Lo squillo del mio cellulare interrompe il momento che, in tutta onestà, avrei volto interrompere io. Stavo cominciando a sentirmi a disagio per quello che ho appena confessato, e per il suo successivo strano comportamento.
«Porca puttana, se è di nuovo lo sconosciuto del cazzo, giuro che ti butto il telefono nel water e te ne vado a comprare uno nuovo con una sim nuova, così che non avrà più neanche il tuo numero.» Ricomincia a delirare, mentre io guardo il display.
«Calmati, ES. È solo tua cugina.»
Rispondo, abbozzando un sorriso per il suo strano comportamento, ed Erika risponde subito dopo di me.
«Dove sei?»
«Sono a casa, perché?»
«Esteban è con te?» Io lo guardo, senza sapere cosa rispondere.
«No.» Mi suggerisce di rispondere.
«Che palle, quel coglione lascia casa con luce accesa e musica a palla e se ne va senza avvisare. Non ha neanche il cellulare con se, perché ho provato a chiamarlo e lo ha lasciato sul divano. Ti va se andiamo a cercare insieme quel bambino?» Intanto, in vivavoce, Esteban ascolta tutto.
«Vedi che ti sento, stronza.»
«Bastardo, allora i miei intuiti sono giusti.»
«Come è andata la visita al centro?» Chiedo, cambiando discorso per evitare conversazioni o litigi futili.
«Va bene se vengo a casa tua e ne parliamo, cosi mi aiutate anche voi a farmi sentire meglio?»
«Beh, se vuoi venire, qui c'è sempre posto per voi due, quindi prego. Ti aspettiamo fuori casa però, è comunque buio.»
«Nono, non preoccupatevi. C'è mia madre con me, visto che ha dovuto accompagnarmi in struttura.»
«Oh... va bene. Ci vediamo qua, allora.»
Stacco la chiamata. «Mi sa che oggi non è proprio giornata per studiare.»
Esteban ride. «Io lo avevo detto che non avevo voglia di farlo, ma speravo comunque di leggermi qualcosa. Non posso ridurmi sempre all'ultimo.»
«A me sarà il mio primo esame, e non so neanche come funziona, perciò ti lascio immaginare.»
Lui propone di aiutarmi, e mi spiega come si svolgerà esattamente, e persino dice di poter aiutarmi con i riassunti, ma io lo blocco. «Magari un altro giorno, ma ora proprio no. Sto iniziando ad avere fame e sono le 7.»
Togliamo quindi la roba dal tavolo, e mentre lui prepara la tavola, chiedendo dove sono le varie cose per apparecchiare, il comincio a rovistare nel frigo per decidere cosa cucinare.
Il mio occhio cade sulle mozzarelle fior di latte. Ne ho due confezioni diverse: vaccina e di bufala. Io sarò team bufala, per sempre.
Ovviamente, però, visto che siamo in più persone con gusti diversi, apro entrambe le confezioni, e le metto in due recipienti. Poi, do anche un'occhiata alle altre cose nel frigo.
Esteban mi raggiunge. «Cavolo, Jen. Tu mi vuoi proprio male. Non puoi cacciare le mie mozzarella preferite perché sono intollerante al lattosio.»
«Ah, oddio... aspetta, sicuramente ho qualcos'altro. Ti vanno bene le uova? Potrei farle fritte, o anche sode per tutti.»
«Si, credo che si possono anche fare quelle sode. Tanto mangerò ugualmente la mozzarella di bufala. Insomma, non posso rinunciare alla mia vita per un'intolleranza del cavolo.»
Scoppio a ridere, non lo direi mai ad alta voce, ma Esteban a volte è decisamente un comico. In più, in tante cose siamo uguali e la pensiamo allo stesso modo, quindi mi fa ridere ancora di più, perché è come se vedessi una versione di me in maschile. Certo, sicuramente lui non è stronzo e apatico come me, ma il resto ci sta. In effetti, non è possibile essere la fotocopia.
Dopo aver messo le uova a bollire, mi dedico alla verdura. Forse gli spinaci è la scelta giusta: non ho insalata, i pomodori di solito non piacciono a nessuno, le carote che ho sono amare, e le patate ci vogliono troppo per cuocere.
Prendo quindi la busta di cubetti di spinaci dal congelatore, e li metto nella pentola a scongelare sul fornello, aggiungendo un po' d'acqua.
Mentre il tutto cuoce, vado ad aprire il campanello, e Erika e sua madre entrano in casa.
«Ciao, Zia.»
«Esteban, sei proprio una causa persa. Se una persona stesse in punto di morte, con te potrebbero anche trovare le ceneri. Sei sempre irreperibile.» Lo rimprovera scherzosamente, e lui ridacchia, divertito. «Tieni, ti abbiamo portato il cellulare, e vedi di tenerlo di più con te, perché nella vita può succedere qualsiasi cosa, e devi sempre tenerti pronto.»
«E chi lo sa, magari muoio io e nessuno lo saprà mai.» La madre di Erika le tira uno schiaffo leggero sul braccio, per poi spostare la sua attenzione a me.
«Piacere, Julien.»
«Jenna.»
«In realtà sei interamente Jenna Alisha Sophie.» Erika si vanta di avere un'amica con tanti nomi, ed io mi sento in imbarazzo. Non c'è bisogno di evidenziare tutto.
«Wow, ogni nome deve avere una storia.»
«Beh, credo che non lo sapró mai.» Per terminare la conversazione, torno ai fornelli per girare gli spinaci, e controllare l'ebollizione dell'acqua di cottura delle uova. Ancora nulla.
Intanto il campanello di casa suona di nuovo. E chi è, adesso? Non c'è nessun altro ospite da attendere.
Guardo Esteban e ci capiamo all'istante.
«Vai ad aprire. Qui posso continuare io, tranquilla.»
Mi avvio, quindi, verso la porta d'ingresso, con Esteban al mio fianco. Lui si fa avanti e apre la porta.
«Cazzo, amico, pensavamo fossi un'altra persona. Cosa ci fai qui?»
Mi sporgo quindi per vedere chi è. No, lui se ne può andare.
«Tu cosa ci fai qui. Io sono venuto per portare a cena la mia ragazza.»
«Io non sono la ragazza di nessuno, Jonah, e tanto meno verrò a cena con te. Ho ospiti a casa, e sto già cucinando. Tu non sei il benvenuto.»
«Oh, io credo proprio di si. Direi proprio che mi devi delle spiegazioni.»
«Ah si? E su cosa, il fatto che sei un bambino?»
«O mio dio, Jonah, anche tu sei qui.»
«Julien, da quanto tempo. Mi sei mancata.» Jonah entra in casa spingendo me ed Esteban, e abbraccia la madre di Erika.
Minchia, sembra quasi una puntata di Beautiful, in cui tutti si conoscono e io sono l'unica intrusa.
«Accomodati a tavola, dai. A breve la cena è pronta, e visto che siamo tutti qui, approfittiamone per passare una serata tutti insieme.»
Jonah annuisce a Julien e si volta verso di me, rivolgendomi un sorriso compiaciuto. Lurido manipolatore.
Io ed Esteban ci sguardiamo e, sconfitti, chiudiamo la porta e andiamo a tavola. Porto i piatti insieme ad Erika, preparati da sua madre, e ci sediamo tutti.
«Sia lodato il signore, e ringraziamolo per tutto il cibo che ci dona.»
Guardo la donna sconcertata. Veramente tutto questo cibo l'ho offerto io con i miei soldi.
«Amen.» Rispondono tutti tranne io. Cos'è questa messa in casa mia?
Cominciamo a mangiare, ma prima che io possa mettere in bocca il primo pezzo di pane, il cellulare vibra nella mia tasca varie volte. Non è una chiamata, ma alcuni messaggi.
*Buon appettito, e mondo finito.*
*Cavolo, quella donna è proprio una fregna. Potrebbe essere una preda perfetta per il prossimo round.*
*Una piccola parte della famiglia a cena insieme. Che dici, mi unisco anche io? La famiglia al completo è sempre meglio.*
Mi guardo attorno, un po' spaventata ma anche confusa. Chi cazzo è che mi scrive messaggi del genere?
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SPAZIO AUTRICE
OHOH anonimi alla riscossa🙈 chi è che sta importunando Jenna, secondo voi?
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Amore tossico
Storie d'amoreIl bisogno di avere una persona da amare, che sia un nerd o un bad boy; un migliore amico sul quale poter contare sempre, poter raccontare ogni cosa, e vivere tante folli avventure insieme; diventare qualcuno nella vita, sentirsi realizzata, avere u...
