Intorno alle diciassette la sala da tè parve animarsi.
Come al solito non c'era il pienone ma erano una decina i tavoli occupati.
Fu in quell'occasione che Jacopo poté dire di aver visto Marco al lavoro, ed era bravo, cavolo se lo era!
Le sue mani si muovevano veloci, abili e sicure, e il tintinnio dei bracciali che portava ai polsi creava una melodia quasi rilassante. Marco, un po' come Simone, sembrava nato per compiere quei gesti.
Doveva lavorare da molto in quel luogo, pensò Jacopo, e, di conseguenza, doveva da molto tempo conoscere Simone.
I due dovevano avere un bel rapporto se Marco era addirittura arrivato a regalargli una felpa.
Quella felpa che proprio in quel momento lui si portava addosso e che, a tratti, sembrava volerlo soffocare.
Jacopo provò a concentrarsi sul lavoro ma strane immagini di Marco e Simone fin troppo vicini gli annebbiavano il cervello.
Il fastidio che sentiva alle tempie divenne più pressante e, nell'abbassarsi, per recuperare un cucchiaino che distrattamente aveva fatto cadere, avvertì un capogiro.
Dovette tenersi al bancone per non finire a terra e dovette fermarsi a riprendere fiato per non sentirsi nuovamente male.
In quel momento Marco, che tornava da uno dei tavoli, notò il suo malessere.
«Tutto bene?» chiese.
«Si, si, sto bene»
«A me non sembra» disse Marco guardandolo dritto negli occhi.
«Mi fa un po' male la testa, credo»
Marco sorrise, un sorriso a metà, forse solo una lieve piega delle labbra «io invece credo che tu abbia la febbre»
«Forse...»
«Se stai male puoi andare a casa, io qui me la cavo»
«No» disse Jacopo, forse un po' brusco.
Non poteva andare a casa e non voleva. Aveva promesso a Simone che lo avrebbe aspettato ma non credeva di poterlo dire a Marco quindi preferì restarsene nel suo silenzio, senza aggiungere altro, senza dire cose di cui si sarebbe potuto pentire.
Mancavano pochi minuti alle diciotto quando Marco si avvicinò nuovamente a Jacopo, stavolta per chiedergli un favore.
«Ti dispiace se esco un attimo? Cinque minuti, davvero»
«No, vai pure»
«Grazie! Sei un amico»
Appena Marco superò le porte scorrevoli Jacopo scoppiò a ridere.
Lo aveva chiamato amico.
Forse, tra i due, quello che stava male, non era propriamente Jacopo.
STAI LEGGENDO
Cambio Turno
RomanceIn un'anonima cittadina di provincia c'è una Sala da Tè. Qui, tra infusi profumati e deliziosi dolcetti, occhi si incontrano e mani si sfiorano, tutto nell'infinitesimale spazio di un cambio turno. Piccola Storia d'Amore e di Tè; di dolcezza e di n...
