CAPITOLO 64

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TERAPIA DI COPPIA CON BLACKJACK
≈ ♆ Percy ♆ ≈


Uscimmo dal Labirinto come se tornassimo da una guerra.
E okay, tecnicamente stavamo andando verso una guerra ma la sensazione era quella. Non avevo mai odiato un'impresa così.
L'aria cambiò non appena uscimmo dal Labirinto, dal seminterrato del Marriott.
Era come risalire dopo troppo tempo sott'acqua: un sollievo che brucia i polmoni. Il sole ci colpì in pieno viso, ma nessuno disse niente.
Il cielo limpido sopra Times Square aveva quella sfumatura tra l'arancione e il porpora che di solito mi piaceva. Quel giorno no. Sembrava il colore dei lividi.
Camminavo come se avessi il cervello impastato e il corpo fatto di pietra. Nico era silenzioso. Rachel sbadigliava e Annabeth stava due passi avanti, rigida come una statua.
Tyson stava cercando di tirare su di morale Grover.
E Samira...
Samira non mi guardava nemmeno.
Lei era lì. Davanti a me. Intera, o quasi.
Era ancora sporca di sangue, pallida e stanca. Quando l'avevo vista barcollare nella grotta avevo provato un terrore che aveva superato la rabbia.
Perché avevo capito, probabilmente tutti lo avevamo fatto, che la paura della terra di Samira non era solo una paura. No, era reale.
I ragni volevano sempre fare del male ai figli di Atena, per esempio, e a quanto pare la natura selvaggia ce l'aveva con Sam. Che fosse una cosa di tutti i figli di Ecate, non lo sapevo.
Due settimane prima le sarei andato accanto, le avrei posato una mano sulla schiena dipingendo delle lettera con le dita, per chiederle se stava bene.
Ma era cambiato tutto.
Annabeth la raggiunse, le prese il viso per guardare il taglio sulla fronte e si sussurrarono qualcosa.
Non uscì dal vicolo, c'era un buon eco e così fischiai più forte che potevo, cinque volte.
Un minuto dopo, Rachel lanciò un gridolino: <<Sono bellissimi!>>

Uno stormo di pegasi discese dal cielo, volteggiando tra i grattacieli.
Cassian gracchiò qualche insulto, credo, quando comparve in testa Blackjack con altri quattro.

<<Ehi, capo! Chi non muore si rivede!>> sentì la sua voce nella testa.

<<Eh già. Senti, ci serve in fretta un passaggio per il campo!>>

<<Va bene, dov'è la mia Principessa?>>

Sam si schiarì la voce. <<Sono qui, Blackjack.>>

<<Uh, tutto bene?>> domandò, poi Cassian gracchiò. <<Ehi, non ho detto che non ha un bell'aspetto! Datti una calmata, amico>>

<<Basta tutti e due>> ordinò loro.

Il mostro continuò a starnazzare di brutto, soprattutto quando Samira accarezzò il manto del mio Pegaso.
Tyson salì su Guido, che si lamentò subito dopo e improvvisamente mi resi conto che non c'era un quinto pegaso per Samira perché Blackjack aveva dato per scontato che sarebbe stata con me, come le altre volte.
Qualche giorno prima questo non sarebbe stato un problema, al contrario, ne sarei stato contentissimo ma dopo la nostra lite nel labirinto, dopo che le cose ci eravamo detti...non sapevo cosa fare.
Rachel mi prese per una spalla, tirandomi indietro e allontanandoci.

<<Ci salutiamo qui, immagino.>>

Annuì, imbarazzato. Sapevamo entrambi che non poteva entrare al campo.<<Grazie per tutto. Senza di te non ce l'avremmo fatta>>

<<Non me la sarei persa per niente al mondo. A parte quando abbiamo rischiato di morire e quando Pan...>>

<<Ha detto qualcosa sul conto di tuo padre>> ricordai.

<<Sì, mio padre...è un imprenditore terriero. Uno famoso.>>

Sgranai gli occhi. <<Quindi sei ricca? E' per questo che quell'autista ci ha aiutato?>>

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora