CAPITOLO 71

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SEMPRE E SOLO CATTIVE NOTIZIE
➶☽ Samira ☾➴


Dopo che Percy se n'era andato il giorno del mio compleanno, non mi alzai dal letto per giorni.
Non mi alzai neanche quando Annabeth bussò insistentemente per dirmi che mio padre era alla barriera.
Perché non bastava che fossi a pezzi, dovevano anche colpirmi mentre ero a terra.
Una parte di me si era immaginata di correre alla barriera e buttarmi fra le sue braccia, come facevo quando ero molto piccola.
Ma l'altra me non provò assolutamente niente.
Forse mi ero abituata a non avere genitori, lo avevo accettato.
E non mi interessava vederlo come non avevo mai pensato di rispondere alle chiamate che aveva continuato a fare per mesi.
Perché era troppo tardi.
Mio padre era sparito davanti a me quando avevo sette anni, non l'anno prima e la parte peggiore era che senza di lui stavo bene.
Non c'era più ansia, quel peso sul petto.
Ero arrivata alla consapevolezza che se una cosa ti fa male, per quanto tu l'abbia amata, va bene allontanarla.
E mi ero ripetuta lo stesso mentre voltavo le spalle a lui.
Percy Jackson.
Le cose avvennero così velocemente che non le realizzai, sentivo me stessa che reggevo Silena insieme a Clarisse.
Sentivo gli zoccoli di Chirone mentre annunciava una riunione di emergenza, sentivo gli occhi di Percy mentre andavamo nella cabina di Afrodite.
Dèi, mi sentivo intontita, confusa.
Forse per Beck, per la sensazione di capire Silena o forse solo perché non ero stata pronta a rivederlo.
Non importa quanto mi fossi preparata, non ero guarita da quello che mi aveva fatto.
Il tempo tornò a scorrere normale solo dopo, ero in un letto profumato e con le coperte di un rosa cipria e stringevo una ragazza in lacrime.
Clarisse le pulì le ginocchia sporche di terra e io il viso, Annabeth restò all'entrata per darci tempo e tenere fuori gli altri.
Eravamo noi le sue amiche e loro erano le mie.
Non ero brava a consolare le persone, ma ci provai.
E forse il modo in cui l'abbracciai servì anche a me.

<<D-devo sapere come, come è su-successo>>

Gli occhi di Clarisse puntarono i miei, sembrava già contrariata. <<Andiamo noi al Consiglio di Guerra, ti diremo tutto. Ma dovresti riposare e...>>

<<No, devo sentirlo io. Voglio essere lì.>>

Si pulì il viso rosso, aveva gli occhi gonfi ed era calda, come se avesse la febbre.
Era il volto del dolore e avevo il magone per lei, ma piangere non l'avrebbe aiutata.
Avrei pianto da sola, lontana da tutti.

<<Va bene>> annuì alzandomi. <<Saremo con te>>

<<Certo>> confermò Annabeth.

Silena barcollò in avanti e si cambiò le scarpe.
Le raccolsi i capelli e le strinsi la mano, ignorando che la mia maglia era sporca di trucco e lacrime.
Uscimmo insieme, non c'era nessuno pubblico, stavano già entrando nella mensa e la signora O'Leary era bella che addormentata al suo ingresso.
Il cielo era scuro, l'ora di cena era stata sostituita dalla riunione. Addormentarmi di pomeriggio era stata una pessima cosa.
Clarisse fece un cenno ai suoi fratelli che la seguirono, ma proprio mentre stavo per andare con loro Annabeth mi tirò indietro.

<<Ehy, ehm...stai bene?>>

<<Annie>>

<<Sì, no, lo so. Tutto questo è orribile ma Testa d'Alghe è tornato, cosa pensi di fare?>>

<<Nulla.>>

Corrugò la fronte. <<Tipo nulla, nulla? O...nulla>>

<<Che differenza ci sarebbe?>>

<<Il primo è un atteggiamento imparziale, come andare avanti senza dare problemi. Il secondo "nulla", sarebbe tipo ignorarlo e non semplificargli la vita>>

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora