Appena sente la mia voce, sobbalza. Sicuramente non si aspettava che qualcuno la disturbasse mentre mangiava, tanto meno io. Già, è assurdo e inaspettato anche per me.
Mi guarda confusa, e dopo un po' si riprende. «Scusa, non ho capito. Cosa hai detto?»
«Ti va un po' di compagnia?» Ripeto, anche se vorrei solo sotterrarmi. Non sono il tipo che fa del bene agli altri.
Inizialmente resta scioccata per la mia domanda, ma decide abbastanza subito di spostare il suo vassoio e la sedia, per recuperarmi un po' di spazio. Non riesce a smettere di sorridere.
Mi accomodo accanto a lei, titubante, e lei continua a mangiare il suo piatto di linguine allo scoglio. Resto in silenzio a guardarla mentre lo fa, aspettando che finisce, però, sentendosi a disagio, si ferma.
«Che c'è?» Chiede, ed io faccio un sorriso tirato.
«Sto aspettando che finisci il tuo pranzo.»
«Perchè?» Se è possibile, mi guarda ancora più confusa di prima.
«Così, magari, se riesci, mi spieghi un po' meglio gli appunti mentre io me li ricopio, e poi li studiamo insieme.» Seriamente ho proposto di fare questo? Insieme? Mi sta che anche io sto perdendo la testa in questa città.
«Ti sei messa vicino a me per studiare insieme?»
«Perché tutte queste domande?» Mi sta passando tutto il buon senso. A questo punto faccio prima a ritornare al mio posto, e studiare da sola. Sicuramente ne guadagno di tempo.
«Perché mi sembra troppo strano. Ti ho conosciuta poco, ma abbastanza per capire che non ti piace stare con gli altri, e tanto meno chiedere aiuto agli altri, in posti popolati come la mensa, in questo caso. Quindi, a mio parere, c'è sicuramente qualche altra cosa sotto. O ti serve qualche favore, o dimmi tu cosa mi stai nascondendo.» Ma da dove è uscita questa ragazza? La facevo una dolce e disponibile.
Mi alzo dalla sedia. «Se non ti piace la mia compagnia, bastava dirmelo.»
«Infatti non intendo dire che non mi piace stare con te, ma solo che mi sembra un po' sospetta questa situazione. Ti va di dirmi, allora, perché sei venuta qui da me?»
«Te l'ho detto, volevo una mano per gli appunti.» Ribadisco. Sto per perdere la pazienza. Fra poco me ne vado veramente. Fare del bene agli altri, a quanto pare, non ne vale la pena.
«E...?»
Sbuffo, ormai messa alle strette. «Ti ho vista da sola e mi hai fatto un po' pena, quindi sono venuta in tuo soccorso.» Non riesco neanche a sorriderle, a causa della fossa che mi sto scavando in questo momento. Non le ho detto che mi dispiace, e penso che, se l'avessi fatto, sarei dovuta scappare in Norvegia, come minimo. Non è da me.
«Grazie... è strana questa situazione, ma mi fa piacere.» Mi risponde dopo un po', sfoderando un sorriso a 32 denti, ed io resto in silenzio. Ho già detto abbastanza.
Continua a mangiare il poco cibo che è rimasto, e poi cominciamo a studiare gli appunti di sociologia.
———
Tornata nel mio piccolo appartamento, mi tolgo finalmente le scarpe, e vado in bagno. Non ci vado dal pranzo, e i miei piedi sono distrutti, anche se non sto facendo un lavoro che richiede di stare in piedi per tante ore. Sto avendo una vecchiaia precoce, a quanto pare.
Mentre sono in bagno, però, sento un rumore assordante risuonare in tutto lo spazio. Il campanello. E ora chi è? Nessuno sa dove abito.
Il rumore si fa risentire, e alzo gli occhi al cielo, sopprimendo un urlo. Ho bisogno di pace, di tranquillità, e a quanto pare neanche in casa mia posso avere questo privilegio, tanto che non posso neanche andare in bagno.
Mi rivesto velocemente, e mi avvio verso la porta, ma ecco che il suono si fa risentire per la terza volta.
«ARRIVO!» Urlo, ma il campanello continua.
«Ora se non la finisci con questo coso ti prendo a ca...» Mi blocco appena apro la porta, ritrovandomi davanti un ragazzo, con tanto di ghigno stampato sul volto. Jonah?
«Mi prendi a...? Ora sono curioso.»
«Cosa ci fai qui? E come hai trovato la mia casa?» Giuro, questo ragazzo mi sembra proprio inquietante.
«Te lo avevo detto che ti avrei pedinato fino a casa tua.»
Lo sguardo scioccata. Non può averlo detto sul serio.
Faccio per chiudergli la porta in faccia, ma lui la blocca con le sue mani. Cazzo ha anche tanta forza. Confermo, è decisamente inquietante. Ogni questo tizio mi uccide, e ne sono più che sicura.
«Non ti liberi così facilmente di me. Anzi, non ti libererai più di me.» Dichiara, e il mio sguardo si fa più assassino di un vero serial killer. Se potessi, anticiperei la sua mossa.
«Che vuoi da me?»
«Niente, semplicemente ti voglio. Mi piacciono le donne che mi rifiutano, e mi allontanano. Amo le cose impossibili, per renderle possibili.»
«Peccato che io sono letteralmente impossibile, e non posso cambiare in qualcosa di possibile, ma soprattutto, a me non interessa cosa vuoi tu, perché io non voglio nessuno, ed è molto meglio stare da sola. Quindi, ora, sei pregato di andartene, perché non ti voglio nemmeno a casa mia.» Chiarisco.
«Ripeto: voglio chi mi rifiuta, e tu in questo momento mi stai proprio rifiutando, quindi, se davvero vuoi liberarti di me, allora devi concedermi un sì.» Controbatte.
«Neanche nei tuoi sogni ti darò ciò che vuoi.» Sono fermamente decisa. Ma chi si crede di essere? Il Dio sceso in terra?
«Come vuoi, allora. Lo hai voluto tu.» Detto ciò si accomoda sul mio caro divano. «Te l'ho detto, bastava un semplicissimo sì, e un'uscita per finalizzare e rendere veritiero il sì, ma tu vuoi fare la dura e quindi io resto qui. Cosa mi prepari da mangiare?» Ma si droga per caso?
«E va bene, hai vinto tu. Aspettami un minuto che vado a prepararmi.» Vado subito nell'altra stanza, cercando quello che mi serve.
Mi sono fatta mettere i piedi in faccia? Sto davvero mandando il mio cervello a quel paese? E chi lo sa... sono imprevedibile.
Appena trovo quello che stavo cercando, faccio un sorriso compiaciuto e mi dirigo nel salone, dove sta anche Jonah.
Prima di raggiungerlo, però, vado nella mia camera, per poi urlare: «Fatti trovare alla porta, sto mettendo le scarpe.» Mh, già.
Subito dopo, ritorno nel salone e preparo il mio braccio destro, con una padella impugnata. Mi metto subito all'azione.
«Okay, vogliamo andare?»
«Sei pronta?» Si avvicina a me.
«Certo, a prenderti a padellate.» Tolgo la pentola nascosta dietro la schiena. «Non l'hai voluto capire con le buone, quindi solo così puoi capirlo.» Mi avvicino minacciosamente e finalmente sono io a spaventarlo, tanto che comincia ad andare verso la porta.
«Ma tu stai grave di mente.»
«Lo so, ma mai quanto te.»
«Vaffanculo, brutta puttana.»
Gli faccio il dito medio e chiudo finalmente la porta. Ora sono soddisfatta.
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Ragazzi e ragazze, credo che la prossima volta dobbiate ricordarmi dell'aggiornamento della domenica e del mercoledì alle 17, perché ho una memoria davvero microscopica. Comunque cosa ve ne pare finora?
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Amore tossico
RomanceIl bisogno di avere una persona da amare, che sia un nerd o un bad boy; un migliore amico sul quale poter contare sempre, poter raccontare ogni cosa, e vivere tante folli avventure insieme; diventare qualcuno nella vita, sentirsi realizzata, avere u...
