"Potete semplicemente rimanere qui per la notte. Ci sono abbastanza stanze. Domani mattina poi tornate a Boston, semplice. E' abbastanza tardi e mi preoccuperei troppo se vi sapessi in viaggio a quest'ora." palrò Samuel Ibsen; il quale con 'ci sono abbastanza stanze' intendeva: Arden può dormire nell'unica stanza degli ospiti ed Harry sul divano.
Nessuno avrebbe discusso quella sistemazione, ovviamente, ma Harry doveva essere sicuro che Arden desiderasse rimanere in quel posto.
Era rimasta sola con sua madre per quelle che erano sembrate delle ore, ed adesso fuori faceva buio, l'ora di cena era passata.. tutto sembrava essere finito: eppure c'era qualcosa che non andava.
"Signor Ibsen- parlò Harry dopo un breve periodo di tempo entro il quale aveva studiato attentamente il viso di Arden- posso parlare con sua figlia per pochi istanti? Le darà subito una risposta ne sono sicuro." e cercò di sorridere, ma non ci riuscì affatto come aveva sperato.
Samuel Ibsen fece un rigido cenno col paco e poi uscì della cucina della casa. Quando nessuno poteva vederlo si nascose nel corridoio, in modo da poter sentire quello che i due si sarebbero detti. Stava combattendo contro la parte di lui che cercava di farlo ragionare e di dirgli che non aveva mai fatto una cosa simile con Arden. Ma non poteva rinunciare a sapere che cosa la sua bambina pensava di tutta quella situazione: e l'unico modo per scoprirlo in quel momento sembrava quello di spiarla perché sapeva che non glie lo avrebbe riferito in altro modo.
"Arden." Harry richiamò la ragazza che adesso era appoggiata al bancone della cucina. Aveva il capo basso e non guardava in volto nessuno da parecchio, da quando aveva lasciato che portassero sua madre a letto. "Arden.." richiamò a voce più bassa mentre si metteva davanti a lei e le sollevava il viso.
"Non azzardarti a provare della compassione nei miei confronti." sussurrò lei a denti stretti mentre evitava di guardarlo negli occhi. Arden piangeva, ed Harry l'aveva intuito dal momento in cui aveva chiesto di restare sola con sua madre.
"Sono l'unico che non potrebbe permettersi di provare pena in questo momento, non credi?" chiese con tono serio. Non stava cercando di confortarla perché anche quello sarebbe stato un modo di fare sbagliato, perché avrebbe fato capire alla ragazza che la riteneva debole in quel momento. Ed Harry non pensava affatto quello. Il tono del ragazzo, piuttosto, era fermo, quasi troppo serio.
"Cosa devo fare?" solo dopo parecchi secondi di silenzio Arden lasciò uscire un singhiozzo vero e proprio con qualcuno, e quella persona era Harry. "Che cosa devo fare? Harry?.." e si prese la testa tra le mani stringendo i capelli alla radice quasi cercasse di staccarli. "Sono così stufa di tutto questo, così stanca!" e si resse al bancone dietro di lei: strinse la presa su di esso così tanto che le nocche divennero bianche. "Ogni volta che penso non potrebbe andare peggio, va peggio. Non ce la faccio, non ce la faccio." e scosse la testa facendo ondeggiare i capelli davanti al viso.
I suoi occhiali erano sul tavolo da pranzo, non li aveva più indossati da quando li aveva abbandonati lì.
"Arden." la richiamò Harry. "Arden Rose!" la chiamò più forte. Solo allora lei alzò di nuovo lo sguardo verso il suo. "Non c'è uscita da questo." lo dichiarò scandendo le parole. "E se non c'è un'uscita figurati se ci sono delle parole sufficienti a colmare quello che stai provando." adesso il suo tono era più dolce, i suoi occhi lo erano. "Sai bene che sono l'unico al mondo a poterti capire davvero, sai che io non riderò ne tanto meno sminuirò mai quello che sta accadendo nella tua vita adesso. Perché l'ho vissuto prima di te, ci sono passato."
"Come fai a conviverci?" Arden tirò ancora su con il naso, e benché continuasse a piangere adesso pareva molto più tranquilla. "Come fai a non impazzire?" eccola la vera domanda. Come avrebbe fatto una come lei, che già sfiorava la soglia di quella che era la follia, a rimanere con la mente lucida dopo tutto quello che aveva scoperto?
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The Fear
FanfictionLa Paura non è solo una cosa astratta. La Paura non è il mostro nell'armadio, ne il fantasma sotto al letto e tanto meno quella sensazione spiacevole dell'essere osservati da qualcuno. La Paura è qualcosa di vivo e concreto. Qualcosa che si svela a...
