34' Capitolo

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"Oh mio Dio.." fu il sussurro di Arden a spezzare l'angosciante silenzio. "Quindi è vero.. quindi è tutto vero.." e i suoi occhi guardarono Harry come in cerca di aiuto. Ma non trovarono altro se non dispiacere e depressione. Leggeva l'infelicità nel volto di lui esattamente come lui poteva leggerlo sul suo.

"Rose- intervenne suo padre recuperando a poco a poco i colori del viso- eri solo una bambina.. io dovevo farlo, per tenerti al sicuro, evitarti stupide sofferenze." cercò di spiegare Samuel Ibsen. "Per tutto questo tempo, non c'è stato nemmeno un attimo in cui io non abbia pensato-"

"A cosa? A cosa papà?" chiese con un fil di voce mentre si alzava e passeggiava nel soggiorno senza poter stare ferma. Tutto quello a cui poteva pensare era il fatto che se Harry aveva raccontato la verità su sua madre non poteva aver mentito su tutte le altre cose. E questo la terrorizzava.
Non è che non gli avesse creduto, ma fino a quel momento le era sembrata una cosa lontana e che la riguardava appena. Ma ora tutto era concreto, e solo in quel momento, guardando la sua immagine riflessa su uno degli specchi in soggiorno, provò quello che gli altri, Harry, Canyon e Walsh, provavano già da un po': un senso di conto alla rovescia che la divideva dall'incontrare la sua peggiore paura.

"Io non so cosa dire e nemmeno come giustificare qualcosa di simile. Voglio solo che tu non mi giudichi. Non volevo che tua madre passasse dei giorni d'inferno circondata da persone che la trattano come lei avrebbe odiato. Tutte quelle attenzioni che ti privano della tua umanità.."

"Svegliati, papà, lei è già stata privata della sua umanità. Ma non lo capisci!" la sua voce era troppo alta. Non piangeva e nemmeno sentiva l'istinto di farlo, ma le sue pupille erano dilatate, dilatate perché era terrorizzata.

"Ho cercato di curarla. Ho messo a sua disposizione i migliori medici, io stesso mi sono offerto di operarla, le ho fatto varie visite.. Ma è tutto a posto, dovrebbe funzionare tutto, eppure non c'è una cosa che vada in lei. Ho solo cercato di..-"

"Ripararla?!" urlo ancora Arden. Feroce ed arrabbiata. "Non si può riparare. Nessuno può trasformarla di nuovo nella mia mamma o nella tua dolce mogliettina e se solo per una volta l'hai pensato dopo averla vista allora credo tu sia più credulone di quanto abbia mai pensato." Arden aveva capito che suo padre non sapeva nulla del gioco. Probabilmente anche lui aveva trovato sua moglie sul divano a fissare il vuoto. Ma non poteva sapere quello che invece Harry aveva compreso grazie a Gabriel e Pogar: semplicemente perché non aveva a che fare con nessuno dei due. "Buon Dio.." sussurrò ancora la ragazza passandosi una mano nei capelli. "Hai mentito a tutti. Non solo a me. Hai mentito ai suoi genitori, ai tuoi, ai suoi amici, ai vostri dannatissimi amici. Tutti credono che Lauren sia morta!" dirlo a voce alta glie lo faceva realizzare sempre di più.

L'istinto del pianto cominciava ad insinuarsi in lei, ma non avrebbe mai ceduto in quel momento. Non era così debole. Anzi, in quel preciso istante si rese conto che l'unico debole in quella stanza era suo padre. Provò pena per lui.

"Dove si trova, papà? Dove l'hai portata?" chiese cercando di calmarsi. Si mise seduta accanto ad Harry, vicina tanto che il ragazzo poteva sentire il suo profumo e la sua rabbia.

"Inizialmente- cominciò Samuel Ibsen tirando su con il naso e tossendo leggermente dopo un lungo silenzio- come ti ho detto, l'ho portata in una clinica davvero discreta, ho richiesto i migliori medici, ho coinvolto la psichiatria: i migliori autori del campo, i migliori medici a capo di cliniche specializzate.. ma nulla. Non abbiamo mai trovato nulla." e sollevò il viso verso la figlia come ad aspettarsi sbalordimento sul suo volto. Rimase perplesso quando non lo trovò. "Poi, quando.. persi le speranze e cominciai ad accettare in qualche modo l'idea che lei non sarebbe più tornata la stessa, per qualche ragione che ancora oggi mi manda in bestia.. beh, la mandai nella nostra casa sul Lago Seneca, sai che lei adorava stare lì."

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