Capitolo 33. Scintilla

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La luce soffusa del lounge bar illuminava il volto di Gisella, il trucco pesante ne accentuava lo sguardo penetrante. Seduti l'uno di fronte all'altra, un silenzio teso li separava, interrotto solo dal ritmo lento della musica. Lei tentava di attirare la sua attenzione, ma Filippo era distante, la mente altrove, le dita stringevano il bicchiere come se volessero spezzarlo.

"Dovresti aprirti di più..." disse lei, cercando di abbattere quel muro invisibile che li separava.

"Mi dispiace, ma non ho voglia di perdermi in chiacchiere."
La voce di lui era tagliente, un colpo secco che la lasciò interdetta.

Gisella sorrise, forzando interesse, ma la frustrazione cresceva.
Non era abituata a essere ignorata, a vedere il suo gioco di seduzione respinto così brutalmente.
Allungò la mano, sfiorandogli il polso, un gesto apparentemente casuale ma studiato.
"Guardami", sussurrò.

Filippo avvertì la tensione della pelle sotto le dita della ragazza e sentì un impulso improvviso, quasi animale.
Si piegò appena verso di lei, ma si fermò prima che la distanza venisse davvero infranta.

"Non è così facile... non sono qui per... aprirmi."

Lei rise, un suono basso e sensuale, inclinando la testa.
"Allora lasciami fare. Voglio proprio vedere quanto puoi resistermi."

La sfida lo fece rabbrividire, e senza pensarci troppo, il giovane si chinò all'improvviso, le labbra che catturarono le sue in un bacio rapido, rubato, violento nella sua brevità.
Lei sussultò, sorpresa, ma non ritirò la mano. Il mondo sembrò fermarsi per un attimo: i suoni del bar, la musica, tutto dissolto, lasciando solo quell'istante crudele e intenso.

Quando si staccarono, la giovane donna lo guardò con occhi lucidi di eccitazione e sfida.
"Finalmente", sussurrò, "una scintilla."

Filippo respirò a fondo, il cuore che martellava, cercando di trattenere la tempesta dentro di sé. Non poteva lasciarsi andare: Giulia era ancora lì, invisibile, a stringergli il cuore.

Gisella appoggiò il mento sulla mano, osservandolo attentamente.
"Sai," disse, "sei freddo... eppure così affascinante. Mi piaci, sapessi quanto."

Filippo si limitò a socchiudere gli occhi, un sorriso breve e gelido sulle labbra.
"Non lasciarti ingannare", mormorò. "Sono solo bravo a fare ciò che vogliono gli altri."

Lei rise, sfiorandogli la guancia, provocatoria.
"Allora fammi capire... quanto di te è davvero tuo?"

Lui si voltò, la mente un campo di battaglia. Si alzò bruscamente, lasciando il bicchiere quasi intatto. Lei lo seguì con lo sguardo, le labbra socchiuse, ma non lo fermò.
Non avrebbe avuto senso.

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La notte si stendeva silenziosa e buia. Filippo si accese nervosamente una sigaretta, prima di entrare in macchina. Non riusciva a smettere di pensare a lei, la sua Giulia: le sue parole, il suo sguardo, la ferita ancora aperta tra loro.

Impulso e desiderio lo spinsero a estrarre il cellulare dalla tasca, la tentazione di sentirla bruciante come un fuoco vivo dentro di sé.
Il cuore gli martellava quando iniziò a comporre il numero, e quando la voce metallica della segreteria rispose, il groppo in gola fu insopportabile.

Con un gesto rabbioso infilò il telefono in tasca e partì verso la villa opprimente che condivideva col padre. La notte lo inghiottì.
E in quel buio, si sentì fragile come non mai.

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