A fine turno, una volta aver indossato sciarpa e cappello, Jacopo si recò verso l'appuntamento con Marco.
Giunse alla caffetteria ma non vide l'altro. Indeciso se prendere posto o meno si attardò sull'uscio fin quando, proprio Marco, non lo raggiunse.
«Ho fatto tardi» chiese dopo averlo salutato.
«No, sono qui da appena qualche minuto»
«Entriamo?» disse facendogli strada.
Jacopo lo seguì silenzioso, tenendo lo sguardo fisso su di lui come se potesse perderlo di vista d'un tratto.
Presero posto in un angolino isolato del locale, all'ombra di un quadro astratto dai colori cangianti che, per un istante, catturò l'attenzione di Jacopo.
«Caffè?» chiese Marco.
«Con panna. E cacao anche»
Marco alzò gli occhi verso di lui accennando un sorriso tra il divertito e l'incredulo. In quell'espressione Jacopo riconobbe quella di Simone alla loro prima uscita, quando si trovarono più o meno nella stessa situazione.
«Non mi piacciono le cose amare» si giustificò.
«Puoi prendere dell'altro»
«No no, la panna andrà benissimo»
Marco sorrise e fece cenno ad uno dei camerieri di avvicinarsi. Ordinò per entrambi aggiungendo un pacchetto di caramelle e una bottiglietta d'acqua.
Appena l'ordinazione fu servita Marco assunse un'espressione seria e fissò lo sguardo sull'altro.
«Allora» disse attirandone l'attenzione «come stai?»
«Mh bene» rispose Jacopo colto alla sprovvista.
«Al lavoro? Tutto ok?»
«Si, mi trovo bene, anzi benissimo direi»
«Mi fa piacere e, a livello personale invece, sei impegnato, fidanzato, single?»
Jacopo sbarrò gli occhi.
«Sono libero» disse tremulo «ma, perché tutte queste domande?»
«Così» disse l'altro con leggerezza «siamo amici no? È normale sapere certe cose»
«E tu?» chiese Jacopo d'impulso vergognandosi immediatamente di sé stesso.
«Libero anch'io» sorrise.
«Ok» sussurrò torturandosi le mani.
Marco ridacchiò ancora una volta poi prese a girare il caffè col cucchiaino. I suoi movimenti provocarono il tintinnio dei bracciali che portava al polso attirando l'attenzione di Jacopo.
Li guardò per un istante come incantato, poi fissò i polsi, le braccia e le mani stranamente curate.
Quando Marco fermò il movimento ruppe in qualche modo l'incantesimo nel quale Jacopo era caduto.
«Come mai siamo qui?» chiese allora.
«Per i caffè no?»
«Intendo...»
«So cosa intendi» disse guardandolo «mi faceva piacere conoscerti un po' di più, condividere qualcosa... Ti vedo sempre così chiuso ma secondo me non sei così. Io l'ho visto la sera in pizzeria, in te c'è qualcos'altro. Sai, pensavo si fosse sbloccato quella sera però mi è bastato guardarti quando ti ho chiesto di uscire per capire che non fosse così. Eri spaventato, come se avessi il terrore di stare senza Simone»
Jacopo abbassò lo sguardo.
«Non voglio infastidirti, se ti dà noia parlarne smetto»
«No, no. È solo che in mezzo agli altri mi sento sempre fuori luogo. Tranne con Simone e anche con te, ovvio»
«La mia infatti è stata una prova»
«Una prova?»
«Si, Simone mi ha detto che avete parlato e che il problema non sono io. E io volevo verificarlo»
Jacopo si rabbuiò.
Allora aveva ragione, c'era lo zampino di Simone in tutto quello.
«Ti ha detto Simone di invitarmi?»
«Cosa? No!»
Lo sguardo di Jacopo si fece indagatore»
«No no, frena! Simone non ne sa nulla e non penso sarebbe felice di saperlo»
«Perché?»
«Niente» agitò la mano «lascia stare. Simone era solo un po' preoccupato per te e me ne ha parlato. Tra fratelli ci si dice tutto, o quasi» ammiccò.
«E cosa ti ha detto?»
«Niente di che. Mi ha detto che ti vede sempre un po' distratto, un po' solo e si è sentito in colpa perché dal momento che lui non è uscito ha impedito a te di farlo»
«Che stupido»
«È quello che gli ho detto anch'io, certo, con altre parole, ma la sostanza è quella»
Jacopo rise.
«In realtà un po' condivido il suo pensiero. Dovresti uscire di più, sorridere di più, essere te stesso, perché penso dietro quell'aria persa ci sia molto da scoprire»
Jacopo tornò a guardare in basso.
«Intanto sono felice tu abbia accettato il mio invito, vuol dire che almeno un po' ti sono simpatico»
«Tu mi sei molto simpatico»
«Felice di saperlo» sorrise «ma, ti metto in imbarazzo?»
«No... Forse qualche volta»
«Be' quello però è voluto»
Jacopo si finse offeso.
«Davvero» aggiunse Marco «sono felice che tu con me stia bene, potremmo diventare ottimi amici»
«Ne sono sicuro» affermò Jacopo.
«E continua a sorridere che quando ridi hai degli occhi fantastici»
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Cambio Turno
RomanceIn un'anonima cittadina di provincia c'è una Sala da Tè. Qui, tra infusi profumati e deliziosi dolcetti, occhi si incontrano e mani si sfiorano, tutto nell'infinitesimale spazio di un cambio turno. Piccola Storia d'Amore e di Tè; di dolcezza e di n...
