Capitolo sessantaquattro

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~~~ STEFAN ~~~

Tic tac. Tic tac. Tic tac.

Le lancette dell'orologio schioccano rumorosamente facendomi venire un mal di testa atroce, il tempo sembra essersi fermato eppure quel suono fastidioso mi ricorda che è la mia vita ad aver preso una pausa e non il resto del mondo, perché in un modo o nell'altro il tempo scorre inevitabilmente e l'apparenza che ciò non accada è solo una reazione negativa che la mia mente sta creando in base a tutto quello che mi sta accadendo.
Sono, di nuovo, nella sala delle visite e questa volta sto aspettando Albert. Spero che abbia qualcosa di buono da dirmi o lo manderò via a calci in culo.
Anche il tempo ha deciso di adeguarsi alla mia giornata, il cielo, per quello che riesco a vedere dalle sbarre, è completamente ricoperto da grossi nuvoloni grigi che non smettono di scaricare pioggia sulla città. Insomma, un tempo di merda per una giornata di cacca. Devo dire che le cose sembrano andare per il verso giusto...
Qualche minuto dopo, mentre ero intento a fissare fuori dalla piccola finestra di fronte, i passi di Albert che fa il suo ingresso cattura la mia attenzione distogliendomi dai miei pensieri.
Sbatte cos forte il piede a terra da sentire l'impercettibile tacchetto delle sue scarpe stridere sul pavimento. Fasciato in un impeccabile completo scuro che copre una camicia bianco panna leggermente stropicciata, si avvicina verso il mio tavolo e con un'inadeguata tranquillità mi saluta accomodandosi di fronte. Poggia la ventiquattr'ore sul ripiano e comincia a scartare qualcosa lì dentro che non riesco a vedere, non finché poggia sul tavolo due fascicoli intatti.
Incrocio le braccia e lo osservo con un sopracciglio alzato, curioso di sapere se quell'espressione soddisfatta sul suo viso è solo frutto della mia immaginazione o c'è realmente.

<<Le porto buone notizie signor Howard>> comincia indossando gli occhiali sulla punta del naso e aprendo il primo fascicolo chiuso in una cartellina blu.

<<Spero per te che sia così Albert...>> ammicco senza lasciar trasparire alcuna emozione, anche se ho il cuore che batte come un forsennato nel petto.
Comincia a sfogliare alcuni fogli soffermandosi sulla sesta pagina, la legge attentamente muovendo impercettibilmente le labbra, come se non lo avesse fatto prima di entrare qui dentro.
Poi, una volta concluso tira un sospiro e porta la sua attenzione su di me.

<< Il giudice ha intenzione di aprire un inchiesta sulla sua situazione, sembra che improvvisamente ci tenga molto al suo caso>> comincia pensieroso. Non smetto di fissarlo, ma nonostante ciò la la mia mente è invasa da una valanga di pensieri, tutti che portano ad un solo nome: Kelly.
Qui c'è sicuramente lo zampino degli Smith e anche se lo ammetto la cosa mi faccia comodo un fastidio mi attanaglia lo stomaco. Questa pietà da parte loro non l'accetto e, tanto meno, come quanto ho già ribadito poco fa, non ho alcuna intenzione di accollarmi un debito, sicuramente matrimoniale, con loro.

<<Tralasciando questo prezioso dettaglio, ritengo che sia opportuno preparaci al processo. Una sola parola sbagliata e la sua vita si prorogherà qui dentro per un bel po' di tempo. Capisce cosa intendo signor Howard?>> continua.

<<È stato cristallino come l'acqua Albert, vai avanti. Ti ascolto>> rispondo pacato.

<<Ritengo che sarebbe opportuno richiedere i video delle telecamere presenti in casa sua, per testare che quel giorno lei non ha assolutamente toccato quella ragazza. Sperando di riuscire a trovare qualcosa che possa provarlo, ho pensato anche di mettermi in contatto con le...>> mi alzo di scatto e sbatto le mani sul tavolo impedendogli di continuare il discorso.

<<Non ti azzardare Albert, mi hai capito?>> domando minaccioso. Il solo pensiero che Camilla venga messa in mezzo a questa storia mi fa torcere lo stomaco. Voglio che sia felice, per quel poco che riuscirà ad esserlo dopo quello che ha passato. La merca degli Howard deve stare lontano da lei, anche se questo significa stare lontano da me.

<< La prego, si sieda signore. Come stavo dicendo, la mia era solo un'ipotesi e ho aspettato di parlarne prima con lei prima di fare qualsiasi cosa>> conclude sistemandosi nervoso il colletto della camicia.
Faccio un respiro profondo e torno ad accomodarmi sulla sedia, ho il culo piatto talmente è scomoda.

<<Camilla deve essere lasciata in pace>> ribatto granitico.

<<Come vuole, ma sa che senza la sua testimonianza le cose potrebbero mettersi male>> aggiunge.
Tiro un sospiro, perché anche se ascoltare queste parole mi fa incazzare e desiderare di spaccare la faccia al mio avvocato, so perfettamente che questa è semplicemente l'amara verità.

<<E allora che sia dannato a stare per sempre qui dentro, questa volta tocca a me proteggerla dagli Howard. Anche a costo della mia libertà.>>

Amami Adesso                                                    Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora