(A.n. Ultimo capitolo prima dell'epilogo. Non starò qui a dilungarmi con noiosi discorsi, anche se non mi sembra vero che siamo arrivati alla fine così in fretta. Volevo solo informarvi e sperare che il capitolo vi piaccia. Un bacio! xx)
Le orecchie non avevano mai udito un simile urlo. Era come se sentendolo i timpani cominciassero a perdere il loro potere uditivo, se così lo si può chiamare; perdono la sensibilità un po' alla volta, fino a sfiorare con la mente l'idea di rimanere sordi per sempre. Loro stessi avevano urlato più di una volta nelle sequenze che avevano formato il Gioco della Paura, ma mai patito così tanto ad udirli.
Lanciare quella teiera contro il muro del camino era stato un modo indiretto per rompere Pogar in milioni di pezzi senza fine.
Difatti se la teiera, argentea e fatale, era andata in frantumi una volta contro la dura pietra, a Pogar era successo esattamente lo stesso: era in piedi, dietro di lei ancora la poltrona su cui aveva seduto e tenuto una conversazione con coloro che aveva sperato poter corrompere e far diventare prigionieri come lo era stata lei, solo ed unicamente con il proposito della propria libertà. In effetti, quando si vive troppo a lungo l'unica cosa a cui puoi pensare è la morte: perché è l'unica cosa che non potrai mai avere di tutto quello che ti si apre dinanzi.
Poi il suo corpo vecchio e floscio era esploso, ma non un'esplosione come quella del corpo di Arden quando le Anime si erano liberate dal suo organismo per ingannare gli altri e permettere a lei di volare tra le Dimensioni della Paura per poter raggiungere quella di Harry. Lei si era frantumata in modo silenzioso ed aggraziato; Pogar era un esplosione rumorosa, con urla straziate che erano un misto a quelle di gloria, e da lei si liberavano schegge di freddo metallo nero e scintillante che costrinsero tutti quanti a buttarsi a terra perché la cosa non risultasse dannosa per loro stessi.
Andò avanti per troppo, urli strazianti, e poi Anime in volo ovunque, all'interno della piccola stanza stipata di oggetti che vibravano: quelli in vetro, come se tutto lo stormo di schegge di metallo e argento non bastassero, si ruppero e resero il tutto ancora più letale. Le quattro tazze da cui Arden, Harry, Canyon e Walsh avevano bevuto erano scomparse, avvolte dai resti della teiera e della loro Guardiana.
Le Anime erano tantissime, volavano e si libravano in aria come se fosse il loro giorno più bello, dando l'idea di libertà: incredibile poterla citare all'interno di un posto come quello, che aveva fatto patire e piangere, credere e demordere allo stesso tempo, un luogo che aveva un sapore così amaro che quello della libertà nemmeno se lo immaginava. Eppure adesso, mentre tutti gli ombrelli che pendevano dal soffitto si volatilizzavano venendo risucchiati verso l'alto,tutto aveva l'aspetto del Paradiso: oltre alla coltre di ombrelli appesi al soffitto, appunto, c'era il Cielo.
Ma non il cielo di Boston, quello pieno di smog e nuvole che spesso affollano la tenda azzurra nei mesi più freddi ed invernali: ma un cielo bianchissimo, di un bianco così coerente a se stesso che tutti loro furono costretti a serrare forte gli occhi, e videro ben poco di tutta la meraviglia: anzi, videro quasi nulla.
Ma, infondo, il Paradiso è visibile solo ai morti, e ai morti meritevoli: e si da il caso che quelle Anime avessero patito così tanto che tutte loro si meritavano quel pezzo di Cielo bianco più di chiunque altro al mondo. Volarono verso il richiamo della pace con l'entusiasmo di chi la attende da sempre.
Harry strisciò sul pavimento fino ad arrivare ad Arden; le schegge erano state succhiate via dal turbine di aria e gli era più facile camminare, ma preferì non farlo. Quando raggiunse la ragazza distesa a terra la voltò in modo da metterla supina e poi la fissò con gli occhi arrossati di tanti pianti e tantissime notti, che infondo erano solo ore, insonni. Lei era pallida, aveva molto l'aspetto della Arden posseduta dalla Paura, ma si vedeva che era lei e non qualcun altro a controllarla, anche perché lei aveva battuto il suo nemico. Si poteva, tuttavia, dedurre che qualcosa in lei non andasse come avrebbe dovuto. Il suo pallore la rendeva quasi luminosa, come se fosse un tutt'uno con cielo bianco che nessuno poteva vedere ma che li stava illuminando tutti quanti.
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The Fear
FanfictionLa Paura non è solo una cosa astratta. La Paura non è il mostro nell'armadio, ne il fantasma sotto al letto e tanto meno quella sensazione spiacevole dell'essere osservati da qualcuno. La Paura è qualcosa di vivo e concreto. Qualcosa che si svela a...
