22' Capitolo

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Dell'alba ancora nessuna traccia. Il cielo era ancora cupo, rivestito di sogni e nubi scure su un cielo bluastro. L'aria fredda della notte penetrava dalla finestra dimenticata aperta.
Sul divano Harry era avvolto in una coperta calda e morbida, assorto dal mondo dei sogni.
Arden guardava fuori, studiava l'appartamento, sistemava qualcosa quando era troppo in disordine.. Di tutto, appunto, pur di non provare nemmeno a chiudere occhio. C'era solo una cosa peggiore del essere consapevoli di non riuscire a dormire: provarci lo stesso per essere deluso nuovamente.
Ci era già passata troppe volte per cedere.

Quando l'orologio digitale su una mensola della cucina l'informò che erano giunte ormai le sei del mattino aveva sistemato alla meno peggio tutto il monolocale. Tutte le cose fuori posto avevano un ordine preciso adesso. Non c'erano più vestiti sparsi, ne cartacce, ne vecchie lattine di birra. Solo un modesto ordine che dava più spazio e la sensazione di respirare meglio. Quando si avvicinò alla  'cucina' però si rese conto che non sarebbe finito così presto il suo lavoro. Il lavandino era  ricolmo di piatti sporchi, accanto ai quali giacevano come vecchi guerrieri piatti ci carta fradici ed unti.

La spazzatura non era stata buttata da molto tempo ed emanava un'odore davvero sgradevolissimo, la dispensa era per la maggior parte vuota e il frigorifero non era in funzione. Quando però aprì l'anta sopra di esso si accorse di quanto alcol ci fosse lì dentro.. Roteò gli occhi al cielo e poi si mise le mani sui fianchi mentre pensava.

Avrebbe voluto andarsene prima che sorgesse il sole, prima che qualcuno tornasse e li scoprisse lì dentro, ad approfittare dell'assenza di persone.

Si resse al bancone del piccono angolo cottura mentre guardava Harry e sperava che la sua mente fosse capace di recepire il suo invito a svegliarsi.

Avrebbe preparato qualcosa da mangiare, ma non c'era assolutamente nulla di commestibile lì dentro. Un altro pensiero che le affollò la mente fu quello del: 'chiunque viva qui dentro ha qualcosa che non va'..
Essendo una persona che frequentava l'università fuori casa, parecchio lontana dalla sua città, anche Arden sapeva qualcosa di frigo vuoto e letto sfatto, ma quel monolocale era la dimora di qualcuno che sicuramente aveva perso il controllo della situazione.

Solo allora sentì dei leggeri lamenti provenire dal ragazzo sdraiato sul divano. Harry si mosse, si sdraiò a pancia in su e poi si rotolò in modo da poterla cercare con lo sguardo. Ogni traccia di sonno svanì quando la vide in piedi appoggiata alla cucina.

Lei l'osservò, con quei occhi impastati di sonno che facevano fatica a restare aperti, la pelle liscia, il pallore del viso e i capelli così indisciplinati.
Allora era così che un Harry addormentato appariva. Non era affatto male. "Spero di non averti svegliato." sussurrò lei chinando il capo.

"Nient'affatto." borbottò lui con la voce roca impastata di sogni. Tremendamente troppo maschile.

"Senti, non per metterti fretta, o altro, ma..-Arden si stropicciò le mani- non vorrei che qualcuno ci trovasse qui dentro. Non sarebbe carino; e se conti che siamo qui senza permesso.." cercò di sorridere.

"Spero per te che non sia questa la ragione per cui non hai dormito." sussurrò lui mettendosi a sedere. Harry era a conoscenza del perché lei non dormisse: perché non aveva con se le pillole di Roipnol. Ma non poteva dirlo. Avrebbe smascherato se stesso.

"No, non è questo." confermò lei. "Solo.. andiamocene il prima possibile. Non c'è nemmeno nulla da mangiare." sbuffò dandogli le spalle.

Lui approfittò per squadrarla da capo a piedi. Aveva ancora addosso la sua camicia. La stoffa nera accarezzava i suoi fianchi e arrivava giusto giusto a coprirle il sedere anche se, quando si muoveva, Harry era perfettamente in grado di vederle le mutandine nere. Sorrise ripassando con gli occhi arrossati dal sonno tutta la lunghezza delle sue gambe e quasi sospirò quando lei alzò le braccia per raccogliere i capelli in un concio disordinato.

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