CAPITOLO 39

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A QUANTO PARE HO UNA STALKER
➶☽ Samira ☾➴

Odiavo correre.
Odiavo tantissimo correre.
Ma stavo correndo, con lo stomaco in fiamme, il caffè al posto del sangue e Percy che si comportava come un pazzo mentre mi tirava verso le rotaie.
Avevamo lasciato gli altri a qualche metro di distanza ma il mostro era proprio dietro di noi, continuava a ruggire inciampando e scivolando nello sforzo della salita.
Non era il solo. Non dovevo semplicemente correre ma correre in salita, perché?!
Poi, davanti a noi apparve un tunnel e subito dopo un vecchio ponte a traliccio, che valicava una gola.

<<Perché andiamo lì?!>> sbottai.

<<Ho un'idea folle!>> rispose, continuando a tirarmi, la sua presa era ferrea.

Entrammo nel tunnel, sopra di noi Cassian volava ad ali spiegate e sbucammo dall'altra parte.

<<No, no, no! Jackson, no!>> strillai.

Eravamo sul bordo del ponte e sotto di noi c'era solo la montagna digradava in una gola innevata di oltre venti metri. Lui si voltò a guardarmi <<Ce la dovrebbe fare a sostenerci, coraggio>>

<<Coraggio?! Da quanto ti conosco non fai che avere idee suicide!>>

<<Ora!>>

Il cinghiale apparve dal nostro lato e Percy mi tirò con sé, mi abbraciò e ci scaraventò oltre il bordo del ponte, sul fianco della montagna.
Quando notai i nostri corpi, avvinghiati, pronti a scivolare, il mio istinto di sopravvivenza ebbe la meglio. Con un movimento e un incantesimo che non sapevo di ricordare, creai uno scudo di foschia solida sotto di noi.
Fu un po' come fare snowboard, superando fango, neve e rocce alla velocità della luce.
Il mostro fu meno fortunato perché piombò in caduta libera nella gola con un grugnito, atterrando su un grosso mucchio di neve con un sonoro PUFFF!
Riuscì a frenare lo scudo e lasciai andare la testa sulla spalla di Percy, dato che mi teneva ancora stretta, nessuno dei due aveva più fiato.

<<Stai...stai sanguinando>> realizzai tirandomi su.

Io avevo i capelli pieni di aghi di pino, ma era lui quello messo peggio.
Parve non essere un problema con l'adrenalina ancora in circolo. <<Sto bene>>

Il cinghiale accanto a noi non era morto, ma era bloccato.
La sua idea aveva funzionato, ancora una volta e solo perché era fuori come un balcone.
Le cose stavano andando bene tra di noi, il che era un po' un miracolo dopo l'estate precedente, dove avevamo litigato in continuazione.
Qualcosa era decisamente cambiato in lui, solo che non sapevo bene cosa.
Ma c'era una cosa che non avevo detto a Percy.
Sapevo chi mi stava chiamando attraverso i miei sogni, conoscevo quella voce.
Era Luke.
Diceva semplicemente il mio nome, accadeva da settimane, ma io scappavo lontana.
Non sapevo se fosse reale, ma non sapevo neanche se fossi riuscita a gestirlo perché il mio cuore stava ancora soffrendo per lui. Ero così arrabbiata.

<<Ci sieteeee?>>

Alzammo lo sguardo quando sentimmo la voce di Grover da dove ci eravamo lanciati. <<Quaggiù!>>

<<Lì? Io non scendo laggiù!>> tuonò Talia.

Iniziammo a sentire le loro voci mischiate, sembrava che stessero discutendo e Percy mi si affiancò. <<Che problemi hanno?>>

<<Odio i figli di Zeus. Sono così fastidiosi, questa ha pure paura dell'altezza>> mormorò Cassian.

<<Cosa?!>> scattai.

<<Cosa?>> domandò Percy.

Talia, figlia del dio del cielo, aveva paura dell'altezza? Oh dei.
Annabeth lo sapeva? Per forza doveva saperlo, ma Percy? Per quanto volessi dirglielo, non mi parve giusto, non era un mio segreto, non era una mia paura.
Così scrollai le spalle. <<Abbiamo lasciato i caffè là>>

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora