"Una situazione incandescente" (seconda parte)

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Chiaramente era tutto uno scherzo... pesce d'aprile! Ci dispiace avervi fatte penare ma era troppo divertente come idea e noi siamo fatte così. 😂
I vostri commenti sono stati tutti dolcissimi e ci hanno fatte commuovere. ❤
Per farci perdonare vi abbiamo preparato un capitolo lungo luuungo (ne andiamo molto fiere).
Parlando seriamente comunque volevamo comunicarvi che siamo in difficoltà a livello di logistica  (stavolta non è uno scherzo) quindi invece di pubblicare ogni 10 giorni siamo costrette a rimandare l'appuntamento a 15 giorni. Ovviamente noi proveremo a farlo anche prima della scadenza ma non possiamo assicurarlo quindi intanto ci poniamo quel limite massimo.
Buona lettura e Buona Pasqua! 🌻
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POV: ANDRADA
Campagna toscana, ore 2:00

Viaggiare dopo il calare del sole comportava moltissimi rischi in più: potevano esserci briganti in agguato in ognuna delle fitte ombre ai lati della strada, branchi di lupi che la fame spesso spingeva ad avventurarsi giù dalle colline boscose che erano la loro dimora o altri animali che di giorno non osavano sfidare l'uomo ma cui la notte donava maggiore coraggio, infine si rischiava che i cavalli inciampassero e si rompessero una zampa. Loro però non avevano altra scelta se volevano sfuggire al signore di Ravenna e Andrada preferiva non soffermarsi a riflettere troppo sui pericoli che correvano. La piccola lanterna alimentata ad olio che Marco Bello aveva acceso qualche ora prima per rischiarare il buio impenetrabile di quella notte senza luna bastava a stento a far intravedere loro il cammino di fronte per pochi metri e le pietre miliari che di tanto in tanto si stagliavano candide sul ciglio stradale per indicare al viandante quanto ancora distassero i maggiori centri urbani della zona. Andrada aveva perso la cognizione del tempo ma era sicura che doveva essere trascorsa da un bel po' la mezzanotte quando i due videro Firenze comparire come d'incanto in mezzo al nero della campagna toscana. All'inizio non era che un alone chiaro all'orizzonte non più grande di una fazzoletto ma man mano che avanzavano questo si espandeva assumendo i contorni familiari delle mura di cinta e poi dell'intrico di vie e costruzioni, piccole come giocattoli da quella distanza e rischiarate dalle numerose fiaccole e lanterne dell'illuminazione pubblica e privata. Ora potevano distinguere molto meglio la vegetazione circostante e Andrada notò Marco Bello rilassarsi in sella al suo cavallo ma fu solo quando ebbero varcato l'arco dell'ingresso principale e si furono fatti riconoscere dalle sentinelle sonnecchianti della guardia cittadina, che avevano l'incarico di vegliare il sonno di tutta la città, che la tensione e la preoccupazione scivolarono via anche dal suo corpo. Si sentiva svuotata e stanca come non mai e non vedeva l'ora di rivedere tutti e, dopo essersi finalmente concessa un tanto agognato bagno, di stendersi accanto a suo marito tra le morbide lenzuola del loro letto. Era passata solo poco più di una settimana da quando era partita per il Veneto ma Cosimo le era mancato immensamente. Provava nostalgia soprattutto per le piccole cose: il suo profumo, il tocco delicato delle sue dita sulla pelle, il sorriso ebete che gli si stampava sul volto quelle rare volte che lei riusciva a svegliarsi abbastanza presto da vederlo appena desto, le gote ruvide quando non si rasava per qualche giorno in contrasto con le labbra così soffici, il tic che gli faceva strizzare leggermente gli occhi quando era molto stanco o quando lei lo metteva in difficoltà. La giovane donna era tanto presa dalla dolcezza di quei piccoli ricordi quotidiani che per poco non fece andare a sbattere Aurora contro il cavallo del fratello di Selene che si era improvvisamente fermato. "Marco, perché..." cominciò a chiedere sorpresa ma la voce le morì in gola quando alzò la testa e fissò lo sguardo davanti a sé. Avevano appena girato l'angolo sbucando da un vicolo laterale proprio sull'ampia strada dove svettava imponente Palazzo de' Medici. Prima immersa nel buio pesto di quello spaventoso e interminabile viaggio aveva bramato come non mai la luce del giorno e quello che vide sembrò il crudele scherzo di una divinità malvagia che trae piacere dal realizzare in modo totalmente distorto i desideri dei malcapitati che sono tanto stolti da rivolgerle la propria preghiera. Il quartiere era innaturalmente illuminato a giorno dalle immense fiamme che avvolgevano completamente l'ala destra del Palazzo: proprio quella dove erano situate le loro stanze personali.

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