Capitolo 141

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Harry's POV

"Vuoi del caffè?" una voce alla porta mi incita a voltarmi verso la sua direzione. Non credo ai miei occhi, non è possibile che la persona alla porta sia davvero quella.

"Kendall.." la guardo un po' perplesso, ha due caffè in mano, non saprei nemmeno chi l'ha fatta entrare.

"Scusa, probabilmente ne tu ne lei mi volete qui dentro." ridacchia un po' impacciata mentre mi porge uno dei caffè che ha in mano. Posso realmente berlo, o rischio di morire?

"Se sei qui per provare a fare la troietta come al solito, ti prego di andartene. Non è uno scherzo tutto ciò, e credimi, sono talmente nervoso che non puoi nemmeno capire i miei repentini cambi d'umore."

Lei resta lì, in piedi ad osservare la ragazza sul letto, non presta molta attenzione a quello che ho detto.

"Sta davvero così male?" il viso serio, sembra preoccupata, del tipo, seriamente preoccupata.

"Due settimane. Due settimane di coma." parlo appoggiandomi allo schienale della poltrona mentre sorseggio il caffè.

"Mi dispiace." sussurra. Lo ammetto, chiunque abbia conosciuto Charter, anche solo per poco, è venuto a trovarla, e credetemi, fanno tutti la stessa faccia quando sono davanti a lei, immobile su un letto, con i battiti e i respiri contati. Tutti quanti. Kendall compresa. Ma ancora mi sfugge il motivo per qui è qui.

"Voglio crederti." mi massaggio le tempie. "Dio! Sto impazzendo." parlo.

"Non vai a casa da molto?"

"Da quando è qui." le rispondo osservando la mia attuale ragazza respirare, un po' meglio di quanto riuscisse a fare ieri, e ancora meglio dell'altro ieri. Ci sono dei progressivi miglioramenti, si.

"Ti fa onore, lo sai?" prende una sedia e viene a sedersi accanto a me. "Ascolta Harry, sono qui per vedere come sta, e perché voglio dirti una cosa."

La scruto poco interessato qualsiasi informazione in questo momento sarebbe decisamente di poco conto, per me, impassibile. Passo giornate intere a deprimermi, a chiederle di svegliarsi e a suonare la chitarra, a pensare che cosa farò quando sarà sveglia. Non sono sicuro di come reagirà quando mi vedrà qui con lei.

"Lo sai vero che nulla può essere più grave di tutto quello che sto passando, che sta passando, in questo momento, giusto?!" la osservo per un millisecondo, si morde il labbro inferiore. Sembra spaventata. Per lei deve essere qualcosa di grave.

Ammetto che Kendall, non è solo la ma svuota-palle, per così dire, ho sempre avuto un legame un po' più stretto con lei, anzi, tra tutte le ragazze che mi portavo a letto, lei era l'unica con cui abbia passato del tempo a fare anche altro, eccetto il sesso. Fino a quando non è arrivata Charter. Lei mi ha sempre raccontato le sue cose, e io l'ho sempre ascoltata, ma non ho mai avuto la stessa confidenza con lei.

"So che non è facile per te. Solo ora mi rendo conto di quanto sia importante per te. Ho sempre pensato che ti saresti stufato di lei dopo poco, ma mi sbagliavo, credo che tu sia per lei tutto quello che ogni ragazza sogna di avere; è fortunata ad averti per certi versi." ridacchia arrotolandosi una ciocca di capelli sul dito. "Ho sempre sognato che magari un giorno tu provassi per me quello che provi per lei, per me non è mai stato solo sesso, e questo lo sai bene, ma credo che non ti sia mai importato abbastanza di nessuno eccetto te stesso, fino al momento in cui non è arrivata lei." indica con un cenno del capo Charter.

Non so cosa dirle, non perché mi abbia lasciato senza parole o altro, ma per il semplice fatto che non mi va di ribattere.

"Ma sono felice di questo, ti ha reso un po' più umano, e questo non mi darà mai fastidio. Guarirà." mi consola appoggiando una mano sulla mia spalla. Sorride, in modo quasi dolce, ha messo da parte la sua aria da puttana.

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