CAPITOLO 76

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IL MONDO STA FINENDO E LUI VUOLE "SOLO PARLARE".
➶☽ Samira ☾➴

Nella mia vita ho sempre fatto fatica a convincere me stessa a fare qualcosa.
Mi sono sentita spesso disorganizzata, confusa, persa rispetto a chiunque altro.
Gli altri vivevano le loro vite in base a quello che volevano, sceglievano una carta dal mazzo e qualunque fosse il risultato lo seguivano.
Ma io no.
Ero rimasta dov'ero, senza pensare al futuro perché in quel futuro io non ero io. Immaginavo me stessa in una vita completamente diversa e non c'era mazzo da cui potessi pescare.
Non mi vergognavo della persona che ero diventata, non intendo questo, perché avrei dovuto? Ero sopravvissuta.
Ma certi giorni, certe notti, non riuscivo a capire perché. Perché avevo lottato, perché stessi giocando quella partita, perché stessi facendo la fila senza mai arrivare al mio turno.
Ma forse ero in fila solo perché le altre persone intorno a me facevano lo stesso, perché da sola non solo non sarei andata da nessuna parte, ma alla fine non avrei più neanche voluto aprire gli occhi.
Riuscite a capirlo?
Ero così stanca. Stanca di vivere a malapena, stanca di star male per non essere più forte.
Ero così stanca di farmi intrappolare da ogni situazione della mia vita.
Persino adesso, in una cella negli Inferi con il ragazzo che non avrei dovuto amare, ero esausta.
Se non fossi andata, oh dei, se solo lo avessi lasciato andare prima...
Ma non lo avevo fatto ed eccomi di nuovo qui, negli Inferi.
I suoi occhi su di me, il mio cuore che accelerava e faceva dannatamente male.

<<La collana>> sussurrò alzandosi.

Mi alzai anch'io, pulendomi le ginocchia.
No, non avrei permesso ad Ade di cambiare di nuovo la mia vita e non l'avrei permesso a Percy Jackson. Meritavo di meglio, meritavo una vita vera. La volevo, la volevo così tanto.

<<Dobbiamo scappare>>

<<La collana.>> ripeté. <<La indossi.>>

Non l'avevo mai tolta, la tenevo sempre sotto le magliette o incastrata nel reggiseno. Non volevo vederla, volevo solo sentirla addosso. Il metallo freddo sulla pelle sembrava calmare tutto il resto. A parte quella volta.
Andai alle sbarre, erano polverose e l'odore di zolfo era rivoltante, un'aura rossa delimitava l'area. Magia degli Inferi.

<<Deve esserci un modo per aprirle>> riflettei.

<<Parla con me>>

<<Non abbiamo tempo, dobbiamo aprire questa cella, forse...>>

<<Non hai sentito Ade? Abbiamo un sacco di tempo.>> si avvicinò. <<Litiga con me, ma dimmi qualcosa>>

Appoggiai la fronte alle sbarre.
Non avevo fatto tutta quella strada per finire prigioniera, mi rifiutavo. Non credevo che gli dei mi avrebbero salvata, dovevo farlo da sola. Volevo uscire da lì per strangolare Nico.
Il suo tradimento bruciava.

<<Tu non vuoi che ti rivolga la parola>>

<<Sì, invece!>>

<<No, invece. Perché ho davvero poco controllo, sono stanca e troppo vicina al Tartaro. Potrei ucciderti>>

<<Vuoi uccidermi?>>

<<In svariati modi>>

Sospirò ma non mi voltai, riuscivo a sentirlo pensare. Ed era asfissiante.
La sua intensità era più forte di quanto fossi disposta a sopportare, era come una corrente d'aria che mi tagliava la pelle e il cervello.
Scossi la testa <<Smettila di pensare>>

<<Non posso>>

<<Sì, che puoi. Controlla i tuoi pensieri, lo fanno tutti>>

<<Non posso controllare i miei pensieri su di te>> mormorò. <<Non posso e basta, anche quando vorrei smetterla di pensarti. Ci sei sempre>>

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora