Ovviamente, stupida quale sono, mi dirigo al Drug of breakfast, come richiesto da Esteban. Non so cosa esattamente mi sta spingendo ad andare lì, ma la sua voce mi è sembrata davvero preoccupata, e spero di sbagliarmi, ma presumo che si tratti anche di qualcosa di abbastanza brutto o serio.
In caso contrario, non credo che si sarebbe permesso di prendere il mio numero dal cellulare di Erika.
Arrivata all'entrata, respiro affannosamente per riprendere tutto il fiato perso, e poi entro, trovando Esteban seduto allo stesso tavolo dove ci sedemmo la volta che mi fece assaggiare la focaccia con il salame piccante.
Appena mi vede avvicinarmi al tavolo, si alza e mi viene incontro.
«Grazie davvero per essere venuta. Se non si fosse trattato di un'urgenza, non lo avrei mai fatto, ma a quanto pare è una cosa abbastanza seria.» Mi abbraccia in cerca di conforto, ed io, anziché pensare al gesto, penso all'enorme preoccupazione che mi sta infondendo. Di cosa parla? Non può mettermi tutta quest'ansia per poi non parlare.
Appena scioglie l'abbraccio che non sono riuscita a ricambiare, anziché sedersi di nuovo, si dirige verso l'uscita del locale, ed io lo seguo.
«Vuoi dirmi che sta succedendo? Per quale motivo mi hai fatto venire qui ed ora già ce ne stiamo andando?» Alzo un po' la voce involontariamente.
«Non avrei dovuto farti arrivare fin qui, questo è poco ma sicuro, solo che non sapevo come darti l'indirizzo di casa, o meglio non sapevo se saresti riuscita a capire dove si trova un posto dove non sei mai stata.»
«E a cosa mi sarebbe servito il tuo indirizzo di casa?» Sono completamente confusa. A cosa mi servirebbe il suo indirizzo di casa? Questa non mi sembra affatto una cosa seria.
Esteban risponde alla mia domanda prontamente. «Fidati, ora ti accompagno io, e vedrai tu stessa cosa è successo. Io non sono riuscito a farla ragionare, perciò credo che tu possa essere più utile di me.»
«E cosa dovrei fare? Lei chi, poi? Ti giuro, Esteban, non ci sto capendo niente. Se non sei più chiaro, ovvio che neanche io sarò utile.» Per essere onesta, poi, perché io? Si, mi piace aiutare gli altri, ma sicuramente non credo che questo faccia al caso.
«Lo capirai da sola appena vedrai con i tuoi stessi occhi.»
«Basta che arriviamo subito, altrimenti l'ansia arriverà per uccidermi prima del previsto.»
«Altri due minuti e siamo arrivati.»
Come di parola, dopo esattamente due minuti ci fermiamo davanti ad una bella casa grigio chiaro. Ho paura di entrare, sinceramente. Io sono una tosta, difficilmente qualcosa mi turba, ma Esteban ha saputo perfettamente come mettermi ansia. Cosa c'è da vedere di così agghiacciante, tanto da chiedere aiuto a me?
Titubante, seguo comunque Esteban dentro la sua cosa, e vedo di tutto fuorché qualcosa di strano. Sto per chiedere spiegazioni, andando subito a pensare a tanti altri motivi per portarmi a casa sua, ma lui mi precede.
«Vieni, si trova al piano di sopra, in camera sua.»
«Ma lei chi?» Insisto ma, come prima, non mi risponde. Fra poco prendo e me ne vado. Cosa devo vedere, la sua ragazza? Sicuramente non mi interessa.
Controvoglia, continuo a seguirlo e finalmente arriviamo alla suddetta stanza. Mi fa cenno di entrare, senza di lui, e lo guardo dubbiosa. Sicuramente, a questo punto, si tratta di uno scherzo.
Insiste nel farmi entrare, e senza pensare alle mie azioni, abbasso la maniglia e quello che mi trovo davanti mi gela il sangue nel mio corpo.
Corro subito verso Erika cercando di farla ritornare in se stessa. Sembra fuori di se, completamente priva di sensi. Cristo, cosa ha combinato? Cosa le è passato per la mente?
«Erika? Erika, mi senti? Sono Jenna.» Cerco di farmi sentire, ma nessuna risposta.
«C'è un bagno?» Mi rivolgo ad Esteban, spaventata, e lui mi indica una piccola porta presente in questa stanza.
Subito mi alzo dal letto dove Erika è distesa, e mi dirigo nel bagno, cominciando a rovistare tra tutti gli armadietti, in cerca di quello che mi occorre. Fortunatamente, riesco a trovare l'ovatta e l'acqua ossigenata, e mi munisco anche di un asciugamano, inzuppandola d'acqua fredda. Spero di star facendo nel modo giusto.
Ritorno da lei, e la prima cosa che faccio, dopo aver imbrattato l'ovatta con il disinfettante, è medicarle i tagli incisi sulle sue piccole braccia scoperte. Le metto anche l'asciugamano bagnato sulla fronte, passandoglielo prima su tutto il viso, dopo di che ritorno ai tagli. Perché lo ha fatto?
Sto provando a farla riprendere, continuando anche a chiamarla, ma nulla, non ritorna in se. Cosa posso fare? Chiamare l'ambulanza sarà un grosso rischio, perché presumo che la sua famiglia non è al corrente di questa situazione.
Continuo a disinfettarle le ferite, sperando di sistemare almeno questo, e poi ritorno a lei, continuando ad inumidirla con l'acqua fredda, passando l'asciugamano anche sul collo, sulla tempia, e sulle caviglie. Sto provando di tutto. Io non ricordo cosa si fa esattamente in situazioni del genere.
Le controllo il polso, e fortunatamente le pulsazioni, seppur lente, ci sono ancora. Almeno questo è positivo.
«Quando l'ho vista io, era ancora cosciente, cazzo.» Impreca Esteban, mettendosi le mani nei capelli. È chiaramente preoccupato per sua cugina.
«Zitto, abbiamo ancora qualche change. Possiamo ancora farcela. Mi serve una mano, però. Aspetta un attimo qui.»
Ritorno in bagno, apro il rubinetto della vasca, mettendo la temperatura a freddo, e torno nella camera.
«Sicuramente non è il caso di spogliarla, ma dobbiamo tentare. Tu la prendi dai piedi, ed io cerco di prenderla dalle spalle.» Facciamo come ho detto, e dopo vari tentativi di prenderla, finalmente ce la facciamo e la portiamo nel bagno, immergendola nella vasca, avendo cura di non farle immergere anche la testa. Di certo non dobbiamo affogarla.
Intanto, continuo anche a disinfettarle le braccia dai tagli, e poi attendiamo qualche minuto. Questa è la nostra ultima opportunità. Se non si rivelerà soddisfacente neanche questa, ci resta solo che chiamare l'ambulanza. Non può morire in questo modo. Non è ancora la sua ora.
Dopo un paio di minuti, finalmente udiamo un respiro forte, quindi ci voltiamo subito verso di lei, che la vediamo raddrizzarsi con la schiena e continuare a respirare affannosamente. Immediatamente, prendo un accappatoio che trovo appeso, e Esteban cerca di tirarla fuori dalla vasca, facendo molta fatica, anche perché Erika non riesce a rispondere da se.
Cerco di dargli una mano, dopo di che lui la mantiene dritta, in piedi, mentre io le avvolgo l'accappatoio. La portiamo sul letto, dove lei casca distendendosi, ed io mi metto alla ricerca di vestiti e intimo asciutti. La febbre non deve prenderla.
«Puoi uscire, adesso? Devo cambiarla, e non credo che puoi vederla nuda.» Lui, come è giusto che si comporti un cugino, mi guarda in modo preoccupato.
«Stai tranquillo. Nel caso mi servirà una mano, ti chiamo.»
Lui, a questa condizione, esce dalla camera, ed io mi metto immediatamente a spogliarla, trovando diverse difficolta lungo il percorso. Alla fine riesco a completare la prima missione, e comincio a vestirla, trovando ancora più difficoltà di prima, ma fortunatamente Erika comincia ad avere i suoi movimenti, e mi aiuta nell'intendo, terminando anche la seconda missione.
«Grazie, Jen. Se non fosse stato per te, non so cosa sarebbe potuto accadere.»
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Amore tossico
RomansaIl bisogno di avere una persona da amare, che sia un nerd o un bad boy; un migliore amico sul quale poter contare sempre, poter raccontare ogni cosa, e vivere tante folli avventure insieme; diventare qualcuno nella vita, sentirsi realizzata, avere u...
