CAPITOLO 12

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IL LETTO DEI MIEI INCUBI
➶☽ Samira ☾➴

Percy sembrava abbastanza scioccato da Los Angeles, dalla vita notturna e dai barboni dall'aria affamata e spaventosa. E menomale che era di New York.
Non so perché la cosa non mi provocò alcun effetto, in effetti cercavo di non provare niente da quando ero uscita dal Casinò.
Dei, mi vergognavo così tanto che il solo pensiero mi faceva diventare tutta rossa e la rabbia prendeva il sopravvento.
Avrei dovuto capire che Cassian stava seguendo un profumino magico, mi aveva anche detto che c'era odore di semidei. Chissà quanti erano imprigionati lì dentro, anche se non era male come prigione.
Percy aveva ragione: ero stata felice. 
Mi ero dimenticata delle responsabilità, dei segreti e delle bugie, della solitudine e della paura. Avevo dimenticato mio padre, la terra che mi inghiottiva. Per poche ore o giorni, mi ero sentita solo una ragazzina che poteva fare cose da ragazzina.
L'ultima volta che avevo ballato era stata anni prima, quando papà mi aveva iscritto a danza.
Avevo smesso per il semplice fatto che non provavo più gioia, per niente.
Luke mi aveva offerto di ballare, una volta, in cima ad una roccia e come una bambina infantile mi ero offesa, perché non potevo farlo e lui lo sapeva.
Non pensavo di meritarmi nulla di buono.
Eppure ero lì, insieme a due semidei e un satiro che non facevano che fissarmi che un po' di speranza rispetto a quando eravamo partiti. Non volevo illuderli, soprattutto Annabeth.
E Percy...lui non voleva proprio smetterla di essere irritante.
Aspettarlo sulla spiaggia fu la sola che mi calmò, non avevo chiuso occhio per tutto il viaggio per evitare che i nostri sogni si intrecciassero. 
Ma avevo paura che fosse già accaduto, chiunque gli parlasse da quel baratro non poteva essere Ade e sapevo una cosa sui suoi incubi, una che non potevo dirgli : credevo che i fantasmi che cercassero di tirarlo via fossero i miei.
Mia madre era una dea oscura, gli spiriti le rispondevano come avrebbero fatto al dio della morte. Forse il mio potere aveva cercato di aiutarlo.
Non ne ero certa e preferivo restare nel dubbio, come sempre.
In ogni caso, la sabbia e la schiuma del mare mi fecero bene, dimenticai la stanchezza e mi sentì pronta per continuare, persino per cambiarmi. 
Sì, quel vestito era fenomenale ma era troppo per la mia personalità asociale e acida.
Se dovevo restare nella parte, dovevo mettermi qualcos'altro e poi... presentarmi in rosa ad Ade sarebbe stata un'entrata in scena che non credo avrebbe apprezzato.
Grazie a Ares avevamo un cambio, optai per dei jeans blu e una maglia bianca a maniche corte.

Grazie a Ares avevamo un cambio, optai per dei jeans blu e una maglia bianca a maniche corte

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Quando Jackson uscì dall'acqua, tutto asciutto, iniziò a parlare di una Nereide. Distolsi lo sguardo, mi vennero persino i brividi e di scatto uscì dalla schiuma.
Conoscevo una Nereide, l'aveva vista una sola volta ed era accaduto quando ero molto piccola, quindi avevo ricordi sfocati di lei. 
Il mare era il suo regno e io non le piacevo, non più. Quindi feci per allontanarmi, tacendo per tutto il racconto di Percy e sulla sua delusione per la mancata apparizione di Poseidone.
Mi dispiacque per lui ma non lo dissi, non lo avrebbe aiutato.
Ci mostrò delle perle, ci avrebbero salvato in caso di bisogno e fu di certo più di quanto mia madre avesse mai fatto per me.

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora