«Candy, conosci il ragazzo dipinto nel quadro per caso? Continui a fissarlo.» Dorothy ridacchiò, mentre mi guardava osservare incantata il quadro che raffigurava il mio principe.
«Più o meno...» risposi, vaga.
«Sai, l'ho visto un paio di volte qui. E sarà alla festa a casa Andrew.» spalancai gli occhi stupita.
Ci sarebbe infatti stata una festa a "casa Andrew", che era una famiglia ancora più importante dei Legan, da quello che avevo saputo. Lo sapevo perché avrei dovuto accompagnare Iriza a comprarsi un vestito nuovo. Ormai avevo capito che per loro ero solo una cameriera.
«È un Andrew?» le chiesi, sinceramente curiosa e anche un po' emozionata, posando di nuovo al suo posto il quadro.
Dorothy annuii e io ero sempre più sconvolta. Allora la grande villa in cui ero finita l'altra volta era proprio la casa di questi Andrew.
«Senti Candy, io ora devo tornare in cucina ad aiutare gli altri. Ti va di venire con me?» mi chiese Dorothy, con un sorriso gentile stampato in volto.
Ovvio che volevo andare. Mi sarei sentita sicuramente molto più a casa con loro. In quegli ultimi giorni che ero stata lì avevo imparato a conoscere tutta la servitù. C'era il cuoco, che mi aveva addirittura insegnato a cucinare il pane. Poi c'era il giardiniere, il maggiordomo e altre persone che erano simpaticissime. Mi avevano accolta e accettata per quello che ero. Mi sentivo a mio agio con loro, infatti stavo molto più nella casa della servitù che li. Arrivate dagli altri avevo aiutato a fare le pulizie, a cucinare e poi avevamo ballato tutti insieme. Avevo passato una bellissima giornata in loro compagnia.
Prima che facesse buio però decisi di andare a fare una camminata, per curiosare un po' nei dintorni. Ero sempre stata molto curiosa, e decisamente ero stata davvero poco in mezzo alla natura da quando ero andata via dalla casa di Pony. Quindi mi inoltrai nel bosco, dopo una breve stradina al di fuori dell'abitazione dei Legan, e lasciai che gli ultimi raggi del sole mi colpissero in pieno viso. Però riuscii solo a fare un breve pezzo di strada, che nascosto dai folti alberi mi imbattei in un grande lago. Mi avvicinai, e subito notai una bella cascata, e aguzzando bene la vista potei ben notare che al di là di quella cascata c'era una specie di portone di legno, sembrava proprio un ingresso. Chissà dove portava... poi con un balzo al cuore notai che nei battenti di ferro c'era stampato lo stemma, quello della mia spilla. Quindi molto probabilmente apparteneva agli Andrew quel posto.
Mi voltai per tornare indietro, ma di fianco a me notai una catena in ferro battuto. La mia curiosità ebbe la meglio, così provai a tirarla per aprire l'ingresso al di là della cascata, e stranamente si aprii subito.
Ma avevo capito immediatamente che non era stata per nulla una buona idea, non appena dall'ingresso comparve un ragazzo. Un ragazzo su una canoa. Strabuzzai gli occhi, impanicata.
«Chi sei? Che cosa ci fai qui, e perché hai tirato quella catena?» urlò il ragazzo dalla canoa, e sembrava abbastanza agitato, non aveva i remi.
Per colpa mia probabilmente aveva perso il controllo della canoa. Cavolo, perché facevo sempre le cose senza prima pensarci? Non avrei dovuto tirare quella catena.
«Mi...mi dispiace..» cercai di scusarmi alzando il tono di voce, ma ero troppo imbarazzata e continuai a balbettare.
«Va bene me lo dici dopo! Ora lanciami una fune non vedi che la canoa si sta allontanando?» mi guardai intorno in cerca di una fune. «È lì in terra! Ma sbrigati la corrente mi sta trascinando via!» continuava a urlare il ragazzo.
La trovai e la feci svolazzare per aria. Riuscii così ad afferrare il braccio del ragazzo e farlo ritornare a riva. Bene, ero ancora brava con la fune, non mi esercitavo da un pezzo.
***
«Sai, per un momento ho temuto di finire in acqua... stavo solo schiacciando un pisolino.» mi fece sapere il ragazzo, sistemandosi i capelli. Si era tranquillizzato e sembrava abbastanza affabile ora. Io ancora lo guardavo con tanto d'occhi, non ero abituata a conoscere così tante persone nuove. Ero cresciuta sempre tra bambini più piccoli di me, gli unici di più o meno la mia età con cui avevo contatti erano solo Annie e Tom.
Comunque lui era un ragazzo davvero bello. Sembrava avere la mia età, anche se era molto più alto. Aveva dei capelli di un castano chiaro, e occhi color caramello. Un viso delicato, con il naso all'insù e dei lineamenti eleganti.
Ridacchiai, divertita dal suo tono di voce. Sembrava molto educato per essere solo un ragazzino.
«Come ti permetti di ridere? Per colpa tua stava per succedere un disastro!» mi sgridò lui, ma sembrava divertito.
«Perdonami, è che prima ti avevo visto così agitato, per caso non sai nuotare?» gli chiesi con curiosità.
«Non è esatto, so nuotare molto bene.» ammise, lasciandomi interdetta. Si voltò ad osservarmi attentamente, dopo che si era lisciato i pantaloni eleganti che indossava, e che soprattutto si era osservato per bene la camicia immacolata che indossava. Sfoggiò un sorriso radioso, sprizzando eleganza da tutti i pori. «Il fatto è che se mi fossi bagnato mi sarei rovinato la pettinatura, e in più non volevo certo sciupare questa camicia nuova di seta venuta dalla Francia.» mi fece l'occhiolino con aria astuta.
Quel ragazzo era un po' fanatico, ma era molto carino, mi stava simpatico. Nonostante si capiva fosse di buona famiglia come i fratelli Legan, non mi guardava con disprezzo o superiorità. Anzi, il suo sguardo era quasi ammirato e non la smetteva un secondo di osservarmi, anche se sembrava un po' provocatorio. Ma non lo faceva in modo da farmi sentire a disagio, anzi. Mi sembrava quasi che mi osservasse con simpatia. Osservai per bene il suo bel viso e avvertii anche un leggero profumo di colonia provenire dai suoi vestiti. Le sue dita sottili sistemavano con disinvoltura i capelli scompigliati dal vento. Il suo portamento era raffinato.
«Non mi aspettavo che ce la facessi al primo colpo, sai? È la prima volta che incontro una ragazza tanto abile con la fune. Dimmi un po', chi sei? Da dove vieni?» continuava a dire, in modo un po' pomposo.
«Ti ringrazio.» ribattei facendo una faccia da finta saputella, e sorrisi. «Mi chiamo Candy... lavoro dai Legan.» dissi poi in tono sbrigativo.
«Mi dispiace per te.» commentò il ragazzo, aggrottando la fronte e alzando gli occhi al cielo.
Poi, dalla strada collegata al bosco, sentii lo strombazzare di un clacson.
«Sono venuti a prendermi, ci vediamo! Io mi chiamo Archie, ci rivedremo ancora!» il ragazzo, che ora aveva un nome, si diresse di corsa verso quella macchina lontana, mandandomi un bacio volante.
Scoppiai a ridere, era un tipo divertente.
Quell'incontro insolito mi aveva fatto ritrovare un po' di speranza. Chissà che le cose non andassero finalmente meglio anche con i Legan.
Ed ecco Archie. 🥰
Piano piano nuovi personaggi faranno la loro comparsa, alcuni di loro personalmente li amo. 💁🏻♀️
-giuro solennemente di non avere buone intenzioni.
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White roses & freckles
RomanceAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
