2. Pepperdine University

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Felpa, pantaloncini, sneakers, capelli acconciati in due trecce francesi e una bandana nera che richiama il colore dei pantaloncini. Cosa manca?

Ah, dimenticavo... almeno un po' di mascara me lo merito, giusto per ravvivare il mio sguardo.

Preparo successivamente anche lo zaino bianco, riempiendolo di sigarette, chewing-gum e portafoglio. Lo metto in spalla, e dopo aver rifatto il letto, esco di casa.

Sono due giorni che sono qui, senza contare il giorno che sono arrivata, ma ho avuto solo l'opportunità di comprare piatti, pentole, bicchieri, posate varie, e le pentole. Non sono riuscita a prendere nulla da mangiare, se non qualcosa da mangiare al momento stesso, quindi per ora devo arrangiarmi delle cose pronte e veloci.

Appena metto piede fuori, i raggi del sole illuminano il mio viso, e ciò mi provoca una smorfia di disgusto. Non mi piacciono le cose che di norma dovrebbero rendere più felici.

Al primo bar che trovo sul corso, entro, e prendo un caffè. Oggi non voglio nulla per colazione. Sono anche di fretta perché devo assolutamente andare a fare un po' di spesa, almeno per prendere la pasta, un po' di verdura, e un po' di legumi. Magari anche un po' di philadelphia e le mozzarelle, se le trovo. Poi, più in là farò qualche spesa più completa.

Prima di andare a fare la spesa, però, vado a fare un giro sulla spiaggia di Malibu, la famosa "casa" di Barbie. Non sono il tipo che fa credere di amare questi cartoni animati, ma in segreto sono davvero un'appassionata di queste cose. Se mi parli di manga, poi, hai tutta la mia attenzione.

La mia mente viaggia mentre vedo delle persone che praticano il surf: ci sono delle onde pazzesche, e deve essere stupendo cavalcarle.

Appena mi rendo conto che la gente presente in spiaggia comincia a fissarmi, distolgo lo sguardo dall'oceano e me ne vado, ritornando sulla via del corso.

Mi fermo a comprare il cibo da Vintage Grocers, e poi ritorno a casa, nel mentre addento un pezzo di pepperoni pizza. Come ho detto, preferisco la colazione salata.

Tornata a casa, la prima cosa che faccio è mettere a posto il cibo, e poi metto un po' d'acqua sulla piastra elettrica, con l'intenzione di farmi due uova sode per il pranzo.

Mentre aspetto che l'acqua cominci a bollire, per poter inserire le uova, passo il tempo sul mio vecchio cellulare, rispondendo al solito buongiorno di mia madre, per poi cercare qualche nuova serie tv da poter divorare questa sera.

Dopo aver privato le uova cotte dalla buccia, cambio pentola, e tosto una grande fetta di pane sulla padella, e nel mentre taglio metà avocado e metà limone, componendo la guacamole. Compongo il mio sandwich, e mentre metto la nuova serie tv su netflix, mi gusto il mio piccolo pranzo healthy, dopo di che, termino il tutto con una bella mela rossa. Peccato che ancora non ho preso la macchina per il caffè: ci vorrebbe.

Subito dopo, spengo la tv, aggiungo il quaderno e la penna nera nello zaino, e con l'aiuto del navigatore, mi avvio verso la Pepperdine. Non dovrebbe essere molto distante da qui, e anche se fosse, oggi non ho lezione, quindi ho tempo per arrivarci. Poi, sono a piedi, perché ancora non so come funzionano i mezzi pubblici qui e dove prendere i biglietti. È tutto differente qui, e ci vorranno giorni, se non mesi, per capire ogni cosa.

Mentre seguo le indicazioni di google maps, gli occhi cominciano a farsi pesanti, costringendomi a fermarmi per qualche minuto. A quanto pare il jet lag comincia a farsi sentire, perché qui ora sono appena le 3:30 pm, ma per me è ancora come se fossero le 11:30 pm. Otto ore di differenza non sono poche.

Dopo essermi ripresa un po', riparto, e arrivo all'entrata dell'università alle 4:15 pm. Appena mi guardo attorno, subito mi saltano in mente le puntate di Zoey101, e uno strano sorriso illumina il mio volto solitamente spento. Avevo completamente rimosso questo ricordo. Andrò nell'università più famosa del mondo della tv. Chissà, magari incontrerò qualche star del cinema.

Caccio via il pensiero, privandomi anche del sorriso che tanto detesto, e dopo tanti "lo faccio" e "non lo faccio", decido finalmente di entrare nell'enorme edificio.

La prima cosa che mi accoglie è un forte profumo di lavanda, e la prima cosa che mi colpisce, invece, è l'enorme spiaggia che si intravede al di là dell'enorme facciata di vetro... l'università è decisamente normale.

Mi avvicino alla facciata, e ora che ci sono con la faccia attaccata, posso intravedere anche un ampio giardino da picnic, qualche albero e qualche tavolo per il pranzo. Accogliente come posto.

A distogliermi dal mio spirito esplorativo del panorama è il caos presente all'interno della struttura. Girandomi, noto molti gruppi di ragazzi intenti a parlare, ridere tra loro, ripetere e chissà cos'altro... sembrano così felici e tranquilli. Ma sarà davvero facile?

Comincio a vagare per i corridoi in cerca della segreteria, ma trovo tutt'altro che la stanza che mi serve. Sono tentata dal chiederlo a qualcuno e farmi aiutare, ma sono troppo orgogliosa per farlo. Sono arrivata da sola fin qui, quindi me la posso cavare perfettamente da sola.

Mezz'ora più tardi, l'unica stanza che ho trovato, escluse le classi delle singole discipline e gli infiniti armadietti, è l'infermeria, divisa in tre porte, che presumo conducano tutta ad una stanza enorme e condivisa. Cos'è, un ospedale?

Proseguo per l'infinito corridoio, e passo l'aula del direttore, e quella dedicata ai fumatori. Passo persino il bagno delle donne e quello degli uomini, ma della segreteria non c'è traccia. Forse non esiste qui.
No, non posso mollare proprio ora. L'edificio è grande, può essere ovunque, e quel che ho visto sarà appena un quarto di tutto l'istituto. Passo i diversi laboratori, gli spogliatoi, la palestra e altre aule, ma dopo un po' comincio a perdere la speranza. Sembra di cercare un ago nel pagliaio. È un vicolo cieco.

Non appena mi fermo e comincio a guardarmi attorno, indietreggiando un po'. per ragionare su quale corridoio prendere per questa maledetta stanza della segreteria, qualcuno mi finisce addosso dalle spalle, facendomi cadere in avanti.

Sbalordita, cerco di ricompormi e, nel mentre mi alzo, comincio a preparare una serie di minacce da rivolgere alla persona misteriosa, ma appena vedo di chi si tratta, le parole mi muoiono in bocca.

«Hey, ci si rivede. Questa volta mi hai pedinato tu...»

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