Capitolo 84. Furia

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Il mattino seguente si aprì sotto un cielo lattiginoso, muto e carico di presagi. La luce, filtrata da una coltre di nubi immobili, dava alla villa un aspetto ovattato, quasi irreale.

Gisella varcò la soglia con un'andatura leggera, il sorriso acceso, quasi frizzante, e una busta tra le mani. Il profumo dolciastro dei cornetti si sparse all'ingresso.

"Adelfio?" chiamò, con voce cantilenante.
"Dove sei, amore mio? Ho portato la colazione!"

La risposta fu il rumore di una porta che si chiudeva alle sue spalle. Marcello era lì, immobile, come se l'avesse attesa da ore.
Aveva le mani intrecciate dietro la schiena, lo sguardo oscuro come la notte appena trascorsa.
Non sorrideva, non salutava.
Aspettava.
E bastò quello sguardo per farle perdere per un istante l'aria dai polmoni.

"Oh Marcello, che sorpresa," esclamò con un sorriso nervoso.
"Adelfio è in casa? Volevo..."

"Ho bisogno di parlarti, Gisella."
La voce di lui era piatta, ma carica di qualcosa di più tagliente di una lama.
"ll tuo fidanzato può aspettare."

Lei cercò di mantenere il sorriso, ma le sue labbra tremarono impercettibilmente.
"Certo... se vuoi. Di che si tratta?"

"Seguimi."
Nessuna gentilezza.
Solo un ordine.
La giovane donna esitò, ma poi, senza dire altro, posò la busta sul tavolino e lo seguì.

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Lo studio era freddo, impregnato di un silenzio viscoso.
Marcello entrò per primo.
Quando lei lo seguì, sentì il clic secco della serratura chiudersi alle sue spalle.
Sobbalzò.
"Scusa?! Hai perso la testa?"

L'uomo si voltò verso di lei.
I suoi occhi erano rossi, stanchi, ma incendiati da qualcosa di più profondo: rabbia, paura, e determinazione. Si avvicinò a passi lenti, come un predatore.
"Dove l'hai messo?"

"Cosa?"
Gisella indietreggiò, urtando quasi la scrivania.

"Il documento."
Le parole gli esplosero in gola come un ruggito represso troppo a lungo.

La giovane si irrigidì, le braccia strette lungo i fianchi. Poi abbassò lo sguardo, esitante.
"Io... io non ho preso niente. Non so nemmeno di cosa parli."

"Non mentire."
Un sibilo.

"Va bene!" sbottò lei all'improvviso, le mani alzate.
"Va bene. L'ho visto, d'accordo? Ma non l'ho preso io!"

Marcello serrò la mascella.
"Chi, allora?"

La giovane esitò.
Fece per parlare... poi si morse il labbro.
"Non importa. Era solo curiosità. Qualche settimana fa... lei era qui. Cercava qualcosa, non so nemmeno cosa... voleva solo..."

"Giulia."
Il nome si stampò sulle labbra di lui come veleno.
"L'hai fatta entrare nel mio studio?"

"L'ho trovata che era lì, già alla ricerca. L'ho solo coperta, tutto qui. Non so nemmeno ha preso qualcosa, te lo giuro."

L'aria nella stanza si fece ancora più pesante. Lui le fu addosso in un attimo. Le mani fecero presa sulla sua gola. Non stringeva forte, ma abbastanza da farle mancare il respiro.

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