CAPITOLO 57

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FACCIO LA STREGA
➶☽ Samira ☾➴

Per quasi tutta la metà della mia vita, non ho mai saputo dare la mia fiducia con saggezza.
Mi sono fidata delle persone sbagliate, ho parlato quando il silenzio mi avrebbe salvata, ho vissuto nel buio perché la luce avrebbe messo in mostra ciò che non andava.
A volte sognavo un eroe, qualcuno che venisse a salvarmi e quella speranza mi ha fatto fare tanti errori. Ho amato persone che non erano mai esistite, perché credevo di essere ricambiata.
Le illusioni sono tutto ciò che ho sempre conosciuto.
La realtà faceva male, non c'era nessun tipo di conforto, di salvagente e me n'ero dimenticata.
Pensavo che finalmente fossi uscita da quella strada buia, che avessi intrapreso qualcosa di diverso per scoprire me stessa e per essere la stella più luminose di tutte.
Ma a cosa era servito impegnarmi in tanto? Sperare e brillare?
Ad occhi aperti e ad occhi chiusi quella luce continuava ad accecarmi.
Sentivo le urla di Percy, quell'energia che riempiva l'aria e sentivo attraverso il legame tutta la sua disperazione.
Erano passati quindici giorni, due settimane da allora e io non ero più uscita dalla mia cabina.
Efesto ci aveva riportare a casa e per un po' ero stata incapace di reagire, ma non più.

<<Dovresti pensarci di più>>

<<No, ci ho pensato abbastanza.>>

Cassian svolazzava da una poltrona all'altra nel salotto della mia cabina, era tutto nel caos in realtà. La mia magia non aveva voluto sistemare tutte le cose che avevo gettato a terra giorni prima, gridando e...no, non volevo pensare a quelle ore tremende.
Mi inginocchiai, continuando a disegnare col gesso bianco. C'erano voluti otto giorni per avere tutto ciò di cui avevo bisogno, alcuni ingredienti non li avevo nella mia dispensa magica e non c'era nella Casa Grande. Avevo dovuto evocare diversi spiriti per farli arrivare.
Ma finalmente avevo tutto il necessario.
Avevo speso molto tempo a cercare Percy, avevo evocato dozzine di anime dall'Ade ma lui non era lì. Non era morto ma...ma non era neanche tra gli esseri viventi.
Non era da nessuna parte, era sparito.
Cancellato. Come mio padre.
Scacciai via il pensiero, tirandomi indietro i capelli umidi. Avevo fatto un lungo bagno, perché dovevo essere completamente pulita per l'incantesimo.
Nella ciotola ci versai la lavanda, salvia, radice di Bardana, una piuma di Cassian, pelle di serpente e infine...

<<Non farlo>>

Mi voltai di scatto verso il fuoco, quasi risi per l'ironia.
La dea Estia era seduta davanti al camino.
Era comparsa pochissime volte e ogni volta per dirmi come vivere la mia vita, quale scelte fare e mai solo per vedere come stessi.

<<Non puoi stare qui.>>

<<Ecate ha tradito gli dei e non ha più alcun potere su questo campo o sulla cabina. Non che ne abbia mai avuto molto. Le ho fatto dei favori ma non questa volta, quindi posso tranquillamente stare qui>>

<<Forse non voglio che tu sia qui>>

Non m'importava se fosse una dea, non avrebbe fermato il pugnale a falce nella mia mano, dovevo solo tagliarmi appena. Il sangue avrebbe innescato il pentacolo e così la pozione, dovevo ancora recitare l'incantesimo.

<<Ma ci sono>> si alzò. <<Samira, non voglio assistere a questo, non voglio ascoltare la profezia>>

<<Allora va pure>>

<<Non posso. Non ti lascio>>

<<Tutti mi lasciano. Faccio qualsiasi cosa per le persone che credo mi amino e appena do a mia volta il mio cuore...loro se lo prendono e se ne vanno. Sono stanca. Ho lottato, ho migliorato me stessa e ho fatto questo per essere più forte. Ma mi ritrovo sola>>

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora