Capitolo 159

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Si irrigidisce alla mia domanda, cosa che non mi fa assolutamente sentire a mio agio. L'idea che magari possa non provare lo stesso di una volta nei miei confronti, mi passa per la testa più di una volta e mi sento così frastornata dal suo 'quasi rifiuto' alla proposta di baciarlo. Ma chi voglio prendere in giro, non avrei nemmeno il coraggio di farla una cosa simile. Come faccio a baciarlo dopo tutto quello che ha fatto? è sempre stato lui a prendere l'iniziativa e non mi piace che questa cosa possa cambiare.

"Scusa.." mi allontano da lui e mi alzo in piedi. "Non volevo metterti a disagio. Dovresti dormire."

"Come mai questo cambio repentino d'umore?!" ora sembra quasi incazzato, incredibile il controllo che riesce ad avere su ogni cosa anche da ubriaco.

"Perché Harry, si da il caso che tu sembri sempre freddo nei miei confronti, e se c'è una cosa che odio è proprio questa. Quindi non ho voglia di stare qui a comportarmi da bambina immatura."

"Bambina immatura? Che cosa ho fatto ora?!" alza la voce.

"Nulla. Ed è proprio questo il problema." ingoio il groppo alla gola e, fiera di me per questo, non faccio uscire nemmeno una lacrima. Dovrei vincere una specie di premio per riuscire a contenere le mie emozioni nel modo in cui faccio.

Non risponde più, resta lì a guardarmi con gli occhi più verdi del solito, una sguardo corrucciato, le labbra rosee premute in una linea dura e tutto quello che di più bello può esserci al mondo concentrato su di se. Lo amo e lo odio allo stesso tempo, e solo ora mi ricordo di una celebre frase di Catullo: io amo ed odio, come può essere che sia?!

Ho ritenuto idiota tutto quello che ho letto a riguardo, ma ora che provo le stesse sensazioni che lui descriveva mi sento ignorante per aver giudicato senza realmente aver capito.

Gli do le spalle senza voler stare lì oltre, un intero turbine di emozioni dentro di me..

Cammino in fretta verso la mia stanza; avanti ed indietro, avanti ed indietro, un circolo vizioso più viziato di chiunque altro, alimentato dai nostri continui cambi d'umore e da tutto quello di cui siamo fatti. Lui è di là, ha appena ammesso, anche se indirettamente, che non aveva voglia di baciarmi, e mi sento una stupida per provare dei sentimenti che lui non ricambia. Sento di aver sbagliato in qualcosa ed è la sensazione più brutta del mondo.

Tiro via i capelli dalla faccia, quasi singhiozzo, ma non piango per davvero, sento il respiro accellerare e il bisogno di prendere dell'aria fresca.

Cammino di nuovo fuori dalla stanza e mi dirigo verso la porta d'ingresso.

"Dove vai?!" chiede alle mie spalle.

"Via" è tutto quello che riceve come risposta dalla mia voce un po' ferita prima che gli sbatta la porta in faccia. Faccio velocemente le scale e appena mi ritrovo tra le strade gelide di Londra, un brivido mi percorre la spina dorsale, ed è la sensazione più piacevole che io abbia assaporato nelle ultime ore.

Cammino comunque in fretta; questo è una piccolo quartiere della grande capitale, e con il buio che avvolge tutto quanto mi sento anche intimidita, non si sa mai chi si possa aggirare tra queste strade poco frequentate, ma non mi importa poi tanto, ho solo bisogno di stare lontana da lui per un po' di minuti prima che la mia testa esploda o prima che il mio petto faccia talmente male da uccidermi.

Se davvero non prova nulla, se non ha avuto reazioni alla mia affermazione, allora perché continua a stare lì, a stare nel nostro appartamento come se fosse un vecchio amico? Ho così tanta voglia di chiedergli mille e mille cose, avrei anche potuto approfittare del fatto che fosse ubriaco per farmele dire, ma non riuscirei mai a parlare con lui in modo distaccato. C'è sempre un cazzo di coinvolgimento emotivo che mi distrugge e vorrei tanto diventare oggettiva e fredda nei suoi confronti, come lo è lui.

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