6' Capitolo

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(A.n. Ciao a tutte voi magnifiche. Questo è il primo messaggio che scrivo dall'inizio della storia. Il fatto è che volevo vedere un po' le vostre reazioni ad essa. Ammetto che è parecchio diversa e per me personalmente una sfida per il modo in cui è scritta ma non solo. Spero che fino ad adesso vi stia piacendo e nulla... Fatemi sapere cosa ne pensate e votate. Un bacio grande grande e buona lettura xx)

Una domenica soleggiata si apprestava a mettere un punto a quella settimana, la prima vera settimana, dell'inizio delle lezioni. Il sole splendeva alto sugli edifici in mattoni rossi. La segreteria era chiusa così come gli edifici principali dove di solito si tenevano le lezioni, eppure il campus era ancora pieno, i dormitori lo erano.

Ai festeggiamenti selvaggi del sabato sera seguivano lunghe dormite prima dello studio per il lunedì che già richiamava i primi svegli ai loro doveri di studenti modello. C'erano alcune persone per il prato e per i giardini, solo pochi però erano gli studenti: in gran parte erano turisti. Il campus di Harvard a Boston non era mai vuoto: durante la settimana lezioni di vario tipo e durante il weekend turisti eccitati, lo diceva sempre Irbel, senza che gli si potesse dare torto ovviamente.

Nel dormitorio femminile, quello con una stanza da quattro al terzo piano, la vita già era cominciata. Cora Crane e Ruthie Palmer erano sveglie da un po', avevano fatto la doccia ed erano andate a prendere qualcosa per la colazione anche ad Arden e Felicia, le quali dormivano ancora: una sotto gli effetti dei sedativi, l'altra sotto effetto dell'alcol che aveva ingerito la sera prima.

"Ragazze, non per risultare frettolosa di Domenica, ma dovete darvi una mossa. Ho un sacco da studiare e non posso farlo come si deve se ve ne state lì a dormire." si lamentò Ruthie.

Di solito le quattro non studiavano mai assieme, non riuscivano nemmeno a leggere un libro se solo una delle altre era nei paraggi, così si erano spartite i posti in cui studiare: Ruthie si teneva la stanza purché non ci portasse tutto il campus; Cora andava nell'aula magna a disposizione; Felicia se ne stava nei giardini in autunno e primavera e nella sala computer in inverno; mentre Arden andava in biblioteca.

Erano ben organizzate, benché il loro equilibrio fosse precario.

Felicia si alzò e balzò giù dal letto del secondo piano mentre Arden fu un po' più difficile da svegliare, anche se alla fine si alzò e prese il caffè che le amiche le avevano portato senza fare molte storie.

"Avete da fare stasera?" chiese Cora mentre tirava fuori alcune delle sue enciclopedie.

"Non lo so. Di sicuro non ci sarò durante il giorno, non contate su di me se avete intenzione di fare qualcosa." Arden non aggiunse altro, prese un asciugamano ed andò in bagno a lavarsi la faccia. Si sentiva intorpidita come sempre era quando aveva assunto dello Roipnol.. sentiva la faccia leggermente più gonfia, il palato secco e un leggerissimo senso di nausea, ma si era svegliata in condizioni peggiori quindi non c'era da preoccuparsi.

Aveva fatto degli incubi, ne era sicura, non si ricordava che tipo di incubi, ma era sicura di averli fatti. La cosa brutta del farmaco era che una volta preso non potevi uscire dal sonno, che tu lo volessi o meno.. Quindi conveniva tenersi stretti gli incubi piuttosto che fare una partita a carte con la Clinofobia.

Tornò in stanza trovandoci solo Ruthie, si mise velocemente i jeans neri e gli anfibi, poi una maglia blu in cotone morbido a maniche lunghe, sistemò la borsa in spalla ed uscì dirigendosi al dormitorio di Irbel.

Sapeva che avrebbe trovato svegli sia Harry che lui e quindi non si preoccupò delle occhiatine un po' addormentate che le lanciavano gli altri ragazzi lungo i corridoi: una ragazza nel dormitorio femminile era ancora una cosa che veniva vista di buon occhio dai falsi-moralisti (solo di notte, quando le tenebre coprivano tutti). Quelli davvero schifati erano i veri moralisti, quelli del Porcellian che avevano escluso le ragazze dal loro Club, i Senior più accaniti..
E poi vi erano quelli che Arden in assoluto preferiva: coloro a cui non importava assolutamente nulla di cosa facevano gli altri, che se ne fregavano e che seguivano il vecchio detto 'vivi e lascia vivere'.

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