Capitolo 101: Ci stiamo provando

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Uscì dalla doccia e lo trovai appoggiato alla porta «stai bene?» risi
«dove sei stata oggi?»
«perché me lo stai chiedendo?» chiesi avvolgendomi con un asciugamano
«perché ero uscito a cercarti, mi stavo preoccupando e non riuscivo a trovarti»
«ero sulla spiaggia» mi avvicinai a lui
«da sola?»
«no»
«con quello che ti ha lasciato il numero?»
«sì»
«chi è?»
«un ragazzo, mi ha fatta sfogare, poi siamo andati a pranzo insieme, mi ha fatto fare un giro della città e mi ha riaccompagnata qui»
«e perché ti ha lasciato il numero?»
«per evitare di farmi passare un'altra giornata con te» risi e lo abbracciai
«potevi chiamarmi, mandarmi un messaggio, mi stavo preoccupando sul serio»
«non volevo sentirti»
«mi dispiace» mi diede un bacio a stampo
«anche a me» sorrisi leggermente «a che ora arriva Luca?»
«non lo so, ce lo porta il padre verso l'ora di pranzo penso»
«perché non lo chiami per nome?»
«perché mi sta sul cazzo»
«perché?»
«ne parliamo un altro giorno, va bene?»
«quando vuoi» sorrisi, andai in camera e mi vestii, misi una maglietta lunga e larga e andai a fumare, lui mi raggiunse poco dopo
«oggi ceniamo fuori?»
«va bene» sorrisi
«hai intenzione di contattarlo?»
«chi?»
«quello che hai conosciuto oggi»
«la smetti?» risi «è un bravo ragazzo, simpatico, bello e intelligente ma io preferisco te, preferisco mille volte te» mi alzai e andai verso di lui
«sicura?» sorrise «non puoi più tornare indietro ora»
«non voglio tornare indietro» lo baciai
«stiamo insieme quindi?» chiese staccandosi
«ci stiamo provando» sorrisi e mi morsi il labbro.

La sera dovevamo andare in pizzeria, misi i jeans larghi neri e una camicia bianca trasparente.
«oddio pensa a cosa dirà Irene» dissi mentre aspettavamo le nostre pizze
«impazzirà» rise
«non vedo l'ora di dirglielo»
«voglio farti conoscere mia sorella»
«cosa?»
«quando torneremo ovviamente, vorrei fartela conoscere»
«va bene» sorrisi
«mi ammazzerà» rise
«perché?»
«perché sei piccola, inizialmente si arrabbierà ma poi le passerà»
«spero di piacerle allora»
«le piacerai sicuramente» sorrise «siete molto simili per certi aspetti»
«tipo?»
«siete due rompipalle» rise
«stronzo»
«il tuo».

Dopo cena andammo a farci un giro sulla spiaggia e successivamente tornammo a casa, entrai in camera e presi il mio pigiama
«puoi anche non metterlo» disse abbracciandomi dietro
«come mai?» chiesi mordendomi il labbro
«beh» mi fece girare e mi baciò, io mi staccai poco dopo
«hai già deciso se andrai a Londra?» chiesi e lui si allontanò
«solo tu puoi rovinare i momenti belli»
«scusa, volevo parlarne ma non trovavo il momento giusto»
«comunque non lo so, poi vedremo» sorrise leggermente
«vado a fumare» disse prendendo le sigarette e andando in giardino, misi il pigiama e lo raggiunsi «perché non vuoi mai parlarmi di nulla?» chiesi prendendo la sigaretta
«cosa?»
«non so quasi niente di te»
«non è vero»
«si invece»
«cosa vorresti sapere?» mi guardò
«tutto, la tua famiglia, perché hai scelto proprio questo di lavoro, Federica»
«della mia famiglia non c'è niente da dire, mio padre è morto e questo già lo sai, mamma è fantastica» sorrise «insieme hanno fatto molti sacrifici per poterci permettere di studiare per questo ora siamo noi ad aiutarla, per quanto riguarda il lavoro mio padre voleva che facessi il medico, a me le materie scientifiche sono sempre piaciute per questo mi sono orientato verso questo campo, poi però ho capito che la medicina non faceva per me, ho un carattere troppo particolare»
«in che senso?»
«non riesco a vedere la gente soffrire, e questo sempre a causa della malattia di papà»
«grazie» sorrisi leggermente
«per?»
«per avermi permesso di entrare nella tua vita»
«ma non ho ancora risposto all'ultima delle domande» sorrise.

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