QUINDICI ANNI E SENTIRLI TUTTI
➶☽ Samira ☾➴
Non avevo mai avuto paura del buio.
Una figlia di Ecate non poteva avere paura di quello che era parte di lei ma quello in cui mi trovai... non era buio.
Era molto peggio.
Era pura tenebra, sentivo il male, sentivo che ogni mia paura risiedeva lì ad attendermi.
Il terreno sotto i miei piedi sembrava fatto di vetro infranto e sogni morti, ogni passo scricchiolava come ossa rotte.
Non sapevo dove fossi, ma lo sentivo.
Questo posto non apparteneva né ai vivi né ai morti.
E io non ci sarei dovuta essere.
Mi sembrò di stare lì anni interi, di vagare senza compiere un passo, c'era odore di zolfo e di mostri. Non so se avessi un corpo fisico ma era come averlo, perché avvertivo ogni sensazione, dal bollore dell'aria agli echi alla vastità infinita di quella grotta.
Ma sentivo qualcosa.
Era come riconoscere la voce di qualcuno che non hai mai incontrato o sentire una cicatrice sottopelle che pulsa prima della pioggia. Ero sola. Ma non lo ero.
Qualcosa mi osservava. E stava aspettando che crollassi.
<<Cas? Sono qui>> lo chiamai, mi bruciò subito la gola. <<Cassian?!>>
Il mio urlo non rimbalzò sulle pareti: si perse, come tutto il resto.
Non rispose e io continuai a tentare di camminare, ricordo che cercavo disperatamente di andare da qualche parte. Ma ero così stanca e ben presto tutta quella tenebra, il silenzio, mi portò alla follia, alla disperazione.
Crollai nella polvere, stringendomi la testa per ore e piangendo a dirotto.
<<Okay, basta! Ti prego, basta. Voglio solo Cassian, voglio solo sapere se sta bene. Devo sapere che non è da solo qui giù!>>
Non so a chi lo urlassi. Ma attesi, restai lì per tanto tempo, aspettai che arrivasse.
Ma ad arrivare fu solo una lattina...in testa.
No. Una diet coke.
Aprii gli occhi.
La luce mi ferì come una pugnalata dietro le orbite. La testa mi pulsava. La gola era sabbia. E no, non ero morta.
Peggio: ero viva, ma con Dioniso accovacciato sopra di me.
<<Era ora, Dolcezza. Stavi iniziando a diventare un po' troppo pazza per i miei standard>>
Eh?
Non ero in infermeria, no, sembrava la stanza del signor D nella Casa Grande, ci ero entrata solo poche volte. Ma riconoscevo l'odore delle lenzuola viola e il legno scuro delle pareti.
Tornai ad osservare il dio, nel tentativo di metterlo a fuoco o di riconoscerlo. Indossava un elegante completo nero, con la cravatta bordeaux e la camicia viola, i suoi riccioli neri erano pettinati e in ordine.
Aveva gli occhi rossi ma non come sempre, riconoscevo il lutto quando lo vedevo.
<<Sei tornato>> sussurrai.
<<E anche tu, dall'odore.>>
Mi tirai sui gomiti e accostai il naso, non sentì un odore spiacevole finché...<<E' quello che credo?>>
<<Zolfo per lo più. Non ti preoccupare, solo le creature divine, i mostri o i più antichi potrebbe riconoscere l'odore su di te. Il tuo segreto è al sicuro.>>
<<Era solo un incubo>>
<<Non sono solo mai incubi. Ma per me lo è stato di sicuro tirarti fuori >>
Mi irrigidì e mi tirai su, mi sentì inspiegabilmente debole, come se avessi dormito solo una manciata di minuti e nel frattempo avessi scalato una montagna.
Mi sedetti tirando le lenzuola per coprirmi le gambe.
<<Chris Rodríguez?>>
<<È di nuovo in sé, non m'importava di salvare un traditore ma Clarisse ha dato di matto e mi piace quando voi ragazze lo fate. E poi così mi hanno lasciato stare qui in pace, per aiutarti>>
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𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧
FanfictionTutti vogliono essere speciali, finché non scoprono di esserlo. Io volevo esserlo, all'inizio, sognavo di entrare in un libro e vivere mille imprese ma quando è accaduto, tutto ciò che volevo era nascondermi. Non volevo essere Samira Arrow, mi anda...
