Harry era seduto contro una colonna, le braccia appoggiate sulle ginocchia che aveva tirato al petto e la testa appoggiata contro il vetro freddo della colonna. Gli occhi insonni erano tutti per Arden, ancora sdraiata su quel letto, nessun mormorio, nessun brusco risveglio.. Harry non sapeva dirsi quanto avesse dormito ma di sicuro non succedeva mai che lei riuscisse a riposare per così tanto, nemmeno quando prendeva lo Roipnol come aiutante. Canyon e Walsh erano sdraiati a terra, alla meglio, per riuscire a riposare.
Era giunto alla conclusione che se Arden non trovava in fretta una soluzione alla sua paura, la cosa si sarebbe ritorta non solo contro di lei, ma anche contro di loro: lei sarebbe diventata pazza e loro sarebbero morti di fame; almeno Canyon e Walsh visto e considerato che lo stomaco di Harry si torceva come un serpente in trappola. Lui sarebbe morto di qualcos'altro, non di certo di fame.
Vederla così vicina e non poterla proteggere per lui era come la peggiore punizione che qualcuno potesse infliggerli, e la peggiore che potessero infliggere a lei era forse lasciarla senza nessuno accanto quando più ne aveva bisogno. Avrebbe voluto così tanto andare a controllare se stava bene.. perché non si svegliava? Era davvero sonno quello che le avevano indotto o qualcosa di più orribile che nessuno di loro poteva immaginarsi? perché nessuno di loro aveva mai messo piede sulla Dimensione della Paura fino ad allora. Sentì il respiro uscire rotto, come quando stai rilasciando andare non solo anidriede carbonica ma anche ansia.
Poi la vide.. la figura di Arden, vestita dal drappo nero poteva essere intravista anche attraverso i drappi bianchi del letto che la celavano agli occhi di chiunque. Si era messa a sedere e muoveva la testa a destra e sinistra come per capire dove si trovava. Poi vide i suoi piedi candidi e femminili appoggiarsi al pavimento di vetro bianco e argento. Poté vedere allora i sottili fili d'oro che erano legati alle sue caviglie e che andavano a finire chissà dove, infiniti forse, ma pur sempre a tenerla prigioniera. Tintinnarono quando lei scese, poi vennero coperti dalla stoffa nera, leggera e a tratti trasparente dove vi ra solo un velo.. Quando Arden scostò il drappo del letto, bianco e così incontrasto con i suoi capelli e la sua veste, lui la vide come la cosa più bella su cui i suoi occhi si fossero appoggiati da quando erano lì. Niente, assolutamente nulla, aveva paragone accanto a lei: ne la foresta di alberi caldi e laghi dell'Isola, ne i colori del Luna Park, ne la bellezza e la maestosità delle colonne di vetro e delle statue..
Lei.. lei era tutto quello che una mente può volere e tutto quello per cui un cuore può voler battere all'infinito: il drappo nero le lasciava scoperta una spalla e lei lo teneva chiuso sul petto come se fosse stata una vestaglia così leggera e pesante da poterla lasciare nuda da un momento all'altro, i capelli scuri erano inspiegabilmente pettinati ed ordinati, il viso pallido pulito, le labbra di un rosso naturale così bello da sembrare veleno, e poi c'erano gli occhi.. così pieni e appanati dalle lacrime che il loro verde sembrava acqua.
Si rese subito conto di Harry dall'altra parte del Cerchio delle Statue, poi lanciò un'occhiata alle Madri ferme immobili, quindi cominciò ad avanzare lentamente verso il punto in cui si trava Harry. Lui scatto in piedi, i palmi appoggiati entrabi su una superficie che non poteva vedere ma che poteva sentire. "Harry.." fu il sussurrò che lasciò le sue labbra.. i fili d'oro che la legavano si estendevano da sotto al letto, adesso poteva vederlo.
Arden arrivò al limite dei gradini che portavano nel Cerchio delle Statue, poi si fermò, ad un plamo di distanza da Harry. Era così vicina eppure lontana. Poteva sentire il suo profumo e la sua paura, il suo terrore. Abbassò gli occhi non appena si accorse che lui sosteneva il suo sguardo con sicurezza. "Mi dispiace." disse poi mentre osservava i suoi palmi fermi a mezz'aria. "Mi dispaice perché io non ci riuscirò." disse mentre una lacrima sola, piena di sale, le accarezzava la guancia e poi cadeva sul pavimento bianco.
"Ehi..Ehi.." le disse lui cercando di sollevarle il viso verso il suo senza bisogno di usare le mani, anche perché non poteva. "Non scusarti mai per qualcosa che non puoi decidere, e non piangere, non piangere perché io sono qui, okay? Non lascerò che te lo facciano di nuovo.. quello che ti hanno fatto prima, mai più.." sapeva di avere gli occhi in lacrime a sua volta, ma non gli importava per nulla.
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The Fear
FanfictionLa Paura non è solo una cosa astratta. La Paura non è il mostro nell'armadio, ne il fantasma sotto al letto e tanto meno quella sensazione spiacevole dell'essere osservati da qualcuno. La Paura è qualcosa di vivo e concreto. Qualcosa che si svela a...
