83"He Does Not Care"

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Era già lunedì e forse, per la prima volta, volevo tornare a scuola.
Il giorno prima, non avevo fatto altro che stare in pigiama tutto il giorno e guardare film strappalacrime insieme e mia mamma e a Monica, la mamma di Austin. Io all'inizio avevo optato per quelli horror che poi alla fine tanto horror non erano ma la maggioranza ha vinto.

Io e Austin non ci siamo parlati. Pensavo fosse ubriaco e che si fosse scusato prima o poi ma non lo ha fatto.
Ho dormito sul divano con mia mamma, ma per forza dovevo entrare in camera sua per prendere i vestiti.

Mi guardo intorno ma dall'ora, sospetto che mia madre sia in viaggio per andare da Daniel, e da li, successivamente, sarebbe andata in tribunale con lui dopo un sostanziosa colazione. O almeno, è quello che mi ha riferito, interrompendo la scena principale di uno dei film.

Vado al piano di sopra, apro la porta e faccio passi leggeri in punta di piedi.
Apro con delicatezza l'armadio che però inizia a cigolare.
Guardo Austin e subito dopo strizzo gli occhi finché l'anta non si apre completamente.
Prendo una camicetta bianca con bottoni neri e dei jeans con alcuni strappi, color nero.

Vado in bagno, mi lavo e mi vesto e faccio una treccia molto morbida.

Mi guardo allo specchio e inizio a pasticciarmi la faccia dopo aver scoperto alcuni brufoli sulla guancia che fortunatamente, riesco a coprire con un po' di correttore.

-maledetti brufoli..- dico per poi mettere il mascara.

La porta si apre di scatto e l'immagine di Austin assonnato mi fa sobbalzare.

-Ah, ci sei tu, scusa..- dice per poi tirarsi lentamente la porta verso di sé per chiuderla.

bhe almeno sta volta ha detto scusa..

-Austin. Aspetta.- dico bloccando la porta, riuscendo ancora a vedere il suo viso.
-Mh?- chiede per poi girarsi e sbadigliare.
-Mi dispiace.-
-Eh?-
-Ma ci sei o ci fai. Ho detto che mi dispiace..- dico imbarazzata, gesticolando.
-Ascolta,non ho voglia di parlarne alle sette del mattino.-
-Perché ieri non mi hai parlato. Cosa ti ho fatto?-
-Cosa mi hai fatto?-
-Oh Maria. Si.-
-Bhe allora, prima di tutto sei diventata insopportabilmente un avvocato difensore di tua madre. Sai dire solo che tu non hai fatto niente e negare le cose. Secondo, alla festa sei stata tutto il tempo con altri invece di stare con me.-
-Ma non è vero.-
-Oh vedi.-
-Ma cosa..-
-Oh lascia stare. Ora fammi vestire che devo andare a prendere Jack e dei suoi amici che sono stati da lui tutto il week end e li devo accompagnare a scuola.-
-Scusa ma io come vado a scuola. In macchina con chi?-
-Bho chiedi a tua madre..- alza le spalle.
-Ma mia madre non c'è..-
-Bhe, allora vai a piedi come ci sei andata molte volte quando tua mamma non c'era..-

Annuisco e esco dal bagno sbattendo contro di lui apposta.

Faccio una veloce colazione con del tè freddo e dei rimasugli di torta che ha preparato ieri il padre di Austin.
Prendo la cartella preparata la sera prima ed esco di casa per iniziare ad incamminarmi verso la scuola.

Dopo circa quindici minuti, sento una macchina alle mie spalle, mi giro e vedo quella di Austin superarmi e andare dritto, verso la scuola. Ho intravisto Jack e due visi familiari, molto probabilmente li avevo visti alla festa.
Continuo, subito dopo, a guardare il marciapiede.

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Le persone parlano e ridono, rimanendo fermi davanti alla scuola.
Un ragazzo, davanti a me, accende una sigaretta, dieci minuti prima del suono della campanella e questo mi costringe a spostarmi per l'odore fastidioso.
Mi dirigo davanti al portone secondario della scuola, incrociando lo sguardo di Jack e i suoi amici. Cerco con lo sgaurdo Austin ma non lo trovo.

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