Ebbe la sensazione che di solito si ha prima di svenire: quella dove ti senti così debole che ti pare di riuscire a sentire il sangue scorrerti lento ed inesorabile nelle vene. E all'improvviso, si sentì stanca. Stanca di tutto quello che stavano passando e che sembrava non avere fine, stanca del dolore alle tempie per lo sforzo di piangere, stanca del bruciore sotto gli occhi dovuto alle lacrime, stanca delle parole, dei sentimenti.
Se avesse potuto scegliere tra essere o non essere, avrebbe scelto il 'non essere' e Shakespeare non avrebbe avuto nessun dilemma.
Appoggiò le mani sulle ginocchia solo per un distante, un istante in cui il torpore la trasportò in uno stato così insolito dove per la prima volta sentì il bisogno di dormire. Si rialzò delusa dal dal fatto che ancora, nel giro di poche ore, Harry sceglieva di non parlare davanti a parole che lo mettevano dinanzi a delle scelte e a delle possibilità.
Prese un grosso respirò e cominciò a camminare verso il corridoio principale, quello pieno di stanze bizzarre, fra le quali una contenente Canyon e il professor Walsh e l'altra uno psicopatico travestito da pagliaccio con la bocca deformata e martoriata. Passò davanti ad Harry con il sapore delle lacrime ancora in fondo alla gola, ma fece pochi passi prima di essere fermata, e stavolta non da parole o richiami.
Harry appoggiò entrambe le mani sulle sue braccia e poi la spinse al muro, dove prima poggiava lui, con quanta più delicatezza trovava possibile in un momento del genere.
Sorprese se stessa a piangere ancora, le lacrime a scenderle lungo le guance come fiumi in piena su suolo deserto. Abbassò lo sguardo mentre sentiva la presenza di Harry forte di fronte a se, che le teneva ancora le mani sulle braccia e faceva del suo meglio per poterla guardare in volto, accorgendosi per la prima volta forse della differenza di altezza tra lui e lei.. Accorgendosi per la prima volta di quanto Arden fosse minuta e piccola contro il suo corpo.
"Smettila." Sussurrò in un ansimo di dolore mentre faceva del suo meglio per fare qualcosa perché la voce non le tremasse mentre gli parlava.
"Di fare cosa?" Chiese Harry, per la prima volta con una voce tra il dolce e il ferito. La teneva con delicatezza, eppure trapelava qualcosa di possente nel modo in cui la spingeva contro il muro. Qualcuno a vederli da fuori avrebbe potuto pensare che le stesse facendo del male, ma entrambi sapevano che quello che provavano era tutto fuorché dolore fisico.
Allora lei alzò il viso verso il suo, rigato di lacrime come scalfita da colori a china, le labbra rosse leggermente dischiuse, gli occhi verdi ricolmi di lacrime che li rendevano lipidi e bellissimi come un mare dopo la tempesta, o durante.. dipendeva tutto dal tipo di tempesta.
Prima che potesse abbassare gli occhi ancora e scappare come sempre faceva quando qualcosa si rendeva difficile, Harry premette le proprie labbra contro le sue: le sentì bagnate e morbide contro le proprie. Un dolce sapore di cannella aleggiava su di loro, come sempre, e rimase spiazzato dalla familiarità di quella bocca contro la sua e si sentì come trascinato all'interno di un vortice senza fine di emozioni troppo forti perché potessero restare all'interno senza che fossero espresse a dovere.
La baciò come avrebbe fatto se tra di loro non ci fosse stato nessun problema, schiuse maggiormente le sue labbra e si accorse di come lei glie lo lasciava fare con una fiducia disarmante. Avanzò di pochissimo con la testa perché potesse approfondire quello che sarebbe stato un bacio di quelli che lasciavano entrambi senza respiro e senza voglia d'aria, lei sollevò la testa verso di lui, appoggiandola poi al muro dietro di lei.
Harry sentiva un calore diffondersi all'interno del suo petto a macchia d'olio, e a ritmo di quel calore divorava le sue labbra, accarezzava Arden come se fosse qualcosa di prezioso ma indistruttibile, la baciava di conseguenza con foga, scontrando labbra e lingue. Sentì la spina dorsale essere pervasa da un brivido, quando sentì le mani della ragazza che stava baciando muoversi tremanti e timide su per le sue braccia, esitare sulle sue spalle, e poi allacciarsi dietro al suo collo. Si intrufolarono tra i capelli ormai un po' troppo cresciuti, e li tirarono; ci giocavano o semplicemente lo stringevano perché fosse più vicino.
Lo colse una consapevolezza mai provata prima: spesso aveva pensato a lei come ad una persona a cui non avrebbe mai rinunciato, ma adesso, in quel momento di labbra e bruciante passione, si rendeva conto che non avrebbe mai, letteralmente mai, potuto provare a baciare un'altra nel mondo in cui stava baciando lei, mai avrebbe più provato nemmeno la voglia di sentire le mani di una donna che non fosse lei, tra i capelli, sui vestiti..
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The Fear
FanfictionLa Paura non è solo una cosa astratta. La Paura non è il mostro nell'armadio, ne il fantasma sotto al letto e tanto meno quella sensazione spiacevole dell'essere osservati da qualcuno. La Paura è qualcosa di vivo e concreto. Qualcosa che si svela a...
