Parte Decima - La Ballata della Morte

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La signora Larsen aveva raggiunto l'abitazione di famiglia con il treno ad alta velocità. Oslo e Bergen erano molto distanti e la donna si era sentita più sicura a viaggiare su rotaie.

La residenza che aveva davanti era stata realizzata in assi di legno di mogano e rovere sbiancato.

La casa non era simmetrica ma composta da due strutture su due livelli: la prima aveva il tetto a mansarda, la seconda aveva una copertura costituita da una piramide.

Ai lati della villetta vi erano due lampioni spenti e il prato curato era adornato da cespugli.

La donna entrò in casa e rimase stupita dall'enorme quantità di polvere che si era formata sui mobili. Posò il borsone proprio accanto all'uscio dell'entrata e accese la luce del salotto. L'arredamento era scarno e una sola poltrona era posizionata al centro della camera.

L'anziana fece un respiro profondo poi si accucciò accanto al suo bagaglio, ne estrasse il tablet e la macroSD che si era portata da casa. Si rigirò la schedina tra le dita per qualche secondo con il cuore che le martellava nel petto, poi si alzò e si avviò verso la cucina.

Raggiunse la stanza con pochi passi striscianti e lenti per poi far scattare un'altro interruttore. Di colpo la luce illuminò l'ambiente rivelandole un'enorme quantità di sporcizia ma Larsen prese prontamente uno straccio da uno dei cassetti e spolverò il tavolo e la sedia buttando tutta la polvere a terra insieme alle briciole e agli insetti morti. Si sedette e sentì qualcosa scrocchiare sotto al suo piede. Si sporse sotto al tavolo e alzò la suola della scarpa: aveva pestato uno scarafaggio morto.

Doveva ripulire tutto con olio di gomito, candeggina e disinfettante.

Le tremavano le mani e aveva la fronte imperlata di sudore, la nausea le colpì lo stomaco e un leggero mal di testa iniziò a farle compagnia. Chiuse gli occhi per qualche secondo indecisa se andare a riposarsi un po' o inserire la scheda nel tablet e scoprire che cosa contenesse.

Optò per la seconda scelta, anche perché se la cucina e il salotto erano così lerci, non osava immaginare cosa potesse esserci nelle camere da letto.

Si massaggiò le tempie e si sfregò le palpebre, inspirò con il naso per riempire i polmoni e poi li svuotò facendo uscire l'aria dalla bocca.

Mosse la testa in un unico colpo per accennare ad un sì: era pronta.

Si pulì le mani sui pantaloni per eliminare il sudore e la polvere poi prese il tablet, lo sbloccò e vi infilò la macroSD.

Caricò per qualche secondo.

Comparve una sola icona nera rotonda con al centro un triangolino bianco.

Era un file audio.

La signora Larsen avvicinò il dito tremante allo schermo touch e provò a premerlo un paio di volte ma la falangetta tremolante dell'indice richiese ben quattro tentativi prima di far partire la registrazione.

In sottofondo si sentivano dei bicchieri sbattere tra di loro e dell'acqua che scorreva. Qualcuno stava lavando i piatti. Poi suonò un campanello.

«Arrivo» disse una voce maschile. Era quella del signor Harris.

Poi la porta cigolò.

«Buongiorno», disse un'altra voce e la donna riconobbe subito essere quella del signor Moen.

«Mi dica.» Il tono di Harris sembrava abbastanza scocciato, duro e anche antipatico.

«Volevo parlarle di quello che è successo oggi.» Moen invece aveva la voce tremante, insicura e sembrava anche spaventata.

«Entri, allora» disse il proprietario di casa richiudendo la porta che emise lo stesso stridio dell'apertura. Il rumore dei passi sul legno era piuttosto leggero ma quando qualcuno scostò una sedia trascinandola sul pavimento, il volume aumentò.

«Si sieda» continuò Harris.

«Grazie» disse Moen producendo anche lui un rumore con la sedia. «Volevo dirle che mi dispiaceva per il libro di oggi.»

«Quale libro?»

La signora Larsen sapeva che il compagno ogni tanto si scordava le cose.

«Quello nella Silent Room» concluse il signor Moen. «Non volevo leggerlo. Mi è solo scivolato dalle mani e si è aperto, così gli ho solo dato un'occhiata.»

Dopo quelle parole si sentì un rumore sordo, come se qualcuno avesse battuto un pugno sul tavolo.

«Tu non hai rispettato il regolamento» urlò il signor Harris furibondo.

«Non ho violato nessun accordo. Ho solo sbirciato una pagina» continuò Moen sbuffando.

«Vedrà quando lo dirò a mia moglie!»

«Non è sua moglie e il capo non è di certo lei!»

«Non puoi leggere i libri prima del tempo!»

«Infatti non li ho letti!»

Le urla dei due uomini si susseguivano una dopo l'altra e Larsen poteva solo immaginare i loro gesti.

«Invece sì! So che non è la prima volta!» urlò ancora il signor Harris.

«Siamo nel 2110, mancano quattro anni. Non credo che qualcuno verrà a vendicarsi perché ho sbirciato la pagina centrale di un libro scritto nel 2054!» contestò Moen.

«Guardati le spalle» disse poi il proprietario di casa quasi in un sussurro.

La Signora Larsen premette il tasto composto da due triangolini bianchi rivolti verso sinistra e riascoltò gli ultimi secondi, non sicura di ciò che aveva detto il suo compagno.

«Guardati le spalle.»

L'anziana aveva capito bene.

Bloccò immediatamente l'audio e batté un pugno sul tavolo convinta di aver capito come erano andate le cose.

La Signora Larsen guardò la registrazione. Mancavanoancora cinque minuti ma non riprese l'ascolto. Fece una copia dell'audio e poiaprì le sue e-mail, inserì il destinatario e vi allegò il file sonoro. 

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