Capitolo settantasei

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~~~ STEFAN ~~~

<<Dopo attente osservazioni siamo giunti a una conclusione. Ammetto che le prove contro il signor Stefan Howard erano evidenti e mi hanno fatto sospettare sin da subito che fosse il reale colpevole, così come ritenevano i miei qui presenti colleghi...>> afferma guardando gli altri due, uomo e una donna seduti ai suoi lati. <<...Ma, proprio quando decisione era stata ormai presa, qualcosa di inaspettato, o meglio qualcuno, giunge da noi per dichiarare il vero, quanto accaduto e non ci sarebbe stata testimone più adatta per far cadere le accuse sul signor Stefan e colpevolizzare il signor Anthony Howard, della vittima in questione, la signorina Camilla Esposito.>>

Sussulti e sguardi confusi inondano l'aula, e mentre il mio avvocato mi guarda meravigliato i miei occhi non vedono, le mie orecchie non sentono, perché la mia mente non fa altro che ripetere le parole del giudice e il suo nome. Lei é qui. Camilla è tornata, per me.

<<Dov'è la ragazza? Che si faccia vedere davanti a tutti>> interviene allarmato Rufus.

<<La signorina Camilla non vuole entrare in aula, ma la sua firma e la sua presenza é stata, non può essere  testimoniata solo dal sottoscritto in persona e dai miei colleghi, ma anche dalle telecamere che hanno ripreso le sue parole e la sua reale presenza qui. Se dubita di ciò, le mostreremo personalmente a lei e al suo cliente quanto accaduto...>> risponde <<... detto ciò, proseguiamo. Dopo la testimonianza della vittima stessa, dichiaro innocente il signor Stefan Howard e mi scuso per quanto ha dovuto sottoporsi nei giorni precedenti, e colpevole il signor Anthony Howard. Per quanto riguarda lei, é accusato di maltrattamenti e tentato di stupro, con una condanna a quindici anni nel carcere di massima sicurezza in America. La invito, d'altronde, insieme al suo avvocato di cercare un adeguato patteggiamento per ridurre la pena, ammettendo i suoi crimini ed evitando di inscenare altre futili accuse, perché in questa causa i soldi non basteranno per liberarla. Concludo e dichiaro terminato il processo. Buona giornata a tutti>> si alza e silenzioso va via, dietro la piccola porta alle sue spalle.
Tutti mi guardano sorpresi, così come mio padre che si dimena nervoso tra le braccia possenti dei due energumeni che vogliono scortarlo via. Mia madre piange, ma so perfettamente che si dispera per se stessa perché ormai non sarà altro che la moglie di uno stupratore. Non me ne dispiaccio, non merita la mia compassione, tantomeno il mio perdono.
Kelly mi salta alle spalle entusiasta, mi stringe le spalle e mi schiocca un bacio sulla guancia.

<<Lo sapevo, l'ho sempre saputo che sarebbe andato tutto bene>> esulta non mollando la presa dal mio corpo.

<< Sei stata molto carina, ma sarebbe andato sicuramente tutto bene...>> dico calcando il tono sul sicuramente  <<... se tu avessi testimoniato, e sono altrettanto certo che sapevi che anche il giudice era stato corrotto>> la accuso facendo centro. Il suo viso si contorce dall'imbarazzo, e boccheggia qualche secondo prima di proferire parola.

<<Io...si...mio padre mi aveva minacciato di togliermi tutto, ogni dollaro, come potevo permettermi di vivere nella miseria? Sai come sono fatta e...>> piagnucola e sbotta tutto d'un fiato, fa per continuare ma la fermo.

<< Capisco, e ti perdono ma con te ho chiuso>> annuncio deciso e senza badare più alla sua voce squillante che mi chiama, ringrazio Albert promettendogli tutto e anche di più del denaro che si merita e corro dall'unica persona che mi interessa.
La vedo sgattaiolare all'uscita, con uno sguardo guardingo alle spalle, ma non ha scampo, non oggi, ne tantomeno con me.

<<Fermati rossa>> grido autoritario.
Sophie mi ignora completamente e continua a camminare. Non devo farla uscire da quella porta, o non avrò più modo di parlarne perché verrò assalito dai giornalisti, impazienti di pubblicare lo scoop più  interessante e inaspettato della giornata.

<<Sai che ti troverò comunque, quindi fermati>> continuo, ma niente.

<<Avanti, fermati. Ti prego>> provo questa volta, e a quanto pare sentir pregare il sottoscritto sia qualcosa di così inusuale da farla fermare di scatto. Mi avvicino, ignorando il resto dei presenti che mi chiama, e le faccio l'unica domanda della quale mi interessa sapere la risposta. L'unica cosa che in questo momento mi importi davvero.

<<Dov'è?>>

Amami Adesso                                                    Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora