Parte Settima (02) - La Ballata della Morte

2 0 0
                                        

La donna aveva percorso l'intero viaggio in Førerløs bil piangendo. Oltre al danno, la beffa, si disse: aveva perso il compagno ed era più che cerca che qualcuno lo avesse ucciso eppure alla sua vecchia divisione non sembrava importargli granché. Nessuno dei suoi ex colleghi l'aveva salutata, l'unico che si era preso la briga di fare due chiacchiere era stato Jensen ma solo per dirle che era diventata vecchia, bisbetica e anche pazza, ma lei voleva credere al suo istinto. Non credeva minimamente che Harris aveva lasciato questo mondo per la sua età, non nel 2111.

La signora Larsen si asciugò il volto con un fazzoletto di stoffa che teneva sempre nella tasca del cappotto. Si pettinò i capelli con le dita affusolate e si disse che aveva abbastanza esperienza per scoprire cosa fosse successo realmente: il primo passo sarebbe stato andare dal signor Moen e cercare di scoprire qualcosa senza essere sospetta.

Appena l'anziana arrivò davanti alla sua palazzina, si fermò un istante e fece un respiro profondo.

I giochi erano aperti.

Estrasse le chiavi dalla borsetta e aprì il portone del condominio e salì i pochi gradini che la dividevano dal suo appartamento e da quello di Moen. Fece uno scalino per volta cercando di non far rumore con le scarpe e quando arrivò davanti alla porta del principale sospettato, inclinò la testa prima verso destra e verso sinistra poi suonò il campanello.

Il signor Moen aprì l'uscio senza chiedere chi fosse e rimase sorpreso alla visione della vicina.

«Signora Larsen, buongiorno. Posso aiutarla?» chiese.

«Ecco a lei» disse l'anziana porgendogli il pacchetto di caffè incriminato.

«Può tenerlo, se vuole.»

«Purtroppo io non bevo caffè e senza Harris non so che farmene.»

«Oh.»

La donna lo guardò fissa negli occhi ma non vide nulla che potesse darle conferma di ciò che aveva fatto. Aveva solo una gocciolina di sudore sulla fronte: e se davvero non sapesse che il caffè era mischiato al cianuro? E se avesse dovuto berlo lui e fosse bersaglio di qualcuno che lo voleva morto?

«Prego, entri» le disse il signor Moen.

«Grazie» disse la donna superando l'uscio.

«È proprio sicura che non le possa offrire del caffè?» chiese l'uomo.

«No, grazie. Però volevo chiederle una cosa.»

«Mi dica» Moen chiuse la porta dietro di lui.

«Conosce qualcuno che potesse avercela con mio marito?»

«Perché?» rispose prontamente.

La signora Larsen si sorprese quando l'uomo che aveva di fronte non aveva dato una risposta negativa, ma bensì, voleva sapere la motivazione di quella domanda. Poteva solo essere un caso oppure un primo indizio.

«Perché credo che qualcuno lo volesse morto» gli spiegò la donna.

«E cosa glielo fa pensare?» chiese l'uomo.

Anche questa risposta - o meglio, domanda - poteva diventare una prova.

Larsen aveva studiato per diversi anni le risposte che un sospettato dava a seguito di domande specifiche e nella maggior parte dei casi, il colpevole rispondeva sempre in modo evasivo oppure cercava di restare sul vago facendo domande all'apparenza innocue per scoprire di quali informazioni erano venuti in possesso coloro che indagavano.

«Penso sia stato avvelenato» disse fuori dai denti lasignora.

FUTURE LIBRARYDove le storie prendono vita. Scoprilo ora