«Non ne ho idea. L'ho trovata a terra che non riusciva a muoversi, e ovviamente ho pensato di chiamare voi. Io non ho corsi di primo soccorso.» Spiega il signore agli infermieri. Sono appena stata salvata, in un certo senso, da una persona a caso.
Recapitolando, ad occhi chiusi è stato lo sconosciuto ad interrompere la mia missione di denuncia, e un altro sconosciuto mi ha aiutata chiamando i soccorsi. Più buffo di così non potrebbe essere.
«Non ha notato nulla di strano sulla strana, prima di chiamare noi?»
«Beh, se trovare una ragazza morente a terra non è qualcosa di strano, allora non so cosa intendete.»
«Intendo quello che le è successo. Hai visto che accadeva qualcosa di sospetto, o ti ha detto qualcosa la ragazza?»
«Non ho visto niente, e lei sta messa talmente tanto male che non spicca neanche un grido di dolore.»
Eh, già. Questo è vero, in effetti, ma ciò non mi vieta di provarci,
«U-uo-mm.» Mugolo, emettendo suoni strani. Spero solo che riescano comunque ad individuare la parola chiave.
«Riesci a ripetere, signorina? Dicci almeno come ti chiami.» Si avvicina il dottore al lettino dove mi hanno coricato delicatamente. Intanto, riesco a scorgere il volto della persona che non conosco, che tanto sconosciuta non mi sembra. Credo di averlo visto da qualche parte, ma la mia testa non riesce a collegare dove. Forse è un professore dell'università che ho intravisto qualche volta di sfuggita. Mi sembra l'unico collegamento plausibile.
«Je-en...»
«Jennifer?» Chiede per conferma ma, vedendo la mia faccia contrariata, si alza in piedi, controllandomi. «Hai il cellulare o qualche documento con te? Magari possiamo individuare la tua identità, e avvisare qualche tuo familiare.»
Sono quasi pronta per negare e rifiutare la sua proposta, considerando che non ho nessun familiare con me, ma lo sconosciuto si avvicina e tende il suo braccio.
«Questo è il suo cellulare. L'ho trovato a qualche metro lontano da lei, quindi l'ho recuperato. Solo, non so quanto possa esservi utile, perché è distrutto.»
Porca miseria, a causa di un coglione psicopatico ho perso anche il cellulare. Chi lo sa, ci manca solo che ora resterò tetraplegica, oppure che devono amputarmi braccia, gambe e mettermi il busto. Sto messa male, e non me la caverò con poco, e per come mi stanno andando le cose nell'ultimo periodo, posso aspettarmi anche la morte precoce.
«Proverò a trovare un modo di rintracciarla. Non possiamo avere e curare una paziente senza identità e senza sanità. Deve pur sempre avere qualche riconoscimento, e ha anche il diritto di mettere al corrente i suoi genitori. Ha bisogno di qualcuno al suo fianco.» Il dottore fa per andarsene ma il signore lo ferma.
«Ci sono io, allora. Alla fine, posso rimanere fino a domani con lei a farle compagnia.»
«Dobbiamo comunque fare i nostri tentativi. Deve essere pur sempre la sua famiglia a starle accanto. Lei l'ha solo trovata per caso.»
L'uomo fa per obiettare ma resta in silenzio. Il dottore, invece, va a prendere il suo laptop e torna nella stanzetta. Solo ora realizzo di essere in ospedale, il mio peggior incubo. Credo che ormai è chiaro: è arrivata anche la mia fine.
Intanto, cercando di non focalizzare la mia attenzione al fatto di non riuscire a muovere nulla oppure al fatto di essere in ospedale, mi concentro sul dottore, che intanto collega il cavetto del cellulare all'usb del pc, e fa le sue ricerche.
«Dunque, ho trovato solo il numero memorizzato di sua madre, una certa Josie. Aspetta...» Il dottore guarda di nuovo me, e io guardo lui. «Io ti ho vista recentemente. Sei la figlia della donna che era in coma per un incidente, alla quale hanno staccato la spina.» Realizza. Io sto per strozzarmi con la mia saliva e rischio di scoppiare a piangere. C'era bisogno di rinfacciarmi tutta questa merda?
«Cavolo, e adesso a chi rintraccio? John, ricordi come si chiamava il suo ragazzo?» Chiede all'altro dottore. Io non ho nessun ragazzo, per chi mi sta scambiando adesso?
«Aspetta, era strano come nome, ma era simile a quello di The Vampire Diaries.» Okay, ecco un altro motivo per cui detesto gli ospedali: i dottori che ci lavorano sono tutti insani di mente. Che cosa centra una serie televisiva in tutto questo?
«Stefan, quello biondo? No, non mi sembra che si chiamava così. Era S-S-S... giusto, si chiamava Esteban. Ma non è americano?»
Ribadisco, non sono normali.
«Presumo di no. Credo sia spagnolo, perché il nome ha origini spagnole.»
«Non lo so, a vederlo di sfuggita, all'inizio, mi era sembrato coreano.»
«Ma no, la sua pronuncia sembrava quella di una persona dell'Italia del nord.»
«Oddio, un po' si, ma non è italiano. E se fosse albanese?»
«Vabbeh, qualche altra nazionalità? Vuoi vedere che alla fine è rumeno?»
Tramite il computer si mette alla ricerca del numero di Esteban.
«Eccoci qui. Credo proprio che sia lui. Non credo che qualcuno memorizzerebbe qualcuno "ES" come acronimo di Esemplare.»
Avviano la chiamata. «Jen, già sentivi la mia mancanza?» Lo sento ridacchiare. Cavolo, non sapevo che facendo la chiamata dal pc con il mio cellulare collegato, sarebbe ugualmente uscito il mio nome.
«Pronto, signor Esteban?»
«Oddio, sei lo sconosciuto. Brutto bastardo, cosa hai fatto a Jenna?»
Il dottore, stranito dalla convinzione di Esteban, guarda all'uomo accanto a me, proprio colui che ha chiamato i soccorsi. No, non credo che lui abbia a che fare con questo schifo, si è trovato a caso nei miei paraggi e mi ha aiutata.
«Chiamiamo dall'ospedale. Sono il dottor Kennedy, la sua ragazza è in un pessimo stato, è stata molto ferita ma non abbiamo la più pallida idea di cosa possa esserle accaduto. Sappiamo soltanto che un uomo che l'ha trovata a terra e ci ha chiamato, cosi che potessimo portarla in ospedale. A breve valuteremo un modo per immobilizzarla e trasferirla in reparto. È disposo a venire qui per starle accanto? Credo che le serva una persona al suo fianco, sperando che possa riprendersi un po'.»
«Cazzo, me lo sentivo. Posso parlare con la persona che vi ha chiamato? Magari gli faccio un po' di domande, nel mentre vi raggiungo all'ospedale.»
Il dottore acconsente e si sposta dal tavolino dove si trova il pc, così da far sedere l'uomo.
«Visto? Quell'accento è decisamente rumeno.» Puntualizza rivolgendosi all'altro dottore.
«Pronto?»
«Lurido bastardo. Cosa hai fatto a Jenna? Non ti è bastata sua madre?» Urla.
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SPAZIO AUTRICE
Aggiorno ora,8:15 di sera, appena tornata a casa da Salerno dopo tanti controlli. Piango😭
Cosa ne pensate della storia?❤️
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Amore tossico
Storie d'amoreIl bisogno di avere una persona da amare, che sia un nerd o un bad boy; un migliore amico sul quale poter contare sempre, poter raccontare ogni cosa, e vivere tante folli avventure insieme; diventare qualcuno nella vita, sentirsi realizzata, avere u...
