Capitolo 93: Intanto Aemond...

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INTANTO AEMOND

Intanto Aemond se la passava che aveva semplicemente dippato ed era scappato dal retro della caverna, perché la situazione era diventata cringe e non ne poteva più. Aveva male ovunque e il pancino ahia, e qualcosa gli stava dicendo di seguire una traccia immaginaria giù nella neve. Il suo occhio di zaffiro magico lo stava pullando verso l'ignoto dell'eterno bianco, che in questo caso non era una metafora per la morte ma proprio per la neve. L'oscura ma bianca distesa si distendeva davanti al suo occhio che ci vedeva sempre meno perché a parte lo zaffiro forse aveva anche bisogno degli occhiali, povero, mentre le sue gambe possenti si facevano spazio tra la neve per fuggire dalle conseguenze di essere un Targaryen fallimento.

Un lupo nero si stagliò davanti a lui, in lontananza, un enorme metalupo dagli occhi gialli come la luna nei giorni in cui non era bianca (quando era gialla).

"Maestro Danzig..." Aemond perse la testa e corse verso l'agognato desiderio di essere come lui, ma non era che un miraggio, una visione nella neve che sparì appena cercò di tangerla con le sue dita affusolate. Il lupo si infranse sotto le sue mani, sparendo tra i fiocchi di neve che iniziavano a scendere copiosi.

Aemond si guardò attorno, e occhiali a parte si rese conto di non essere proprio da nessuna parte, nel nulla totale, il cazzo di niente attorno a lui e ai suoi capelli argentati che svolazzavano dolcemente nella bufera, come se anche loro avessero accettato la morte.

"Fratello." chiamò la voce conosciuta di Aegon dietro di sé. Il principe guercio si girò, ma Aegon era dall'altra parte (gli piaceva dargli fastidio anche da morto), e Aemond si girò di nuovo e poi ancora perché Aegon nella neve continuava a cambiare posizione. L'occhio sano (circa) del guercio inorridì alla vista di quello che un tempo fu suo fratello, il volto devastato dalle fiamme e metà capelli dati al rogo (ew).

"Ne è valsa la pena?..." Aegon lo supplicò, le sue mani bianche e fredde come la bufera si strinsero attorno al suo polso, mentre la corona di Aegon l'altro non Young Griff ma l'altro ancora gli cadeva dalla capoccia. "Ne è valsa la pena?"

"Ma che stai dicendo?!" Aemond strillò mentre le mani di Aegon si stringevano attorno al suo collo, sempre più strette, sempre più sessualmente appaganti nel prospetto di piantarla con le cazzate e semplicemente morire.

"C'è una guerra alle porte," Aegon sussurrò, ridendo disperatamente, il suono della sua risata più simile ad un ghiacciaio che si spezza piuttosto che ad una voce umana. "Ti stai prendendo cura dei miei bambini?"

Aemond strillò, tirando fuori Sorella Oscura o Oscura Sorella che dir si voglia e mozzandogli un braccio di netto. Aegon sparì nella neve, ma Aemond si sentiva troppo debole per fare altro se non cadere al suolo tra le nevi.

Le stelle erano state oscurate dalle nubi, bianche, un mare bianco di bianco lo circondava. Che fosse bianco anche lo Sconosciuto?

I bambini! Non avrei dovuto perderli di vista... pensò tra sé e sé il principe, l'ultimo (?) dei Targaryen OG, prima di chiudere anche l'altro occhio.

Non per sempre, perché un ruggito madornale lo destò dal suo breve sonno eterno. Un'ombra nera apparve tra le nubi, due ali possenti come quelle di un drago, per poi scomparire di nuovo nella tormenta.

Aemond schizzò in piedi ritrovata la vita, perché avrebbe riconosciuto quel ruggito tra mille.

"VHAGAR!" strillò come un pazzo contro le nuvole, tipo anziano furibondo con le previsioni meteo, ma in fondo aveva anche una certa età poverino.

Vaghar era ormai scomparsa tra le nuvole, nel silenzio frastornante della bufera rumorosa, e il principe cadde in ginocchio psicologicamente devastato e forse pure incinto.

Così fu finché una zampa enorme di Vhagar non gli atterrò perfettamente addosso spiaccicandolo (a Vaghar piacevano ancora tanto i jumpscare).

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