"Non penso lei possa andare, Pogar, non lo penso proprio. Non la conosci." Harry si passò una mano nei capelli rendendoli più ribelli di quanto non fossero già di loro.
"Perché? Tu la conosci, invece?" chiese la donna in tono freddo e distaccato mentre si portava alle labbra una tazzina di porcellana e fissava il servizio d'argento in mezzo al tavolo fra i divani. Non osava nemmeno toccarlo. Sapeva che cosa sarebbe accaduto se solo avesse tentato sfiorarlo, anche solo con uno straccio.
"No, ma di certo ci ho passato più tempo di te, e questo non lo puoi assolutamente negare. Lo abbiamo sempre detto, Pogar, le persone che hanno delle paure non concrete non vanno bene per questo genere di piano."
"Certo, ricordo le mie parole Harry Styles, ma io dico che quella ragazza deve essere dei nostri, non importa che cosa tu pensi perché sei accecato da qualcosa che non centra assolutamente nulla con quello che dobbiamo fare, e sei privo di oggettività in questo momento."
"Scusami?" il ragazzo, che fino a quel momento dava le spalle alla donna anziana, si voltò verso di lei per vederla in volto. Socchiuse gli occhi non capendo e si lasciò cadere sulla poltrona dalla stoffa nera.
"Beh, si, io credo che tu provi dell'interesse nei suoi confronti."
"Io non provo assolutamente nulla per niente e nessuno, lo sai."
"Non mentire. Lo so che tenti di tenere in piedi questa faccia con me, ma Gabriel mi dice come sei nella vita vera, quella che svolgi tutti i giorni a casa o all'università, non sei un essere senza cuore e tanto meno indifferente alle emozioni, e questo è un bene, più o meno. Quindi smetti di mentirmi Harry, per favore."
"Ok, ma a me lei non piace, ed è proprio per questo che ti dico che non fa per noi."
La donna sorrise mentre portava la tazza alle labbra sottili quasi inesistenti, piene di rughe e solchi provocati dal tempo e dalle parole che vi erano uscite.
"Vedi, Harry, se lei davvero non ti interessasse non ti cambierebbe che ci fosse o meno in questa specie di missione che hai; stai cercando di tenerla fuori perché sai a cosa vai incontro, e questo è segno di interesse, anche se minimo." Il ragazzo stette in silenzio, con una mano a reggere la testa e gli occhi sul servizio d'argento che emanava come un brusio, un brusio che richiamava.
"Sono troppo stupido per poter permettere al mio interesse nei suoi confronti di crescere, Pogar."
"Perché ha dei problemi a prendere sonno? Dio onnipotente, caro, è orribile da parte tua."
"Lo so, ma i suoi non sono solo problemi a prendere sonno. Si fa di psicofarmaci, è una cosa seria, e c'è qualcosa in fondo, qualcosa che non ha mai rivelato a nessuno.. ed è quello che temo, è per quello che non la voglio coinvolgere: potrebbe mandare tutto a monte, lo sai bene quanto me."
"Ognuno di noi prima o poi deve arrivare a combattere le sue paure Harry, e non puoi essere tu a decidere quando quella ragazza deve incontrare e battere le sue."
"Tu si?" chiese duro e con sfrontatezza.
La donna sorrise solamente per un paio di secondi. "Voglio vederla ancora, voglio che lei sia dei nostri, voglio che tutto quello che ti induco a fare venga fatto, Harry, per il bene di tutti noi. Penso spesso a questo. Sono stufa di essere prigioniera dei prigionieri." quella frase detta in quel modo orribile fece percorrere Harry da un brivido.
Si alzò di scatto e guardò a lungo il servizio d'argento prima di alzare gli occhi su Pogar. Non faceva nulla di tutto questo per lei, poteva andarsene al diavolo per quello che lo riguardava, lo faceva perché aveva scoperto la verità.
Quella scomoda che tutti cercano di celarci perché ci giudicano troppo piccoli o troppo deboli. Ma per riuscire in quello che ormai aveva intrapreso doveva collaborare con Pogar. E questo era un dato di fatto che non poteva aggirare.
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The Fear
Fiksi PenggemarLa Paura non è solo una cosa astratta. La Paura non è il mostro nell'armadio, ne il fantasma sotto al letto e tanto meno quella sensazione spiacevole dell'essere osservati da qualcuno. La Paura è qualcosa di vivo e concreto. Qualcosa che si svela a...
