Aveva ormai servito tutti i clienti presenti in sala e si stava dedicando a riordinare le stoviglie negli appositi ripiani.
Una coppia di donne stava consumando il proprio infuso e il suo orario di prova era terminato da almeno quindici minuti.
Jacopo non si sentiva tranquillo, era indeciso sul da farsi e si sentiva un emerito cretino per non aver chiesto a nessuno alcun numero di telefono.
Non che lo avrebbe usato se lo avesse avuto ma almeno si sarebbe sentito più al sicuro.
Dovettero trascorrere altri dieci minuti prima che qualcuno entrasse dalla porta scorrevole.
Jacopo alzò lo sguardo sperando di trovarsi di fronte il suo "collega" poco incline al lavoro ma qualcosa gli si scaldò all'altezza dello stomaco quando ai suoi occhi si presentò Simone.
Quest'ultimo si avvicinò con una strana espressione dipinta in volto.
«E tu che ci fai ancora qui?» domandò.
«Ehm... Io...» mormorò Jacopo senza riuscire a trovare le parole adatte a terminare la frase.
Il volto sempre così solare di Simone sembrò improvvisamente rabbuiarsi.
«Dov'è Marco?» chiese ancora sembrando non ascoltare nemmeno i brontolii dell'altro.
«Marco...» ripeté stupidamente Jacopo senza sapere cosa stesse facendo davvero.
«No!» sbottò allora Simone «Non è possibile, ti ha lasciato il locale in mano» continuò nascondendo il viso dietro le mani «non ci posso credere» sbuffò.
Jacopo, nel suo imbarazzo, si sentì mortificato dal tono duro di Simone che, dal canto suo, alzando gli occhi verso il ragazzo, si rese subito conto di aver esagerato, soprattutto con la persona sbagliata.
«Scusami» disse «non ce l'ho con te. È che Marco mi fa uscire fuori di testa. Gli ho chiesto un favore e lui se la svigna lasciandoti per giunta da solo» si passò una mano stanca sul volto per poi aggiungere, con espressione decisamente più calma «Tu, piuttosto, come te la sei cavata? Hai avuto problemi?»
«Credo di no» mormorò Jacopo «penso di non aver fatto troppi danni»
«Non vedo sangue né cocci in giro. Direi che per essere il tuo primo giorno in solitaria hai fatto un gran bel lavoro» lo rassicurò Simone ritrovando il sorriso.
Jacopo sentì improvvisamente caldo mentre un sorrisetto timido gli curvava le labbra.
«Grazie» soffiò e la sua parve un accenno di domanda più che un ringraziamento vero e proprio.
«Non mi devi ringraziare, sei bravo davvero e oggi lo hai dimostrato alla grande. In pochi giorni ti sei reso autonomo e capace di gestire il locale al meglio delle tue possibilità. Sei come una piccola spugna in grado di assorbire tutto quello con cui vieni in contatto. Sei in gamba!»
Jacopo si sentì gratificato da quelle parole e gli sembrò di levitare ad un metro da terra.
«Ora vai, che per oggi hai già dato troppo» lo congedò Simone.
A Jacopo un po' dispiacque doverlo lasciare, avrebbe con piacere passato ancora del tempo con lui ma non voleva in alcun modo fare la figura dello stupido.
Si rifugiò nello spogliatoio proprio mentre Simone vi entrava per posare le sue cose. Improvvisamente quello spazio sembrò rimpicciolirsi a dismisura e, in maniera direttamente proporzionale, la temperatura salire.
Per un istante i due si trovarono occhi negli occhi e Simone lo spiazzò rendendogli le gambe molli come gelatina.
«Ciao spugnetta, ci vediamo domani»
Un soprannome!
Simone gli aveva appena trovato un soprannome!
Jacopo ne era certo, il suo povero cuore non avrebbe retto così a lungo.
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Cambio Turno
RomanceIn un'anonima cittadina di provincia c'è una Sala da Tè. Qui, tra infusi profumati e deliziosi dolcetti, occhi si incontrano e mani si sfiorano, tutto nell'infinitesimale spazio di un cambio turno. Piccola Storia d'Amore e di Tè; di dolcezza e di n...
