Un ronzio fastidioso proveniva da un punto indefinito nello spazio indefinito di un altrettanto indefinita stanza.
Harry si coprì la testa col cuscino mentre il ronzare pareva aumentare di intensità e tono ma non servì come mossa nel placare quel suono affinché potesse dormire.
Allungò quindi il braccio alla cieca fino a quando non arrivò ai jeans che la sera prima aveva buttato sul pavimento mentre entrata sfinito a letto. Cercò il cellulare con la mano come se stesse facendo un gioco. Il suo premio sarebbero stati alcuni istanti in più di dormita.
La vibrazione andava ad intermittenza. C'erano attimi in cui la persona che stava insistentemente chiamando demordeva e lasciava perdere, altri in cui ritornava all'attacco ed Harry doveva riprendere la caccia.
Poi prese l'aggeggio e con gli occhi chiusi, la faccia schiacciata contro il cuscino, rispose al telefono.
"Ciao fratellino."
"Spero che la tua emerita testa di cazzo abbia una buona ragione per svegliarmi a quest'ora!"
"Harry.. Pensavo non rispondessi perché eri in classe. Sono le undici e mezza." Seguì un istante di silenzio.
Harry si voltò in modo da essere supino mentre si appoggiava una mano sulla fronte e prendeva un grande respiro. "Cazzo.." Sussurrò come se fosse intorpidito da una sbornia.
"Già. Senti.. Hai da fare nel weekend?"
"Non lo so, perché chiedi?" Aprì un occhio e constatò il tempo scostando di poco la tendina che copriva la finestra alla sua sinistra.
"Perché vorrei tu passassi a salutare, James Dean, perché se no?" Gabriel Styles rise dall'altra parte del telefono.
"Mamma e papà?"
"Il solito. Sai che nulla cambierà."
"Non se faccio qualcosa."
"Non fare la grandissima cazzata che so hai intenzione di fare, Harry. Ho già perso loro, non sopporterei prendere anche te." Il silenzio che seguì fu troppo intenso.
"Abbiamo perso, Gabe. Entrambi abbiamo perso mamma e papà."
"Si, per quello stupidissimo gioco. Harry non devi farlo davvero. Ci parlo io con Pogar."
"Tu non parlerai con nessuno Talete. Sta buono."
"Cos..? Chi è Talete?" Harry si mise a sedere mentre si metteva una mano nei capelli e la lasciava li.
"Talete.. Il primo dei sette Savi, dei sette Saggi.. Sai.. Oh lascia perdere." Sbuffò mentre si decideva ad aprire gli occhi.
"Sai? Solo perché sei un cervellone di Harvard non hai il diritto di farmi sentire un emerito idiota, Harry."
"Quello- sbuffò- quello che intendevo dire, Gabe, è che non sono più un bambino, so quello che sto facendo e so che ne uscirò indenne."
"E se mamma e papà non dovessero tornare indietro dopo che tu farai questo gioco?"
"Almeno eviterò che altri ci caschino."
"Nobile da parte tua Styles numero due."
"Gabriel, sei fottutamente fastidioso. Vedi di non disturbarmi più."
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The Fear
FanfictionLa Paura non è solo una cosa astratta. La Paura non è il mostro nell'armadio, ne il fantasma sotto al letto e tanto meno quella sensazione spiacevole dell'essere osservati da qualcuno. La Paura è qualcosa di vivo e concreto. Qualcosa che si svela a...
