Capitolo 51

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Rune strappò il foglio dalla parete con un gesto rapido e se lo appoggi al petto.

«è lui» disse ad Erik agitandosi. «Dobbiamo raccogliere tutte le pagine! Subito!»

«Va bene, ma non abbiamo un contenitore dove metterle» disse Rune perplesso.

«Perché non sali a cercare qualcosa dove poter mettere il libro? Io intanto cerco una scatola qua e stacco tutti i fogli» gli disse Rune irrequieto facendo dei gesti veloci con le mani a mezz'aria.

Erik lo guardò di sottecchi ma poi accettò pensando che non voleva passare un'ora a staccare i fogli dal muro e impilarli uno sopra l'altro, così risalì le scale e si trovò in salotto dopo pochi secondi.

Aveva già appurato che a quel piano non c'era nulla, ma sapeva che c'era anche il piano superiore che era rimasto ancora inesplorato. Tornò verso la porta d'ingresso, era sicuro di aver visto la scala per salire proprio in quel punto, infatti la trovò proprio accanto all'uscio dell'abitazione.

Era una scala a chiocciola nera di ferro, totalmente sconnessa con l'arredamento di quella casa, ma a lui poco importava: avevano trovato le pagine del manoscritto e non gli rimaneva che raccoglierle, riportarle a Oslo, e ricomporle. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma ci avrebbero provato, poi avrebbero riscritto tutto e l'avrebbero fatto stampare e rilegare, ricollocato nella biscottiera ormai vuota e fatto finta di niente, ristabilendo l'ordine iniziale.

Il ragazzo era arrivato al primo piano grazie, ancora una volta, alla torcia del suo cellulare.

Erik sbirciò le uniche due camere presenti su quel piano e decise di iniziare ad esplorare quella di sinistra, la camera patronale, che era spoglia e ricca di polvere. Il ragazzo fece luce sui suoi piedi e notò schifato il manto di schifezze e sporcizia che ricopriva il pavimento e decise di non guardare più in basso come se stesse camminando appeso ad una corda sopra ad un burrone e soffrisse di vertigini.

La stanza era arredata con un letto matrimoniale posizionato quasi perfettamente al centro del locale. Non vi erano comodini, le pareti erano grigie - probabilmente bianche ma coperte di lerciume - e un armadio incastrato nel muro aveva le ante socchiuse. L'uomo si avvicinò stando attento a sollevare bene i piedi per non trascinare lo schifo che c'era per terra e poi aprì il guardaroba ma con immenso sconforto era vuoto anche quello. Fece dietrofront per dirigersi nella cameretta adiacente, probabilmente appartenuta a una bambina qualche tempo prima. Il muro era rivestito con della carta da parati rosa, un lettino ad una piazza era addossato al muro e proprio davanti ad esso vi era una piccola cassettiera. A differenza del resto dell'abitazione, quella stanza era ricca di dettagli, la confusione di bambole e peluches gli ricordava un po' il caos dello scantinato. Erik rimase stupito della quantità immonda di giochi ma rimase perplesso quando cercò di ricordare l'ultima volta che sentì qualcuno dirgli di aver comprato o giocato con una bambola. Nel 2114 i bambini avevano solo giochi elettronici e questo valeva anche per il Cicciobello che era diventato virtuale e si poteva curare grazie all'uso di un tablet e la sua apposita applicazione. I pupazzi che c'erano nella cameretta dovevano avere una cinquantina d'anni, se non di più, ed erano stati abbandonati a loro stessi come se la bambina che viveva in quella casa fosse cresciuta di colpo e si fosse trasferita con i genitori senza prendere niente della sua infanzia per riniziare una nuova vita.

Erik si era abbandonato a dei pensieri malinconici quando tornò in sé e si ricordò della sua missione. Anche in quel posto la sporcizia non mancava ma cercò di ignorarla come aveva fatto precedentemente. Si avvicinò al comò e iniziò ad aprire tutti i cassetti e stavolta la fortuna era dalla sua parte: trovò una scatola di scarpe fatta di latta e completamente arrugginita. Sollevò il coperchio e dentro vi trovò un paio di ballerine impacchettate con la carta velina, erano ancora nuove e perfettamente conservate. Le tolse dalla scatola e le lasciò nel cassetto. Decide di tenere l'imballo in modo da poterci mettere il manoscritto ed evitare che entrasse in contatto con la ruggine. Prese la scatola, chiuse il comò e corse nel seminterrato da Rune.

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