1 Dicembre 2020
«Charlotte!», sentii Jack chiamarmi dal parcheggio.
Mi riuscii a infilare in tempo il vestito rosso per poi affacciarmi alla finestra e salutarlo con un sorriso. «Arrivo subito Jack. Aspetta solo un attimo che mi metto le scarpe e scendo!»
«Va bene!»
Abbozzai un sorriso timido. Mi veniva automatico arrossire in imbarazzo con lui. I suoi occhi scuri e le sue spalle larghe intimidivano.
Corsi verso lo specchio in bagno, lasciandolo lì di stucco ad aspettarmi. Riposi disordinatamente la divisa della squadra di corsa della scuola. Avevo deciso da due settimane di iscrivermi per avere più crediti extrascolari e sopratutto per dovere stare il meno possibile a casa di Jason.
Allison non poteva venirmi a prendere e Jason la sera prima non era tornato a casa dopo una festa. E ne ero grata. Non sopportavo quando stava a casa, perché appariva sempre un qualche gruppo di ragazze dalla voce alta e un livello lessicale basso.
E io scappavo sempre a casa di Allison, prima che iniziasse a spogliarsi al ritmo della musica e le ragazze gli toccassero la pelle nuda. Quasi volessero strappargliela. E lui ghignava, quasi volesse regalargli un pezzo della sua essenza.
Donargliela.
Ma d'altra parte Jason non stava quasi mai a casa, quindi la situazione era migliore di quanto potesse essere stata.
Quella mattina avevo chiesto a Cole, il quale stava a casa di Jack, di venirmi a prendere.
Ma Jack si era offerto volontario per la tortura di portarmi a scuola e quindi eccoci qui. Io che cercavo di mettermi a posto il lucida labbra e di dominare i miei capelli mossi.
La mia mente navigava rapidamente tra le acque dell'adorazione per Jack Franco. Mentre mi mettevo il rossetto pensavo a come sarebbe stato baciarlo e quando mi mettevo il vestito- Lo so, lo so, c'era il patto con mio fratello, ma non potevo farne a meno. Avevo una fantasia vivida, d'altronde. E non c'è mai stato niente di male nel sognare ad occhi aperti.
Afferrai le scarpe da ginnastica all'entrata e le indossai di fretta. Raccolsi i capelli in uno chignon e sbuffai per la fatica. Dopo aver respirato a fondo e aver indossato il sorriso più incantevole che mi riuscisse, mi addentrai fuori casa.
«Ehi Char», mi salutò con la sua voce perfetta. Quanto adoravo quando mi chiamava così. Nonostante tutti i miei amici mi chiamassero in quel modo. Ma io volevo farlo sembrare una cosa tra noi due.
L'avevo detto che avevo una gran fantasia.
«Ehi», risposi col passo rapito.
Jack era seduto sul cofano della sua auto; indossava una maglietta bianca e dei pantaloni scuri. I suoi capelli scuri erano rasati corti, ma li adoravo anche così.
«Grazie per esserti offerto di accompagnarmi. Non dovevi...» Mi fermai di fronte a lui.
Sorrise, mentre mi prese lo zaino e la borsa sportiva e li mise nel bagagliaio. Io restai con le mani strette davanti al ventre. «Ma che dici? E lasciarti da sola a piedi? Dire proprio di no.»
Arrossii spudoratamente. «Cole come sta?»
«Sta bene. Anche se stanotte ha voluto giocare senza sosta alla Play.»
«Strano...» Lo faceva spesso.
Jack fece cenno col capo di sederci e io annuii. Lui si sedette al volante e io accanto a lui, percependo una sensazione strana. Sapere che eravamo chiusi solo lui ed io in una grande scatola di metallo mi... innervosiva.
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Thunders
RomanceCharlotte e Jason si odiano, da sempre. Insomma... sono nemici per la pelle. Lei ha sempre visto lui come l'incarnazione dell'arroganza, intrappolato tra ragazze, droghe e casini. Lui ha sempre visto lei come troppo sicura, troppo capace di far se...
