CAPITOLO 86

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LA FINE DI QUALCOSA È L'INIZIO DI QUALCOS'ALTRO
➶☽ Samira ☾➴


Ero in posto oscuro nella mia mente.
E non capivo come potesse accadere a me, proprio a me.
Avevo affrontato una lunga serie di traumi assurdi nella mia vita, ma questa volta avevo la sensazione che non avrebbe avuto senso rialzarsi.
Avevo sempre indossato una maschera, imparato a lottare per una ragione, mi ero sempre detta che era necessario.
Ma quando mi ero svegliata mi ero domandata per la prima volta: perché?
Perché dovrei alzarmi?
Perché dovrei voler desiderare qualcosa?
Afrodite era seduta accanto ed era così seria da sembrare irriconoscibile, era come se mi avesse letto nella mente e questo l'avesse preoccupata. E lo stesso era accaduto con Apollo in quel bizzarro giardino.

<<Nessuno può fregarmi il pegaso!>> stava sbraitando Percy.

Era sembrato scosso quando aveva sentito la mia confessione, ma niente in confronto alla scoperta che Rachel Dare aveva rubato Blackjack. Quella doveva rompere sempre nei momenti sbagliati, non che ne esistessero dei giusti.

<<Che le è saltato in mente?>> chiese Annabeth.

Non me ne poteva fregare di meno, onestamente. Ma la luce verde in cielo significava che l'Oracolo era sveglio e poteva esserci una nuova profezia.
Crono era semplicemente svanito? Il terrore di aver sacrificato....lui per niente, avrebbe potuto uccidermi.
Noi tre correvamo diretti al fiume, mi facevano male i piedi e la testa, ma c'era qualcos'altro...mi sentivo intontita.
Tutti erano in strada, centinaia di persone e più mi giravo intorno e più mi saliva la nausea.
La polizia, i mortali, non vedevano quanto sangue, quanta distruzione ci fosse.
Per loro quello era un disastro naturale, per me era la cosa più vicina alla caduta di Troia.
La città era in piedi ma qualcosa dentro di me non più.
Correvamo tra i mortali, perché non c'era modo di trovare un passaggio.

<<Non riuscirà mai a superare le difese. Peleo la divorerà>> continuò il semidio.

<<Non vedo dove sta il problema>> sospirai.

<<Sam!>> esclamarono ma non solo loro.

Mi girai in tempo per vedere Nico correre pallido e affaticato, sembrava sul punto di svenire. Ci raggiunse giù dalla banchina, a riva.
Mi si affiancò, piegandosi in due <<Vengo con voi!>>

Percy fischiò forte e sapevo quanto detestasse richiamare gli animali marini quando l'acqua non era pulita ma era un'emergenza. Tre scie comparvero sull'acqua grigia e un piccolo branco di ippocampi emerse in superficie. Nitrirono scontenti, scorrendo l'immondizia del fiume dalle criniere. Il primo ippocampo era molto più grande degli altri, delle dimensioni adatte a un ciclope.

<<Arcobaleno>> lo salutò e lui nitri un lamento. <<Già, sono mortificato, Tyson è occupato. Dobbiamo raggiungere il campo per un'emergenza!>>

Parlarono per un po', credo ma non ne ero certa. La mia vista a volte diventava sfocata, i rumori erano forti e mi girava la testa. Ero sporca del sangue di qualcun altro.

<<Sam, ehi>>

Percy mi prese per le guance, apparendo davanti a me. <<Sì?>>

<<Dobbiamo andare, forza, vieni>> disse cauto accarezzandomi.

Lo seguì in acqua scuotendo la testa per allontanare i rumori, mi concentrai sul salire davanti e sull'ippocampo, sulle mie scarpe bagnate e sulle braccia di Percy intorno a me.
Mi ci appoggiai e chiusi gli occhi, vedevo troppe cose e sentivo troppe cose.
Un attimo dopo sfrecciammo tutti e tre lungo l'East River più veloce di un acquascooter. Passammo sotto il ponte di Throgs Neck e puntammo verso la baia di Long Island.
Percy non aprì bocca, non mi chiese di quello che aveva sentito, ma continuò ad abbracciarmi forte e ad accarezzarmi le braccia.
Ed era abbastanza per farmi mantenere il controllo.
Mi sembrò di passare un'eternità prima di scorgere la spiaggia del campo. Ringraziammo gli ippocampi e ci guardammo intorno a terra, solo per trovare Argo che ci aspettava.
Era lì fermo sulla spiaggia con le braccia incrociate e ci guardava storto con tutti i suoi cento occhi.

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora