75' Capitolo

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(A.n. Consigliata caldamente la canzone Don't Forget About Me - Cloves durante la lettura del capitolo. Un bacio xx)

Non appena il dolore raggiungeva un picco molto alto che lei non pensava fosse possibile superare, da qualche parte qualcuno pareva ruotare una manovella che ne aumentava l'intensità. Le sue lacrime erano nere esattamente come la sua veste, le sue grida la rendevano sorda e la sua gola ormai sanguinava per quanto si stava forzando gridando senza riserve. Spalancò gli occhi verso il soffitto di vetro pensando che quella era la sua ultima cosciente visione prima di sprofondare negli abissi del male. Le statue parevano prendersi gioco di lei, vide il vetro trasparente che colava dai cuori umani che le statue delle Madri reggevano trasformarsi in rosso scarlatto, in sangue, nel suo sangue. Sentì il sapore di quest'ultimo nella gola e poi lo sentì pervaderle le ossa.

Il sangue sapeva di ferro e, stranamente, di dolce. Un sapore dolce che andava scemando in qualcosa di acidulo ad assaporarlo troppo, come lei stava facendo.

Cadde distesa sul letto, la schiena contro il materasso morbido ed umidiccio del suo sangue, gli occhi sgranati verso il soffitto. Non sapeva dire se era il suo corpo ad essere diventato insensibile al dolore o se quest'ultimo fosse cessato: adesso era immobile e se solo provava a muovere un muscolo capiva che era tutto inutile, ogni sforzo. Non poteva nemmeno flettere le dita dei piedi e delle mani e non sentiva nient'altro sul suo corpo oltre al sangue viscido e caldo che le fluiva sulle cosce e le si seccava in certi punti.

Sentì un rimbombo.. pensò di essere impazzita, chiuse le palpebre e lasciò che nere lacrime fluissero fuori dalle sue orbite. Ma il suono di rimbombo si sentì di nuovo, stavolta più forte e preciso. Quando spalancò di nuovo gli occhi poteva vedere attorno a se tutte le Madri che la circondavano.

"Sei posta di fronte ad una scelta, Figlia delle Anime. C'è solo un modo in cui puoi salvare te stessa dalla pazzia e dal dolore.." stava dicendo la Madre-portavoce, ma lei non la sentiva. La sua mente stava viaggiando su territori che pensava privi di vita e spenti.

Lei, ad esempio, nella sua stanza di dormitorio che piangeva di notte, Cora che la stringeva in una abbraccio stretto dal quale lei si ritrasse bruscamente. Piangeva per Harry, non speva come ne perché ma piangeva per lui. Quello, loro due nella stanza, era un ricordo che le tornava alla mente solo allora, non l'aveva mai visto prima e qualcosa le suggerì che era successo una notte, quando lei era sonnambula, quando era così sotto l'effetto di farmaci che non ricordava nemmeno quello che aveva detto o fatto, o quello che aveva pianto. Era un effetto collaterale del medicinale: non ricordarsi azioni che si fanno durante la sua assunzione. Ma adesso quell'immagine di lei e Cora sul suo letto le tornò in mente in maniera fervida.

Piangeva e parlava di Harry: 'Lo odio! lo odio.. Mi sento come se non potessi mai più essere felice di nuovo, e tutto va solo peggio e peggio e non so come comportarmi! Non voglio più che mi manchi, non lo voglio..'
Si chiese perché Cora non le avesse mai detto di quella notte. Era sicura che lei se la ricordava esattamente come lei non poteva.

Ma il ricordò scemò, fu la volta di un'altro: lei nella stanza di dormitorio di Irbel, Miles seduto accanto a e lei ed Harry a fare il suo ingresso.
Poi quest'ultimo seduto accanto a lei sulle scale antincendio del suo dormitorio, tra i fiori, poi accanto a lei nel salotto di Pogar Winfrey.

Adesso era sola: lei sulla soffitta della casa di sua madre, un drappo rosso tra le mani, un dipinto di fiori sbiadito.. Non sentiva la voce di sua madre da quando aveva sette anni, crescendo aveva creduto di non ricordarsela più, ma poi le tornò alla mente un ricordo che credeva perduto come quello con Cora, un ricordo del suo inconscio. Era piccola, forse sei anni.. Non poteva vedere il volto di sua madre ma poteva sentire la sua voce alle spalle. Era alle spalle perché lei era sdraiata di pancia sul suo letto e sua madre le stava medicando la ferita sul retro della coscia: aveva cercato stupidamente di scavalcare una rete arrugginita finendo per ferirsi. Piangeva in modo sporadico quando sua madre le disinfettava la gamba.

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