*** CAMILLA ***
La donna, dai capelli castani e qualche stiratura bianca sulla tempia, segno degli anni che scorrono inevitabili mi guarda sorpresa.
<<Entri>> aggiunge dopo secondi di attesa. La seguo in un piccolo corridoio asettico e raggiungiamo una grande stanza dove, intorno a un tavolo rotondo di legno lucido, ci sono tre uomini che discutono animatamente e si passano un plico di fogli tra le mani.
<<É colpevole, non c'è alcun dubbio>> sostiene l'uomo più anziano tra tutti.
<<E dimmi, dove sono le prove schiaccianti che lo confermano?>> ribatte un altro.
Mi si gela il sangue a sentire queste parole, tant'é vero che non riesco a a malapena a respirare.
Quando la donna di prima giunge al tavolo e si schiarisce la voce tutti i presenti portano l'attenzione su di me.
Mi osservano sorpresi e nessuno emette fiato, finché non è lei stessa a parlare.
<<É Camilla Esposito>> esclama.
Tutti sgranano gli occhi e mi guardano allibiti.
L'uomo che suppongo essere il giudice, vestito con una lunga tunica nera, da risultare quasi inquietante, si alza di scatto e sbatte le mani sul tavolo facendo rovesciare una tazza di caffè ormai dimenticato e raffreddato.
<< Finalmente, possiamo porre fine ai nostri dubbi. Venga signorina, si accomodi>> afferma allontanandosi dalla sedia per lasciarmi il posto. Avanzo in silenzio e con la testa abbassata, ho lo sguardo rivolto al pavimento come se le piastrelle di marmo rigate, marroni e bianche, fossero la sola cosa che mi interessa realmente.
<<Allora, parli>> incalza un altro. Un uomo calvo, con degli occhiali rotondi di metallo consumati dal tempo.
<< È innocente>> esalo tutto d'un fiato.
<< Chi esattamente?>> domanda la donna, probabilmente una che fa parte del gruppo, membro importante per la decisione finale.
Certo che lavoro orribile, avere tre mani il potere di poter condannare qualcuno a una vita rinchiusa dietro forti sbarre di ferro. Mi chiedo quante notti avranno passato svegli con il timore di aver rovinato un uomo o una donna per sempre innocente. Oppure no. Perché più li guardo e più percepisco freddezza nei loro occhi. Magari ci avranno fatto l'abitudine o probabilmente sono persone fredde che si crogiolano nell'idea di avere potere.
<<Stefan>> rispondo.
Mi osservano poco convinti, uno di loro guarda al cielo e scuote la testa mentre un altro ripete in continuazione di averlo sempre sospettato.
<<Chi ci dice che le sue parole siano veritiere? Insomma l'ha fatto prima restare qualche giorno in galera e poi è venuta qui a dissolverlo da qualsiasi accusa?>> insiste convinta la donna <<O forse voleva vendicarsi e poi si è sentita in colpa? Peggio ancora se lui la sta minacciando di qualcosa e non sia innocente. Il signor Howard non è di certo un ragazzo affidabile, non come suo padre quantomeno>>continua.
La sua affermazione mi preoccupa, perché difendere qualcuno se non lo si conosce. Sono certa che qui dentro qualcuno di loro sia stato corrotto realmente, non da Stefan, ma dal mostro. Spero che le mie parole siano abbastanza convincenti da far comprendere la realtà dei fatti, almeno agli altri membri, o la vita di Stefan sarà rovinata, per sempre e solo per colpa mia.
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Amami Adesso
Literatura Feminina"L'amore è l'unico in grado di distruggerti,ma il solo a poterti salvare." Prima di conoscerlo ero solo una ragazzina timida con tanti sogni e una chiave per aprire la porta all'esperienza più bella della mia vita a New York. Stefan Howard mi è entr...
