L'ampio salone di villa Guerra era un tripudio di eleganza.
I lampadari di cristallo proiettavano riflessi di luce sugli abiti sontuosi e i gioielli scintillanti.
Ogni dettaglio era curato alla perfezione, dal profumo delicato dei fiori freschi al tintinnio sommesso dei bicchieri di champagne.
Don Aldo Guerra non aveva lasciato nulla al caso: ogni elemento della serata era una catena invisibile che teneva legato il figlio al suo volere.
Filippo era in piedi accanto a Gisella. La sua postura era rigida, lo sguardo perso, intrappolato in un ruolo che lo soffocava. Lei incarnava perfettamente tutto ciò che suo padre aveva desiderato per lui: una donna bella, potente, fatta per incantare, per essere strumento. L'abito color argento fasciava sapientemente ogni sua curva, risaltando la pelle di porcellana e i capelli corvini, attirando gli sguardi e sussurri dei presenti in sala.
Quando il maestro di cerimonie lo invitò a condurla al centro, obbedì come un'automa. Prese la sua mano, fredda come il marmo, e la strinse con un gesto che più che elegante sembrava obbligato. Si mossero tra gli applausi, ogni passo scandito da una coreografia invisibile.
Dentro di lui la disperazione urlava.
Fu allora che la vide.
Tra la folla, luminosa e viva come un frammento di sole, c'era Giulia.
Il cuore di Filippo mancò un battito. L'abito verde smeraldo la avvolgeva con grazia e leggerezza, i capelli sciolti ondeggiavano sulle spalle nude.
Ogni movimento era misurato, elegante, ma i suoi erano altrove: non più su di lui.
Accanto a lei, Rocco Marini.
Impeccabile nel suo smoking nero, si muoveva con sicurezza, come se il mondo fosse ai suoi piedi.
Ma ciò che feriva il giovane Guerra non era tanto la presenza del biondo: era il modo in cui Giulia lo seguiva, si lasciava condurre, ignorandolo completamente.
Come se lui non esistesse più.
"Lei qui..." pensò.
"Sono sicuro che è tutta opera di quel verme..."
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In disparte, Adelfio e Marcello osservavano in silenzio.
"Mia sorella non avrebbe dovuto accettare l'invito di Marini... prima Guerra e ora lui," sbottò il primo, senza distogliere gli occhi dalla pista centrale.
"Qualcosa mi dice che è in cerca di guai..." ribatté il cugino con un sorriso appena accennato.
Adelfio tacque, ma il pugno chiuso tradì il suo tormento.
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Filippo non udiva più la musica.
Non udiva più la voce della sala.
Gisella gli si strinse al braccio cercando complicità, ma lui la scostò con un gesto istintivo, quasi violento.
"Filippo?"
Cinguettò lei, sorpresa.
Un dolce sussurro che non raggiunse il suo cuore ormai in fiamme.
"Scusami."
Ogni parola era un lamento, un pezzo di anima che si strappava.
Gli occhi erano ancora inchiodati sulla ragazza che lo fissava a distanza, fredda, quasi a sfidarlo.
Nessun tremito, nessun cedimento.
Era lì, ma non più sua.
Poi il biondo le si chinò all'orecchio.
Un bisbiglio, un cenno del capo.
E lei annuì, quasi a disagio.
Fece per muoversi, d'istinto, ma una mano ferma lo bloccò.
Don Aldo.
"Non ora, figliolo," gli intimò, glaciale.
"Stasera hai un ruolo importante. Non deludermi."
Filippo abbassò lo sguardo, ma dentro di sé urlava.
Tornò a cercare Giulia.
Era già lontana, insieme a Marini.
Sentiva il suo cuore bruciare, prigioniero in un mondo di lusso e sangue che aveva scelto per lui qualcun altro.
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Prega per me
Genel KurguNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
