CAPITOLO 68

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LA MAMMA È SEMPRE LA MAMMA
≈ ♆ Percy ♆ ≈

Mi avevano assicurato che il tempo sarebbe passato velocemente.
Tipo: "Dai Percy, tra un anno sarà tutto più chiaro!", oppure il classico "Il tempo sistema ogni cosa!", detto con quel tono da sapientone che non aiuta mai nessuno.
Spoiler: non mi aiutò affatto, col cavolo che era tutto più chiaro.
Il tempo non passa in fretta. Il tempo è lento, appiccicoso, è come avere una furia che ti dà la caccia.
È tipo sabbia dentro le scarpe dopo una battaglia, che continua a grattare anche quando pensi di averla scrollata via tutta. E no, non sistemava proprio niente.
Era passato un anno da quando me n'ero andato dal Campo Mezzosangue.
Un anno da quando avevo lasciato Samira.
Lo so. Non avrei vinto il premio per la "Decisione dell'anno", il primo giorno di scuola ero già in crisi ed ero pronto a filarmela finché Rachel non era entrata nella mia classe.
Senza di lei non so cosa mi sarebbe accaduto, onestamente. Mi sentivo solo, molto solo senza i miei amici del campo da cui era partito uno strano silenzio stampa ma lei era stata davvero d'aiuto.
Insomma, stavo bene. Alla maniera di un semidio con troppi sensi di colpa e troppi sogni in cui non era più il protagonista. E forse andava bene così.
Forse il dolore non sparisce mai.
Forse ci conviviamo alla fine, come dei coinquilini che si odiano. 
Era così che per un po' avevo immaginato il collegamento tra me e la Freccia Rosa, si, lo so, non dicevo molto il suo nome e Grover la chiamava così, quindi mi era rimasto in mente. 
Non riuscivo a percepirla mentalmente e ci avevo provato alcune volte, persino a sognarla ma quando capitava, tutto era sfocato e molto scuro, la chiamavo ma lei non arrivava mai. 
Una parte di me pensava che più tempo passasse, più mi aggrappavo al mio orgoglio, più lei avrebbe fatto di peggio e l'avrei persa completamente.
Le cose che provavo erano cambiate.
Prima ero arrabbiato per le bugie che ci eravamo detti, adesso lo ero perché non si era fatta viva, perché mi toccava strappare informazioni da Tyson, Grover o quando incontravo alcuni semidei nelle piccole esercitazioni esterne che Chirone mi faceva fare.
Ero imbarazzante.
Non che sapessi tutto.
Sapevo a che settembre aveva preso in mano il vecchio commercio di Luke, faceva arrivare quello che voleva al campo e ci guadagnava.
A ottobre era entrata in fissa con Sabrina Carpenter e Chirone per abbonirla le aveva regalato un mp3, uno piuttosto datato ma rosa e lei lo aveva adorato. 
Poi a novembre si era unita ai rossi e aveva vinto Caccia alla Bandiera, aveva mandato dieci ragazzi in infermeria. Questo me lo aspettavo.
A dicembre le era stato permesso di andare al Solstizio d'Inverno ma Grover non sapeva cosa avesse fatto, era sparita con Apollo per diverse ore.
Indovinate quanto mi ero arrabbiato?
Abbastanza da invitare Rachel a casa per un pomeriggio.
Gennaio era stato il mese di Tate Mcrae, avevo dovuto fare una ricerca per quello e il risultato mi aveva seriamente preoccupato, lo avevo definito il mese della vendetta sui ragazzi.
E Annabeth si era vendicata, ogni tanto mi mandava per e-mail delle foto del campo, poi diceva che sbagliava ma quella ragazza non sbagliava neanche per sbaglio.
E poi c'era stato febbraio.
Al campo le figlie di Afrodite avevano organizzato una festa nel bosco e guarda caso Grover era venuto a trovarmi il giorno dopo, aveva la faccia di qualcuno che si sente in colpa.
Non avevo idea di cosa fosse accaduto ed era persino peggio perché da quel momento non avevo più saputo nulla.
Il vuoto totale.
E mi ero reso conto che era meglio sapere cosa combinava, come andava avanti, piuttosto che non sapere niente. Mi aveva pesato, aveva fermato il tempo.
Così a giugno, quando sarei dovuto partire per tornare al campo, non ci ero riuscito.
Forse per risentimento, forse perché farlo avrebbe reso la misteriosa profezia ancora più imminente o forse perché non sapevo come affrontare lei. 
Adesso eravamo ad agosto, era passato anche il suo compleanno e mancava una settimana al mio.
Al giorno che tutti aspettavano.
Mia madre e Paul, il mio patrigno, avevano portato me e Rachel su un tratto di spiaggia privata dove c'era una casa che mamma e io avevamo affittato quando ero piccolo.
In realtà Rachel e Paul non erano ancora entrati, erano andati a prendere il pranzo.
Ma la casa era sempre la stessa, solo...stranamente vuota.
Non volevo stare lì.
Stavo andando a dire a mia madre che uscivo, forse avrei fatto un giro di prova con la macchina ma sentì uno strano rumore.
Mia madre doveva essere al telefono ma quando arrivai in cucina, vidi solo il balcone bagnato e mamma che era china, si teneva la testa fra le mani.

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora