Durante la notte, non ho chiuso occhio. Il pensiero dello sconosciuto, Esteban al mio fianco, i miei sospetti sulla probabilità che lui potesse essere la stessa persona che mi tormenta, il mio shock ancora presente a causa della paura che mi è stata impressa dallo sconosciuto, che diceva di voler fare del male ad Esteban...
Insomma, un insieme di troppe cose che mi hanno letteralmente scombussolata e tenuta sveglia. Ed ancora adesso, la mia mente non sa a quale conclusione giungere. Ci sono troppe cose che non combaciano. Ho troppi sospettati per il caso dello sconosciuto.
«Jenna, tu cosa mi consigli di portare, i maglioni più caldi oppure le felpe di cotone con il plaid?» Erika mi distoglie dai miei pensieri, parlando di quello che deve portare con se in ospedale, dove verrà ricoverata nel reparto di psichiatria. Eh già, è arrivato anche il giorno che lei deve essere ricoverata.
Domani, se non cambia nulla, ha appuntamento con il caporeparto alle 3 del pomeriggio, e non so fra quanto tempo potremmo rivederci. Ogni ospedale la pensa a modo proprio per le visite. Potremmo vederci ogni giorno come una volta al mese. Dipende tutto dalle regole dell'ospedale.
«Di solito, in ospedale le temperature sono alte, quindi ti consiglio dei panni più leggeri.» Rispondo, assente.
Sono nel mio mondo, e non riesco neanche a focalizzarmi completamente sulla mia amica e sul fatto che domani verrà ricoverata. Dovrei essere triste per lei, contenta che prende la strada della guarigione, dovrei starle accanto in questo momento delicato, ma la verità è che la mia vita mi sta dando troppe bestemmie a cui pensare.
«È assurdo, io non mi sento per niente pronta. Non voglio rivivere di nuovo il sentirmi obbligata a mangiare, restare chiusa dentro una struttura, vedere dottori giorno e notte. Non riuscirò ad uscirne viva questa volta.»
«Erika, devi essere più positiva su questa cosa. Prova a vederla come un modo per vincere una volta per tutte le tue battaglie interiori, le tue insicurezze, le tue paure. È a questo che occorre il ricovero. Ti salva la vita, perché al momento sta andando dalla parte opposta.» Cerco di spiegarle per tranquillizzarla.
Wow, proprio io mi prendo la briga di parlare di positività e ottimismo, proprio io che sto ricadendo in queste trappole... la coerenza non fa parte di me.
Per quanto io mi stia comportando da menefreghista, o comunque non sto badando molto a lei e al fatto che è il suo ultimo giorno che può vedermi, nel profondo so che mi mancherà. Una parte di me direbbe che sia per la mancanza di aiuto per gli appunti che avrò durante le prossime lezioni dell'università, oppure per la sua assenza durante le sessioni d'esame che si terranno fra tre settimane, a metà gennaio. Secondo me, però, mi mancherà anche lei, come persona e amica. Mi fa sentire bene, giusta, appropriata, e questa specialità è di pochi. Poi, lo ammetto, sono un po' confusa. So bene quello che lei prova per me, e nell'ultimo periodo io non so di preciso cosa provo per lei. Sono confusa, e non so neanche se la sua lontananza possa aiutarmi a capire questa cosa.
«Mamma mi ha chiesto cosa vuoi per pranzo. Cosa le dico?» Mi chiede, di punto in bianco, senza più rispondere a quello che le ho detto.
«Credo nulla, Rica. A beve gli infermieri dovrebbero arrivare con il mio vassoio del pranzo, quindi dille che non si preoccupa.»
«Oh, no. Credo che, per chiedermi cosa vuoi, vuol dire che si è occupata già lei del pranzo dell'ospedale. Allora, preferisci le lasagne, i cannelloni, oppure il pollo con le patate?» Insiste, e a questo punto mi sento costretta a dover scegliere e accettare la richiesta.
«Beh, sono onesta: per quanta roba buona hai proposto, ti direi che voglio tutte e tre le cose, ma meglio di no. Diciamo che i cannelloni mi stanno chiamando fortissimo, ma opto per il pollo con le patate, è da un sacco di tempo che non lo mangio.» Mi decido. devono sempre mettermi di fronte a scelte difficili.
«Okay, vado a dare una mano a mamma per portare la roba, allora. Non muoverti.» Scherza, facendo la sua battuta.
Io alzo le mani dal letto, senza muovere le braccia. «Eh., magari potessi andarmene da qualche parte. Sono bloccata qui, quindi qui mi trovi.»
Dopo essere rimasta sola, sono tentata di chiamare Esteban, ma credo che, in questo momento, sia crollato come le torri gemelle sul letto. Dopo una settimana, si è deciso per tornare a casa, quindi credo che sia più che lecito che ora voglia recuperare un po' del sonno perduto. Non posso disturbarlo, quindi.
Resto in attesa del ritorno di Erika e sua madre Julien, e nel mentre il mio cellulare squilla. Erika. cosa vuole dirmi adesso? Ho già deciso quello che vorrei per il pranzo, quindi cosa le serve ora? Vuole farmi scegliere un contorno, un dolce, oppure dirmi che quello che ho scelto è terminato? Sono troppe le probabilità legate a questa sua chiamata. Per sapere di cosa si tratta esattamente, non mi resta che rispondere.
«Erika, ti ho detto che non posso scappare. Sono sempre qui, immobile.» Scherzo, riferendomi al fatto che, prima di andarsene, mi aveva chiesto di non muovermi.
Dopo la mia risposta, però, dall'altro capo del telefono regna il silenzio.
«Erika? Erika, mi senti?» Ancora nulla. Forse ha sbagliato a chiamare, oppure la chiamata si è avviata da sola. Non è da lei chiamare senza dire una parola, quasi come se fosse uno scherzo telefonico.
«Rik?» Sono sul punto di interrompere la chiamata, ma finalmente la risposta si fa sentire.
«Ma ciao, piccola Jenny. Non hai sentito neanche una mosca, finora, giusto?»
Subito mi rendo conto che è lo sconosciuto a parlare con il cellulare della mia amica. Il modo in cui lui mi chiama è inconfondibile. Solo Maya, oltre a lui, mi chiama così.
Aspetta... Maya? Potrebbe essere lei la persona che mi sta importtunando? Non avendola vista per più di 15 anni mi da il sospetto. Non posso più sapere come è diventata caratterialmente.
«Cosa stai facendo con il telefono di Erika? Cosa hai fatto alla mia amica?» Chiedo, comunque. I sospetti devono restare tali fin quando non ho delle prove concrete su chi è il responsabile di tutta questa merda.
«Oh, beh, questo non lo so neanche io di preciso, mia cara Jenny. Ci possono essere ben due possibilità: è svenuta per il mio stordimento, o peggio ancora, è morta. Io preferisco di più la seconda, ma nel caso non fosse quella giusta, posso sempre terminare la mia missione.» La sua voce è crudele, malefica. Come fa a parlare così liberamente e fieramente di queste cose e di quello che fa? Così si aggiudica un vero mostro?
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Amore tossico
RomanceIl bisogno di avere una persona da amare, che sia un nerd o un bad boy; un migliore amico sul quale poter contare sempre, poter raccontare ogni cosa, e vivere tante folli avventure insieme; diventare qualcuno nella vita, sentirsi realizzata, avere u...
