaldo, eh?»

«Come ti permetti...» cercò di difendersi Neal, balbettando. Era davvero patetico in quel momento.

«Facciamolo a pezzi!» urlarono gli uomini, sbattendolo contro il muro e prendendolo per il colletto. No, quello non lo avrei permesso. Neal me ne aveva fatte di ogni, lo odiavo, ma non potevo ignorare.

«Fermi dove siete!» urlai a mia volta, facendomi avanti.

Si voltarono tutti verso di me, mollando Neal. Quest'ultimo mi osservò confuso e sollevato allo stesso tempo.

«E tu chi saresti?!» mi chiesero.

Incrociai le braccia al petto, infastidita.
«Siete in tre contro uno! Vi sembra corretto?!»

«Taci se non vuoi subire lo stesso trattamento!» mi urlò uno di loro.

«Adesso mi avete stancata! Giù le mani da lui!» esclamai ancora, vedendo che lo avevano ripreso dal colletto.

«Questa ragazzina sta esagerando, tappatele la bocca!» due di loro mi si avvicinarono.

Ma io con una mossa veloce presi Neal per il braccio e lo trascinai via, correndo. La mia agilità non mi abbandonava mai. Ci iniziarono a rincorrere ma si arresero quasi subito, notando la mia velocità.
Usciti dal vicolo mi voltai verso Neal, ma notai che si era fermato e si guardava intorno ansioso.

White roses & freckles La tua prossima ossessione. Scoprilo ora